“Mio figlio adolescente non mi ascolta più”

“Mio figlio adolescente non mi ascolta più”

“Mio figlio adolescente non mi ascolta più”: Quest'importante tema è affrontato nell'articolo.

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Introduzione

“Quando i tuoi figli adolescenti sembrano non ascoltarti, non è semplicemente perché non vogliono pulire la loro stanza o finire i compiti: il loro cervello non registra la tua voce come faceva negli anni della pre-adolescenza” (Vinod Menon)

 Un nuovo studio rivela le basi neurobiologiche del fenomeno

Il mondo sociale dei bambini in epoche precoci ruota principalmente attorno ai loro genitori o ai loro caregiver, che svolgono un ruolo chiave come guida nello sviluppo sociale e cognitivo.

Studi recenti hanno dimostrato che i bambini possono identificare le voci delle loro mamme con un’accuratezza estremamente elevata e che il suono speciale della voce materna è in grado di attivare, nel cervello, non solo le aree di elaborazione uditiva, ma anche molte altre aree non attivate da voci sconosciute, quali i centri deputati alla ricompensa, le regioni relative all’ elaborazione delle emozioni, i centri relativi all’ elaborazione visiva e le reti cerebrali che stabiliscono la salienza delle informazioni.

La voce materna è una fonte sonora preferenziale, e ha il potere di insegnare ai bambini piccoli tutto o quasi, sul mondo socio-emotivo e sullo sviluppo del linguaggio.

Nell’adolescenza, tuttavia, si comincia ad assistere ad un cambiamento: ci si orienta maggiormente verso stimoli sociali non familiari, preparandosi verso un obiettivo di indipendenza.

Lo studio recente

Uno studio recente condotto dalla Stanford School of Medicine e pubblicato su Journal of Neuroscience (Abrams e coll., 2022), ha utilizzato strumenti di imaging funzionale per indagare i cambiamenti neurobiologici attivi nell’’elaborazione della voce umana in bambini e adolescenti di età compresa tra 7 e 16 anni.

I ricercatori hanno registrato le madri degli adolescenti mentre pronunciavano alcune parole prive di senso. L’utilizzo di parole prive di senso ha assicurato che i partecipanti non rispondessero al significato o al contenuto emotivo delle parole stesse. In seguito, il team di ricerca ha registrato due donne mentre pronunciavano le stesse parole emesse dalle madri precedentemente. È stato chiesto ad ogni partecipante adolescente di ascoltare le diverse registrazioni presentate in ordine casuale e identificare quelle materne. In seguito, ai ragazzi è stato chiesto di ascoltare di nuovo le registrazioni di voci familiari e non, e di suoni domestici (come una lavastoviglie in funzione) per consentire ai ricercatori di individuare la risposta ai suoni di tipo non sociale, mentre venivano inseriti in uno scanner di fMRI.

Risultati

I ricercatori hanno scoperto che negli adolescenti, le voci, familiari e non, hanno suscitato una maggiore attivazione in diverse regioni del cervello rispetto ai bambini più piccoli: il solco temporale superiore, un’area di elaborazione uditiva; regioni di elaborazione della salienza; la corteccia cingolata posteriore, che è coinvolta in aspetti della memoria autobiografica e sociale. Tuttavia, ciò che distingueva gli adolescenti dai bambini più piccoli, era una maggiore attivazione nel nucleus accumbens (sistema di elaborazione della ricompensa) e nella corteccia prefrontale ventromediale (regione coinvolta nell’assegnazione di valore alle informazioni sociali) quando venivano ascoltate voci sconosciute rispetto al momento in cui i partecipanti ascoltavano la voce della madre.

I ricercatori hanno notato che il passaggio di attivazione cerebrale verso voci sconosciute avveniva tra i 13 ei 14 anni di età e si verificava indipendentemente dal sesso.

Conclusioni

In un certo senso, i ricercatori hanno scoperto che il cervello degli adolescenti è più ricettivo a tutti i tipi di voce umana, compresa quella delle loro madri, rispetto al cervello dei bambini sotto i 12 anni, una scoperta che si allinea con il crescente interesse degli adolescenti verso diversi tipi di segnali sociali.

Tuttavia, nei cervelli degli adolescenti, i circuiti di ricompensa e i centri cerebrali che danno la priorità a stimoli importanti sono più attivati ​​da voci sconosciute che da quelle delle loro madri.

Mentre i bambini più piccoli hanno mostrato una maggiore attività nei sistemi cerebrali indagati, nei confronti della voce della madre rispetto alle voci non familiari, i soggetti più grandi di età hanno mostrato l’effetto opposto, ovvero una maggiore attività celebrale, nelle aree indagate, che avveniva durante l’ascolto di una voce non familiare rispetto all’ascolto della voce materna.

In conclusione, i risultati rivelano un ruolo critico giocato dai circuiti neurali della ricompensa e i sistemi cerebrali relativi alla valutazione sociale nell’orientare l’adolescente verso stimoli sociali non familiari. Lo spostamento del cervello verso nuove voci risulta un aspetto indicativo di una sana maturazione.

La ricerca futura aiuterà ad approfondire cosa accade nel cervello degli adolescenti con autismo e altre condizioni del neurosviluppo che influenzano il modo in cui ci si sintonizza verso la voce umana e altri stimoli sociali.

 

Riferimenti

  • Abrams DA, Chen T, Odriozola P, Cheng KM, Baker AE, Padmanabhan A, Ryali S, Kochalka J, Feinstein C, Menon V. Neural circuits underlying mother’s voice perception predict social communication abilities in children. Proc Natl Acad Sci U S A. 2016 May 31;113(22):6295-300. doi: 10.1073/pnas.1602948113. Epub 2016 May 16. PMID: 27185915; PMCID: PMC4896719.
  • Abrams DA, Mistry PK, Baker AE, Padmanabhan A, Menon V. A Neurodevelopmental Shift in Reward Circuitry from Mother’s to Nonfamilial Voices in Adolescence. J Neurosci. 2022 May 18;42(20):4164-4173. doi: 10.1523/JNEUROSCI.2018-21.2022. Epub 2022 Apr 28. PMID: 35483917.

Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Morena Salvati
Psicologa, psicoterapeuta in formazione. Si occupa da diversi anni di disturbi dell’età evolutiva, e possiede esperienza in particolare nella diagnosi e nel trattamento dei Disturbi dello Spettro autistico e dei disturbi del comportamento. Attualmente esercita la libera professione in collaborazione con l’Istituto Beck for Kids di Roma.

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