La ferocia della pandemia contro i più fragili: conseguenze del lockdown nei soggetti affetti da demenza

La ferocia della pandemia contro i più fragili: conseguenze del lockdown nei soggetti affetti da demenza

La ferocia della pandemia

Photo by Karolina Grabowska on Pexels

Introduzione

La pandemia causata dal coronavirus ci ha colto tutti impreparati ed ha alterato profondamente il nostro equilibrio, soprattutto quando al terrore del contagio, si è associata la profonda alterazione della vita quotidiana per via del lockdown. A pagare le conseguenze del lockdown sono state soprattutto le persone emotivamente più fragili, come i bambini, gli anziani in generale e nello specifico, le persone affette da demenza.

Cosa sono i disturbi neurocognitivi

I “disturbi neurocognitivi” (o demenze) sono malattie organiche che generano un progressivo ma inarrestabile deterioramento delle funzioni cognitive (memoria, attenzione, vigilanza, concentrazione, capacità di apprendimento), inevitabilmente associato ad alterazioni del comportamento di colui che ne è affetto.

Tutte le tipologie di demenza sono causate da un danno cerebrale che può derivare da un episodio morboso acuto (es. l’ictus) o dall’invecchiamento cerebrale che negli anni arriva a produrre conseguenze cognitive e comportamentali vistose.

Il lockdown vissuto dai soggetti con demenza

Uno studio ha reso noto come  oltre il 60% di coloro che hanno una demenza, abbia manifestato durante il periodo del lockdown un aggravamento dei sintomi della propria malattia. La  survey del Gruppo di Studio sul COVID-19 della Società Italiana di Neurologia per le demenze (SINdem), ha condotto infatti una ricerca su 4.913 familiari di soggetti affetti da disturbi neurocognitivi, coinvolgendo 87 Centri specializzati in tutta Italia. La ricerca è stata guidata dal Prof. Cagnin ed è stata pubblicata nella rivista «Frontiers in Psychiatry».

I dati raccolti hanno permesso di osservare come il lockdown abbia generato nei soggetti con demenza,  un peggioramento delle prestazioni cognitive ed anche fisiche. L’isolamento, lo stravolgimento della vita quotidiana propria e dei caregiver, la riduzione degli stimoli di tipo emotivo e sociale e la carenza di contatto fisico mirata  a limitare la diffusione del Covid-19, hanno costituito infatti i fattori scatenanti dell’aumento dei disturbi neuropsichiatrici tra gli anziani affetti da demenza, basti pensare all’importanza che ha per questi soggetti, il mantenimento di certe routine.

Conclusioni

I dati emersi dallo studio condotto dal Prof. Cagnin hanno posto in primo piano l’urgenza della riorganizzazione dei servizi di assistenza per i disturbi neurodegenerativi, in modo tale da limitare il danno ulteriore legato ad eventi imprevisti come le pandemie e consentire ai caregiver di evitare di ritrovarsi nella spiacevole condizione di sviluppare un esaurimento psicoemotivo (burn out), dannoso anche per l’assistito.

 

 

Riferimenti

 

Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Laura Pascucci - Psicologa - Psicoterapeuta - Istituto Beck
Psicologa, psicoterapeuta, ha maturato esperienza clinica all’interno dei servizi afferenti alla struttura operativa Dipartimento di Salute Mentale della ASL RM/E acquisendo competenza nel trattamento dei disturbi d’ansia, depressione, disturbo ossessivo-compulsivo, disturbi di personalità, disturbo bipolare, schizofrenia, disturbo post-traumatico da stress. Collabora come libero professionista all’interno dell’istituto Beck e svolge attività di volontariato per l’associazione Onlus “Il Vaso di Pandora” dedicata alle vittime di eventi traumatici.

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