Flessibilità cognitiva e disturbi dello spettro autistico

Flessibilità cognitiva e disturbi dello spettro autistico

Flessibilità cognitiva e disturbi dello spettro autistico

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Aumentare la flessibilità cognitiva nei disturbi dello spettro autistico

La flessibilità cognitiva

Il QI (quoziente intellettivo) è spesso considerato un fattore cruciale per il successo, in particolare in campi come la scienza, l’innovazione e la tecnologia. In effetti, molte persone guardano con forte ammirazione ai punteggi del QI elevatissimi di alcuni scienziati e personaggi famosi. Tuttavia, alcuni dei più grandi successi della nostra specie sono  basati principalmente su  qualità come creatività, immaginazione, curiosità ed empatia. Questi tratti, e altri, vengono inclusi nella descrizione di quella che gli scienziati chiamano “flessibilità cognitiva”: un’abilità che ci consente di passare da un concetto all’altro o di adattare il comportamento per raggiungere obiettivi in un ambiente nuovo o mutevole. 

Si tratta essenzialmente di imparare ad imparare, ed essere flessibili riguardo al modo in cui si apprende, modificando le strategie poco funzionali, al fine di ottenere un problem solving ottimale.  

La flessibilità cognitiva ci fornisce la capacità di comprendere che la strategia che stiamo utilizzando non conduce al successo e di apportare le modifiche appropriate per raggiungere i nostri obiettivi. Può essere, inoltre, un’abilità molto utile nel campo della cognizione emotiva e sociale: molti studi hanno dimostrato che la flessibilità cognitiva ha un forte legame con la capacità  di comprendere le emozioni, i pensieri e le intenzioni degli altri.

Al contrario, persone che hanno scarse capacità di flessibilità cognitiva, come nel caso dei disturbi dello spettro dell’autismo e del disturbo ossessivo-compulsivo, mostrano una forte resistenza ai cambiamenti e al modificare strategie che risultano disfunzionali. Si parla in questo caso di rigidità cognitiva.

Aumentare la flessibilità cognitiva

La flessibilità cognitiva può essere allenata attraverso dei compiti specifici. In particolare, la terapia cognitivo- comportamentale (CBT) è una terapia psicologica basata sull’evidenza che aiuta le persone a cambiare i propri modelli di pensiero e comportamento disfunzionali. Alcuni studi hanno dimostrato un significativo miglioramento delle prestazioni cognitive e sociali/comunicative a seguito di un training sulle capacità di flessibilità cognitiva.

Lo studio recente

Uno studio recente longitudinale, della durata di tre anni, (Varanda e coll., 2017) ha proposto l’utilizzo di attività ludiche per lo sviluppo e il potenziamento della flessibilità cognitiva e della programmazione in 10 bambini con autismo di età compresa tra i 5 anni e i 13 anni.

Ai partecipanti è stato somministrato il WCST (Wisconsin Card Sorting Test) per testare il livello di flessibilità cognitiva pre e post trattamento. Il trattamento ha previsto un totale di 21 sessioni, durante le quali gli sperimentatori eseguivano attività di gioco specifiche della durata di 20 minuti, mirate a migliorare la flessibilità cognitiva dei partecipanti.

Risultati

I risultati dello studio mostrano come i partecipanti abbiano ottenuto miglioramenti significativi, non solo nelle abilità di flessibilità cognitiva, ma anche nei punteggi relativi ai comportamenti ristretti e ripetitivi e nei punteggi relativi all’interazione sociale reciproca, indagati attraverso l’utilizzo dell’ADI-R (Autism Diagnostic Interview- Revised).

Conclusioni

La flessibilità cognitiva costituisce un’importante competenza che ci aiuta a sopravvivere e far fronte ad un mondo in costante mutamento. Ancor più importante il suo incremento nelle persone con autismo che generalmente manifestano rigidità di pensiero e di comportamento.

Lo studio sopracitato suggerisce che gli individui con autismo possono trarre un grande beneficio dai programmi atti a sviluppare e potenziare la flessibilità cognitiva: ciò comporta un’operazione cognitiva mediata dalla corteccia prefrontale e che interferisce con le risposte dell’individuo che, al contrario, tendono ad essere comunemente perseveranti.

I programmi di intervento dovrebbero dunque incentrarsi sullo sviluppo di tale abilità, al fine di incrementare le capacità sociali e di adattamento generali della persona.

 

 

Riferimenti

  • de Vries, M., Prins, J. M. P., Schmand, B. A., & Geurts, H. M. (2015). Working memory and cognitive flexibility-training for children with an autism spectrum disorder: a randomized controlled trial. Journal of Child Psychology and Psychiatry, 56(5), 566–576. doi:10.1111/jcpp.12324
  • Ionescu, T. (2012). Exploring the nature of cognitive flexibility. New Ideas in Psychology, 30, 190–200. doi:10.1016/j.newideapsych.2011.11.001
  • Mekari S, Neyedli HF, Fraser S, O’Brien MW, Martins R, Evans K, Earle M, Aucoin R, Chiekwe J, Hollohan Q, Kimmerly DS, Dupuy O. High-Intensity Interval Training Improves Cognitive Flexibility in Older Adults. Brain Sci. 2020 Oct 29;10(11):796. doi: 10.3390/brainsci10110796. PMID: 33137993; PMCID: PMC7693870.
  • Stahl, L., & Pry, R. (2004). Cognitive flexibility and joint attention in children with autism. In O. T. Ryaskin (Ed.), Focus on autism research (pp. 29–87). New York: Nova Biomedical Books.
  • Varanda CA, Fernandes FDM. Cognitive flexibility training intervention among children with autism: a longitudinal study. Psicol Reflex Crit. 2017 Jul 25;30(1):15. doi: 10.1186/s41155-017-0069-5. PMID: 32026102; PMCID: PMC6974343.

Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Morena Salvati
Psicologa, psicoterapeuta in formazione. Si occupa da diversi anni di disturbi dell’età evolutiva, e possiede esperienza in particolare nella diagnosi e nel trattamento dei Disturbi dello Spettro autistico e dei disturbi del comportamento. Attualmente esercita la libera professione in collaborazione con l’Istituto Beck for Kids di Roma.

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