Fenomenologia del disturbo paranoide di personalità

Fenomenologia del disturbo paranoide di personalità

Fenomenologia del disturbo paranoide di personalità

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Diffidenza e sospettosità pervasive nei confronti degli altri, al punto che le loro motivazioni vengono interpretate come malevole, rappresentano il pattern caratteristico del Disturbo Paranoide di Personalità.

Le motivazioni con le quali, solitamente, il soggetto paranoide giunge nei territori della psicoterapia sono variegate: si sente depresso; ha subito un ricovero psichiatrico (spesso non volontario); è isolato socialmente e viene accompagnato dai familiari preoccupati di ciò (di solito quest’ultimi non riportano grandi cambiamenti nel comportamento del soggetto, anzi riferiscono come la suscettibilità lo abbia sempre caratterizzato). Da un lato chiede aiuto, dall’altro teme molto l’incontro con il terapeuta. Il clima familiare frequentemente descritto dal paziente è di cupezza, preoccupazione, un senso di minaccia, di pericolo. Anche le relazioni scolastiche, e sociali in generale, sono spesso descritte come fonte di preoccupazione, come se il compagno di scuola fosse lì pronto ad approfittare della guardia bassa del soggetto; il paziente, inoltre, riporta come gli atteggiamenti di sfida, di sospetto verso i compagni, venivano massicciamente validati dai genitori. Lo stile guardingo, polemico, rancoroso, contribuisce in modo determinante all’isolamento sociale e le relazioni sono descritte raramente come occasioni di arricchimento reciproco e scambio con mondi diversi, sono l’agonismo e il senso di minaccia a caratterizzarle. La sensazione di sfiducia e di sospettosità arrivano, puntualmente, anche al terapeuta. Il clinico si sente a disagio, in allerta, lo sguardo del soggetto o è fisso e diretto, indiscreto e intrusivo, fino a intimorire il terapeuta, oppure è diretto altrove ma con un orecchio rivolto verso l’altro. Il paziente paranoide scruta con gli occhi e spia con le orecchie, cercando di smascherare trabocchetti e inganni nelle frasi dell’interlocutore. A fronte di ciò, il terapeuta si sente con il fiato sul collo, braccato, sotto esame, in una sorta di claustrofobia relazionale, ha la spinta a sgomitare, a muoversi. Sin da subito ha la percezione che sarà molto complesso creare un clima di reciproca cooperazione e condivisione. Nelle narrazioni dei pazienti paranoidei ricorrono diverse sensazioni e temi di pensiero: quello di “minaccia”, in cui il paziente riferisce la sensazione di pericolo, di subire un’aggressione, a cui si accompagna un’intensa attivazione neurovegetativa che porta il paziente in uno stato di estrema tensione fisica che, inevitabilmente, aumenta lo stato mentale di minaccia; quello di “derisione” (declinazione del tema precedente), in cui il paziente percepisce gli altri provocatori e sprezzanti e, di conseguenza, si associa a ciò il tema della “sfiducia”, in cui gli altri sono perennemente ritenuti inaffidabili; quelli di “danno ingiusto subito” e “aiuto mancato”, in cui il paziente percepisce gli altri come degli egoisti che non gli prestano aiuto oppure che lo danneggiano appositamente; la percezione di “scarsa efficacia personale” e il tema della “costrizione” (frequentemente si accompagnano), in cui il paziente si descrive spesso inadeguato e privo di risorse rispetto ai compiti cui è chiamato e gli altri e il mondo esterno sembrano restringere, limitare, forzare il paziente nelle scelte, per cui tutto è percepito come obbligato e mai come autentico o spontaneo; la sensazione di “distacco/esclusione” (che probabilmente sorregge la tendenza a diffidare di tutti), in cui il paziente si sente escluso in quanto non voluto, emarginato dal gruppo (Dimaggio & Semerari, 2003).

 

Riferimenti

  • American Psychiatric Association (2014). DSM-5: Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Raffaello Cortina, Milano.
  • Dimaggio, G., Montano, A., Popolo, R., Salvatore, G. (2013). Terapia metacognitiva interpersonale dei disturbi di personalità. Raffaello Cortina, Milano.
  • Dimaggio, G., Ottavi, P., Popolo, R., Salvatore, G. (2019). Corpo, immaginazione e cambiamento. Terapia metacognitiva interpersonale. Raffaello Cortina, Milano.
  • Dimaggio, G., Semerari, A. (2003). I disturbi di personalità. Modelli e trattamento. Editori Laterza, Bari-Roma.
  • https://www.istitutobeck.com/opuscoli/opuscolo-disturbi-di-personalita-e-trauma

 

Autore/i dell’articolo

Dott. De Gabrielis Gabriele
Psicologo, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, psicoterapeuta TMI (Terapia Metacognitiva Interpersonale). Ha conseguito il I livello della formazione in EMDR. Ha svolto la sua attività in diversi contesti: strutture semiresidenziali, centri clinici, U.O.C. Tutela Salute Donna ed Età Evolutiva – ASL Roma 2, U.O.C. Psichiatria – Azienda Ospedaliera Sant’Andrea di Roma. Da anni si dedica allo studio dei sistemi motivazionali nell’ottica cognitivo-evoluzionista contribuendo, attraverso diverse ricerche, allo sviluppo della Teoria Evoluzionistica della Motivazione (TEM). Attualmente collabora in qualità di psicologo e psicoterapeuta presso l’Istituto A.T. Beck di Roma.

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