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Fomo e nomofobia: la paura di essere tagliati fuori dalla rete

Fomo e nomofobia

Photo by Rami Al-zayat on Unsplsh

L’esplosione dei social media ha permesso alle persone di essere sempre connesse tra loro. Questo fenomeno, per quanto abbia dei risvolti positivi, ha causato la maturazione di nuove forme di fobie.

Le fobie sono considerate disturbi legati all’ansia in riferimento ad oggetti o situazioni specifiche. Indipendentemente dal tipo di fobia, il risultato è caratterizzato dall’attivazione dei livelli di ansia che generano paura immotivata e irrazionale.

Una di queste paure prende il nome di Fear of missing out (FOMO) che si caratterizza dall’ansia di essere tagliati fuori da esperienze gratificanti che fanno altre persone e dal continuo desiderio di essere sempre connessi con l’esterno controllando compulsivamente un’eventuale nuova notifica dei social network. È una vera e propria forma di ansia sociale di venire esclusi da eventi piacevoli condivisi nei social, che in qualche modo implica il continuo confronto con gli altri. Per una persona insicura, insoddisfatta e con bassi livelli di autostima, vedere un “post” con tante persone, soprattutto coetanei che si divertono, potrebbe diventare qualcosa di inaccettabile, provocare risentimento verso se stessi o gli altri, insoddisfazione, agitazione e senso di incapacità. Pur non essendo una patologia riconosciuta a livello clinico, la sua presenza può peggiorare una pregressa condizione di aspetti ansiosi/depressivi.

Il primo a studiare tale fenomeno è stato Andrew Przybylski, ricercatore della Oxford University che, insieme al suo team, mise in luce diversi fattori basilari della FOMO, come: la presenza di ansia ed irrequietezza in assenza del controllo delle notifiche; la maggiore diffusione della problematica tra i giovani, in particolare tra i maschi; la maggiore frequenza nelle persone con scarse capacità attentive; lo sviluppo della problematica tra coloro che utilizzano i social network nel contesto scolastico; la possibile comorbidità ad un basso livello di autostima. Si tratta di uno stato di ansia sociale, dato dal bisogno di essere sempre informati su tutto ciò che stanno facendo gli altri e dalla preoccupazione eccessiva e ossessiva che gli altri facciano esperienze gratificanti nelle quali non si è presenti o coinvolti direttamente (Przybylski et al., 2013).

I risultati di un recente studio hanno dimostrato che la FOMO è fortemente correlata all’uso problematico degli smartphone. Infatti, una delle sindromi connesse ad essa è la cosiddetta NOMOFOBIA, che sta per “No mobile (phone) Fobia” o “Sindrome da Disconnessione” vale a dire la paura incontrollata di non avere accesso alla rete di telefonia mobile.

La NOMOFOBIA sarebbe caratterizzata da “ansia, disagio, nervosismo e angoscia causati da essere fuori dal contatto con un telefono cellulare o un computer” ed il risultato sarebbe un incessante controllo del cellulare, che consente di avere la sensazione di monitorare qualsiasi situazione in modo costante.

Questo processo potrebbe rischiare di trasformarsi in un vero e proprio meccanismo di dipendenza, completamente analogo ad un disturbo di dipendenza da sostanze.

In conclusione, risulta molto importante imparare ad intervenire sulla prevenzione di queste nuove forme di ansia, utilizzando lo smartphone in maniera adattiva e funzionale.

 

BIBLIOGRAFIA

  • Przybylski A. K., Murayama K., DeHaan C. R., Gladwell V: Motivational, emotional, and behavioral correlates of fear of missing out.Computers in Human Behavior, 29, 1814-1848, 2013
  • Claire A.Wolniewicz, Mojisola F.Tiamiyu, Justin W.Weeks, Jon D.Elhai: Problematic smartphone use and relations with negative affect, fear of missing out, and fear of negative and positive evaluation. Psychiatry Research, 262, 618-623, 2018
  • Marina Milyavskaya, Mark Saffran, Nora Hope, Richard Koestner: Fear of missing out: prevalence, dynamics, and consequences of experiencing FOMO. Motivation and Emotion, 42, 725-737, 2018
  • Michelle H. Van Velthoven, John Powell, Georgina Powell: Problematic smartphone use: Digital approaches to an emerging public health problem. SAGE journals, 2018 https://doi.org/10.1177/2055207618759167

Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Giulia Gabelli - Psicologa - Istituto Beck
Psicologa, Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Iscritta all’Ordine degli Psicologi della Regione Lazio dal 17/09/2012 n. 19457. Esperta in psicopatologia dell’apprendimento e delle dipendenze. Negli anni ha maturato una esperienza clinica sia in ambito pubblico che in strutture private. Attualmente svolge attività clinica con pazienti adulti occupandosi prevalentemente di disturbi d’ansia, disturbi depressivi e disturbi di personalità. Per l’età evolutiva il suo lavoro si concentra prevalentemente sugli aspetti di  valutazione, diagnosi e trattamento dei disturbi cognitivi, dei disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) e delle problematiche associate, quali difficoltà comportamentali, emotive e relazionali. Si è interessata a progetti di prevenzione di disagio durante l’infanzia e l’adolescenza sia a carattere regionale che per il Ministero della Pubblica Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR). E’ inoltre Terapeuta EMDR di primo livello.
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