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Può Facebook dare indicazioni sui disturbi di personalità?

Facebook

Photo by Daria Nepriakhina on Unsplash

L’avvento di Internet ha modificato lo stile di vita delle persone introducendo nuove dinamiche sociali. I social network consentono comunicazioni immediate con un solo clic, raggiungendo e inviando qualsiasi tipo di messaggio verbale, video o immagine (Kuss & Griffiths, 2011). L’uso dei social network facilita i contatti virtuali e gli incontri con altre persone sostituendo molte relazioni personali e contrariamente a quanto siamo portati a pensare, i comportamenti che vengono espressi dalle persone nei social network sembrano riflettere sempre più caratteristiche individuali reali piuttosto che presentazioni idealizzate di sé stessi (Back et al., 2010).

In che modo Internet e i social network influenzano la nostra vita?

Uno dei primi studi circa l’influenza di Internet sulla vita delle persone è stato condotto negli anni 2000 da Kraut e colleghi (2002), i quali fornirono un computer e l’accesso ad Internet a 93 famiglie che non ne avevano mai avuto esperienza, monitorando la loro salute psicologica per diversi anni. Dopo solo un anno, i ricercatori conclusero che l’utilizzo di Internet era fortemente associato a solitudine e depressione. Sebbene questo studio abbia in seguito dimostrato che l’influenza negativa di Internet venisse dissipata nel tempo e con l’aumentare dell’esperienza delle persone, la preoccupazione per l’impatto della tecnologia sulla salute psicologica aumentò comunque a tal punto che anni dopo l’American Pediatric Association riferì che la “depressione da Facebook” era un potenziale problema per i bambini e gli adolescenti (O’Keeffe & Clarke-Pearson, 2011).

Si parla infatti oggi di Internet Addiction Disorder (IAD) (Young, 1998) e ancora più nello specifico di Facebook Addiction Disorder (FAD) (Brailovskaia & Margraf, 2017) riferendosi all’uso problematico e patologico che le persone fanno di Facebook, in grado di interferire in modo massiccio e negativo nella vita di tutti i giorni.

La maggior parte della ricerca scientifica in questo campo ha cercato di trovare una correlazione tra l’uso di social network, in particolare di Facebook, e determinati tratti di personalità (nello specifico considerando le cinque dimensioni di personalità che caratterizzano la teoria dei Big Five: estroversione/introversione, gradevolezza/sgradevolezza, apertura mentale/chiusura mentale, coscienziosità/negligenza e stabilità emotiva/nevroticismo).

Ma cosa sappiamo riguardo alla psicopatologia? Facebook può essere un predittore dei Disturbi di personalità?

Sebbene le pubblicazioni incentrate sui tratti patologici della personalità siano molto più scarse, ci sono prove che dimostrano che Facebook, e altri social network, hanno le potenzialità per essere strumenti importanti per misurare la psicopatologia (Moreau et al. 2015; Pearson & Hussain 2015).

In uno studio recente, Rosen e colleghi (2013) hanno indagato se Facebook (considerando il numero di amici e/o il numero di post pubblicati), potessero prevedere i sintomi clinici di sei disturbi di personalità (schizoide, narcisistico, antisociale, compulsivo, paranoide e istrionico). I risultati hanno suggerito che all’aumentare dell’utilizzo di Facebook (“Facebook general use”), dei tentativi di controllare l’impressione che si lascia negli altri (“Facebook impression management”), e del numero di amici (“Facebook friends”) aumentava anche la manifestazione dei sintomi clinici soltanto di due specifici disturbi di personalità: il disturbo narcisistico e il disturbo istrionico. In particolare, gli autori hanno evidenziato una correlazione molto alta tra il numero di amici stretti su Facebook e la ricerca di attenzione e di ammirazione, tratti tipici, secondo i ricercatori, sia del disturbo narcisistico che di quello istrionico. In uno studio ancora più recente, Carvalho e colleghi (2019) hanno confermato alte correlazioni tra il numero di amici aggiunti su Facebook e il bisogno di attenzione e di ammirazione, e non hanno osservato correlazioni con il tratto relativo alla grandiosità (tipico principalmente del narcisista). Gli autori hanno spiegato questi dati trovando nella ricerca di attenzione un tratto chiave condiviso tra i due disturbi di personalità. Tuttavia, nel caso del disturbo narcisistico, questo bisogno è più correlato al mantenimento della grandiosità e alla necessità di essere riconosciuto e ammirato; mentre, nel caso del disturbo istrionico, è più correlato al mantenimento del supporto emotivo degli altri e alla necessità di essere al centro dell’attenzione (APA 2013).

