Fobia specifica per COVID-19: una nuova entità psichiatrica?

Fobia specifica per COVID-19: una nuova entità psichiatrica?

Fobia specifica per COVID-1

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La pandemia causata da SARS-CoV-2, ha provocato impatti biologici, economici, sociali, culturali e psicologici sulla popolazione mondiale (Bauchner, 2020).

La paura e l’ansia sono state alcune delle risposte psicologiche causate dallo stato di emergenza, tuttavia in circostanze specifiche possono emergere alcuni disturbi legati all’ansia come: la Fobia Specifica, il Disturbo d’ansia Generalizzato e il Disturbo d’ansia Sociale (Baxter et al., 2013).

In particolar modo, nello studio di coorte R.F Damiano et al., 2021, che descriverò successivamente, si è posta l’attenzione se considerare la paura di contrarre il Covid-19 una fobia specifica e quindi classificarla come nuova entità psichiatrica.

La Fobia Specifica, secondo il DSM-5 (APA, 2013) consiste in una paura sproporzionata e persistente di fronte a un oggetto o una situazione specifica. La situazione o l’oggetto viene solitamente evitata dall’individuo, ma se si verifica l’esposizione, l’ansia si sviluppa rapidamente e può intensificarsi fino al rischio di un attacco di panico. Diverse situazioni legate a COVID-19 potrebbero essere importanti predittori per lo sviluppo di paura e fobia specifica (Mertens et al., 2020 ).

Lo studio

Nello studio di coorte di R.F Damiano 2021, il campione è composto da 712 individui ricoverati in un ospedale brasiliano per COVID-19.

Come strumento diagnostico è stata utilizzata l’intervista psichiatrica la “Clinical Interview Schedule-Revised (CIS-R)” per valutare eventuali diagnosi psichiatriche dopo 6-9 mesi dalla remissione della fase acuta della malattia.

Lo studio riscontra una prevalenza del 2,66% (n=19) partecipanti con qualsiasi Fobia Specifica, un quinto dei quali potrebbe essere considerato affetto da COVID-19 Fobia Specifica (0,56% – (n=4) del campione totale).

Le conseguenze riportate sono varie: possono presentarsi sia sintomi autonomici quando si affrontano situazioni di paura e stress, sia evitamenti di qualsiasi fattore trigger che potrebbero ricordare la pandemia COVID-19.  Ad esempio, i pazienti possono evitare di uscire di casa, toccare oggetti, parlare con le persone, compresa la propria famiglia. I sintomi possono persistere anche in luoghi “non stressanti”, compromettendo la qualità della vita.

Lo studio però sottolinea la cautela nel generalizzare questo risultato, poiché in alcuni pazienti gli evitamenti sono associati a pensieri ripetitivi (ripetizioni di pensieri avversi) che potrebbero essere meglio concettualizzati come ossessioni e rassicurazioni, oppure come comportamenti compulsivi per esempio il cercare aiuto in ospedale ripetutamente.

Conclusioni

Approfondire questa differenziazione è importante per impostare strategie terapeutiche efficaci per il trattamento dei pazienti. Pertanto, dovrebbero essere fatti più studi su questa entità clinica per confermarla e/o smentirla (Damiano, 2021).

 

Riferimenti

  • Rodolfo Furlan Damiano,  Késsien Regina Sander OlivaFelipe Peres AlbertoniGeraldo Busatto Filho  Eurípedes Constantino Miguel, and Orestes Forlenza. “Fobia specifica per COVID-19: una nuova entità psichiatrica?. Psichiatria Ris. 2021.
  • Taquet M., Geddes JR, Husain M., Luciano S., Harrison PJ “Risultati neurologici e psichiatrici di 6 mesi 236.379 sopravvissuti a COVID-19: uno studio di coorte retrospettivo che utilizza cartelle cliniche elettroniche”. Psichiatria Lancet2021.
  • Taquet , JR Geddes , M. Husain , S. Luciano , PJ Harrison. “Esiti neurologici e psichiatrici a 6 mesi 236.379 sopravvissuti a COVID-19: uno studio di coorte retrospettivo che utilizza cartelle cliniche elettroniche”. Psichiatria Lancet, 8 (5) (2021)
  • https://www.istitutobeck.com/ansia-disturbi-ansia/fobie-specifiche

Autore/i dell’articolo

Manuela Fiori
Psicologa, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Iscritta all’Ordine degli Psicologi della Regione Lazio dal 25/11/2013 con il N. 20227. Vanta esperienza clinica in ambito adulto, occupandosi prevalentemente di disturbi d’ansia, disturbi dell’umore, disturbo ossessivo compulsivo e disturbi di personalità. Si avvale inoltre della Terapia Metacognitiva Interpersonale (TMI), aggiornando la sua formazione con autorevoli professionisti del settore.

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