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Sapevi che i film horror manipolano i nostri livelli di eccitazione? Ecco perché ne siamo così attratti!

film horror

Photo by Jose Francisco Morales on Unsplash

Generalmente i film horror hanno la peculiarità di suscitare in chi li guarda emozioni di paura, spavento, terrore. Sebbene lo spettatore sia a conoscenza che ciò che sta guardando non è reale, che si è comodamente seduti sul divano di casa o sulla poltrona del cinema, le scene sono così realistiche da tenerlo incollato allo schermo, con il fiato sospeso e la pelle d’oca per tutto il film.

È oramai assodato come forme diverse della paura inneschino risposte di “attacco o fuga”. Il sistema endocrino rilascia epinefrina, noradrenalina e cortisolo, i quali eccitano il sistema cardiovascolare e quello respiratorio, con il conseguente rilascio di glucosio nel flusso sanguigno che prepara il corpo all’azione fisica (Rodrigues et al., 2009). Un nuovo studio indica come i film horror manipolino con maestria l’attività cerebrale connessa all’aumento dell’eccitazione, spiegando dunque come mai siamo attratti da questa tipologia di film.

Hudson e colleghi (2020) si sono proposti di indagare, nel loro studio, i meccanismi neurali coinvolti nell’insorgenza di risposte sia di paura acuta, successive alla presentazione della minaccia, che di paura sostenuta anticipatoria, in assenza di una reale minaccia.

In primo luogo, i ricercatori approfondirono il mondo cinematografico creando una lista per determinare i 100 migliori film horror degli ultimi 100 anni. Gli autori si servirono delle opinioni di 216 appassionati cinefili, al fine di individuare due film, “Insidious” e “The Conjuring 2” da impiegare nella loro studio.

In questa prima analisi emerse come il 72% delle persone ascoltate riferì di aver guardato almeno un film horror ogni 6 mesi e che le ragioni alla base di questo comportamento erano da ricercarsi non solo nei sentimenti di paura e ansia suscitati dai film ma soprattutto dall’eccitazione indotta dagli horror. Essi riferirono, inoltre, che gli horror di natura psicologica e/o basati su eventi reali fossero, in assoluto, i più spaventosi. Elementi invisibili o impliciti all’interno di un film sembrano destare una maggiore paura rispetto a tutto ciò che si può effettivamente vedere.

Successivamente, 37 soggetti, posti all’interno di una macchina per la risonanza magnetica funzionale (fMRI), presero parte alla visione dei due film sopracitati. Fu valutato il loro grado di paura in accordo a due categorie:

  1. Risposte di paura sostenuta, corrispondente a una forma di vigilanza prolungata di natura anticipatoria;
  2. Risposte acute di “attacco o fuga”, intese dagli autori come il “saltare per lo spavento (jump-scares)”.

Dai risultati delle scansioni fMRI si evinse come i soggetti che sperimentarono una paura sostenuta anticipatoria, durante la visione dei film, presentarono una maggiore attività nelle cortecce sensoriali sia uditive che visive e in una piccola porzione del lobulo parietale. Tale dato sembrerebbe spiegare il bisogno di prestare attenzione ai segnali imminenti di minaccia nell’ambiente. I soggetti che invece esperirono i cosiddetti jump-scares, inerenti le risposte di paura acuta, mostrarono, invece, un’attività cerebrale maggiormente evidente nelle regioni coinvolte nell’elaborazione delle emozioni, nella valutazione delle minacce e nel processo decisionale, che come si desume, consentono una rapida risposta.

Gli autori conclusero lo studio asserendo che, sebbene la paura acuta e sostenuta siano supportate da percorsi neurali distinti, questi sono in un continuo dialogo tra di loro durante la visione dei film horror. Pertanto il nostro cervello, in risposta alle minacce, anticipa e ci prepara continuamente all’azione. I film horror sfruttano sapientemente questa peculiarità al fine di intensificare la nostra eccitazione durante la visione.

Bibliografia

  • Hudson, M., Seppälä, K., Putkinen, V., Sun, L., Glerean, E., Karjalainen, T., … & Nummenmaa, L. (2020). Dissociable neural systems for unconditioned acute and sustained fear. NeuroImage, 116522.
  • Rodrigues, S. M., LeDoux, J. E., & Sapolsky, R. M. (2009). The influence of stress hormones on fear circuitry. Annual review of neuroscience32, 289-

Autore/i dell’articolo

Alessandro Valzania
Psicologo, Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Iscritto all’ordine degli psicologi della regione Lazio n. 18837. Dottore di ricerca in psicobiologia e psicofarmacologia presso il dipartimento di psicologia Università “La Sapienza di Roma”. Il Dott. Valzania è Docente dell’Istituto A.T. Beck per le sedi di Roma e Caserta. Inoltre, è Docente dell’International College of Osteopathic Manual Medicine Ha conseguito il Master “Guarire il Trauma: valutazione, relazione terapeutica e trattamento del trauma semplice e complesso” presso l’Istituto A.T. Beck di Roma; ha conseguito il Master “Dipendenze da internet e gioco d’azzardo. Ritiro sociale e cyberbullismo” presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. Il Dott. Valzania è inoltre terapeuta EMDR di I° livello. Il Dott. Valzania si occupa di clinica dell’età adulta, prevalentemente di Disturbi della personalità, Trauma semplice e complesso e di dipendenze comportamentali. Si occupa di ricerca preclinica e clinica con pubblicazioni internazionali sulla controllabilità dello stress, depressione, abuso di sostanze e trauma infantile.  
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