Queste prime evidenze scientifiche mostrano come l’utilizzo di Facebook possa predire determinati tratti specifici di alcuni disturbi di personalità. Sebbene questi studi siano di tipo correlazionale, fanno riflettere su come i social network potrebbero funzionare come facilitatori dell’espressione di schemi patologici e su come l’utilizzo di Facebook può annoverarsi fra i fattori che caratterizzano le persone che soffrono di alcune psicopatologie.

 

Bibliografia

  • American Psychiatric Association. (2013). Diagnostic and statistical manual of mental disorders (DSM-5®). American Psychiatric Pub.
  • Back, M. D., Stopfer, J. M., Vazire, S., Gaddis, S., Schmukle, S. C., Egloff, B., & Gosling, S. D. (2010). Facebook profiles reflect actual personality, not self-idealization. Psychological science, 21(3), 372-374.
  • Brailovskaia, J., & Margraf, J. (2017). Facebook Addiction Disorder (FAD) among German students—A longitudinal approach. PLoS One, 12(12), e0189719.
  • Carvalho, L., Sette, C. P., Bacciotti, J. T., Pianowski, G., & Marino, C. (2019). Narcissistic and Histrionic Pathological Traits Association with Passive Data from Facebook Profile. Journal of Technology in Behavioral Science, 1-11.
  • Kraut, R., Kiesler, S., Boneva, B., Cummings, J., Helgeson, V., & Crawford, A. (2002). Internet paradox revisited. Journal of Social Issues, 58(1), 49–74.
  • Kuss, D. J., & Griffiths, M. D. (2011). Online social networking and addiction—a review of the psychological literature. International journal of environmental research and public health, 8(9), 3528-3552.
  • Moreau, A., Laconi, S., Delfour, M., & Chabrol, H. (2015). Psychopathological profiles of adolescent and young adult problematic Facebook users. Computers in Human Behavior, 44, 64–69.
  • O’Keeffe, G., & Clarke-Pearson, K. (2011). Clinical report the impact of social media on children, adolescents, and families. Pediatrics, 127, 800–804.
  • Pearson, C., & Hussain, Z. (2015). Smartphone use, addiction, narcissism, and personality: a mixed methods investigation. The International Journal of Cyber Behavior, Psychology and Learning, 5(1), 17–32.
  • Rosen, L. D., Whaling, K., Rab, S., Carrier, L. M., & Cheever, N. A. (2013). Is Facebook creating “iDisorders”? The link between clinical symptoms of psychiatric disorders and technology use, attitudes and anxiety. Computers in Human Behavior, 29(3), 1243-1254.
  • Young, K. S. (1998). Internet Addiction: The Emergence of a New Clinical Disorder. CyberPsychology & Behavior, 1, 237-244.

Autore/i dell’articolo

Dottor Alessandro Valzania - Psicologa - Psicoterapeuta - Istituto Beck
Psicologo, Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Iscritto all’ordine degli psicologi della regione Lazio n. 18837.Dottore di ricerca in psicobiologia e psicofarmacologia presso il dipartimento di psicologia Università “La Sapienza di Roma”.Il Dott. Valzania è Docente dell’Istituto A.T. Beck per le sedi di Roma e Caserta. Inoltre, è Docente dell’International College of Osteopathic Manual MedicineHa conseguito il Master “Guarire il Trauma: valutazione, relazione terapeutica e trattamento del trauma semplice e complesso” presso l’Istituto A.T. Beck di Roma; ha conseguito il Master “Dipendenze da internet e gioco d’azzardo. Ritiro sociale e cyberbullismo” presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. Il Dott. Valzania è inoltre terapeuta EMDR di I° livello.Il Dott. Valzania si occupa di clinica dell’età adulta, prevalentemente di Disturbi della personalità, Trauma semplice e complesso e di dipendenze comportamentali. Si occupa di ricerca preclinica e clinica con pubblicazioni internazionali sulla controllabilità dello stress, depressione, abuso di sostanze e trauma infantile. 
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