Il femminicidio: un fenomeno complesso

Il femminicidio: un fenomeno complesso

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Img: Photo by Anete Lusina on Pexels

Introduzione

La violenza contro le donne è la violenza basata sul genere, ed è ritenuta una violazione dei diritti umani. Il termine che viene utilizzato molto spesso per definire la violenza contro le donne è quello di violenza di genere.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità, nella prima revisione sistematica globale sulla prevalenza della violenza contro le donne, lo definisce come un “problema di salute pubblica di proporzioni epidemiche” da gestire quindi come un’emergenza sanitaria. È presente in tutti i paesi e gruppi sociali, indistintamente dalle condizioni socioeconomiche e culturali. Comprende un ampio spettro di manifestazioni, dalle molestie e altre forme di abuso verbale, alla violenza fisica, all’abuso sessuale e alla morte, e in questo caso parliamo di femminicidio.

Il femminicidio è l’uccisione intenzionale di una donna o di una ragazza a causa del suo genere. Il termine consente di differenziare i crimini di violenza di genere dagli omicidi di donne in altre circostanze.

Diana Russell, nel 1992, nel libro Femicide: The Politics of woman killing, lo definisce come “una violenza estrema da parte dell’uomo contro la donna proprio perché donna”. Quando parliamo di femminicidio quindi non stiamo semplicemente indicando che è morta una donna, ma che quella donna è morta per mano di un uomo in un contesto sociale che permette e avalla la violenza degli uomini contro le donne.

Il rapporto “Questo non è amore 2019” pubblicato dalla Polizia di Stato differenzia fra omicidi volontari di donne e femminicidi, e lo stesso fa il rapporto EURES. Quest’ultimo fa anche di più: evidenza che i femminicidi sono il 38% degli omicidi commessi in Italia nel 2018, che i femminicidi familiari sono l’85% dei femminicidi e che i femminicidi di coppia sono il 75% di quelli familiari.

In Italia ogni tre giorni viene uccisa una donna.

I numeri parlano chiaro, nel mese di settembre di quest’anno, in 12 giorni si sono registrati numerosi episodi di femminicidio in cui hanno perso la vita 8 donne.

Il 27 giugno 2013 il Parlamento italiano ha adottato il disegno di legge recante l’autorizzazione alla “Ratifica ed esecuzione della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica”. È il primo strumento internazionale giuridicamente vincolante che propone un quadro normativo completo e integrato a tutela delle donne contro qualsiasi forma di violenza. La sua struttura è basata sulle “tre P”: prevenzione, protezione e sostegno delle vittime, perseguimento dei colpevoli.

Rispetto al sostegno e alla protezione in Italia esistono numerosi centri antiviolenza sparsi su tutto il territorio. Per quel che riguarda il perseguimento dei colpevoli il Parlamento ha approvato una legge, del 19 luglio 2019 n. 69 volta a inasprire la repressione penale della violenza domestica e di genere e ad introdurre ulteriori disposizioni di tutela delle vittime.

Dal punto di vista della prevenzione gli attuali interventi appaiono carenti e limitati. Un intervento di prevenzione efficace dovrebbe restituire al fenomeno quella complessità sociale, culturale, etica e psicologica che lo caratterizza. Per esempio fornendo programmi di sensibilizzazione rivolti ai genitori riguardo le differenze educative tra maschi e femmine; e nelle scuole programmi di educazione alla non violenza.

È un programma ambizioso, certamente, ma se continuiamo a comportarci come prime pagine di quotidiani e telegiornali nazionali che trattano gli episodi di femminicidio in modo superficiale, come episodi isolati, frutto di un amore malato o di un accesso di gelosia da parte di un partner esasperato oppure attraverso una spettacolarizzazione voyeuristica e morbosa continueremo a contare una vittima dopo l’altra.

 

Riferimenti

Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Daria D’Alia
Psicologa - Psicoterapeuta Docente Istituo A.T. Beck di Roma e Caserta. Ha lavorato per 15 anni nei Servizi Psichiatrici del Lazio. Specializzata nei Disturbi dell’Alimentazione e nelle terapie Mindfulness-Based. Conduce gruppi di Mindful Eating e DBT (Dialectical behavior therapy).  

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