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Fortnite: videogioco o dipendenza?

Fortnite

Photo by Sean Do on Unsplash

“Ne resterà soltanto uno!”, molti di noi ricordano questa famosa frase di Highlander, noto film degli anni ’80. La stessa frase sembra essere il motto del videogame più popolare al mondo: Fortnite Battle Royale comunemente conosciuto anche solo come Fortnite. Si parte in 100 ma vince uno solo.

Fortnite è un gioco in modalità multiplayer online sviluppato da Epic Games, disponibile gratuitamente per le maggiori piattaforme (pc, console e ora anche smartphone). 100 giocatori vengono catapultati con un bus su un’isola e, in gruppo o singolarmente, si sfidano per la sopravvivenza fino al “the last man standing”.

il gioco, come precedentemente scritto, nasce come gratuito, ma se si vogliono accrescere le proprie potenzialità, allora bisogna che entri in campo il portafoglio. E’ possibile infatti comprare armature migliori, armi più potenti e anche “balletti” per sbeffeggiare gli avversari.

Facciamo parlare i numeri

I “numeri” del videogame sono da capogiro. Nel 2018 circa 80 milioni di utenti ogni mese hanno giocato a Fortnite portando nelle casse del produttore, nello stesso periodo di tempo, in media 250 milioni di dollari. Il fenomeno è talmente esteso che alcuni famosi sportivi come Antoine Griezmann o Marc Marquez festeggiano i goal o la vittoria di una gara con la “Fortnite Dance”: il balletto del gioco.

La popolarità di Fortnite è tanto affascinante quanto inquietante. Ci sono bambini e adolescenti che passano intere giornate a giocare, mettendo da parte la scuola, le relazioni sociali, lo sport. Il caso più grave nel Regno Unito, dove una bambina di 9 anni è arrivata a giocare a Fortnite per più di 10 ore consecutive, senza mangiare o andare in bagno neanche per una veloce pipì: era diventato per lei impossibile lasciare il gioco anche solo per pochi minuti. Il fascino di Fortnite però, non colpisce soltanto i ragazzi. Sempre in Inghilterra, almeno 200 coppie hanno presentato istanza di divorzio nel 2018, citando la dipendenza da Fortnite come una delle cause di separazione.

Ma il problema non riguarda solo Fortnite. L’allarme è stato lanciato e finalmente qualcosa è stato fatto. Nel giugno del 2018, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS)ha proposto di inserire il “gaming disorder” nell’International Classification of Diseases (ICD) ratificando così il gaming come dipendenza comportamentale. Inoltre, alcuni psicologi americani stanno creando delle linee guida per aiutare i genitori a riconoscere la dipendenza dei propri figli.

Perché questo videogame è così irresistibile

Quello che contradistingue Fortnite da tutti gli altri giochi è l’immediatezza. Una partita infatti può durare al massimo 20 minuti. Questa velocità di consumo rende il gioco ancora più appetibile. Se la vittoria non è arrivata per un soffio, vale la pena tentare di nuovo: è lo stesso meccanismo che ha reso dipendenti i giocatori d’azzardo con le slot-machine.

Un’altra caratteristica è la gratificazione, comune a tutte le dipendenze comportamentali. La ricerca incontrollata di piacere deriva dall’esaltazione di aver sconfitto tutti, di essere l’unico vincitore.

Infine, l’imprevedibilità. “Il piacere che provo nel trovare uno scrigno, aprirlo e scoprire quale arma ho vinto è paragonabile solo a quando giocavo al gratta e vinci”, racconta A., un ragazzo di 20 anni che trascorre molto tempo con il suo videogame preferito.

Per altro Fortnite non sembra preoccupare particolarmente i genitori, perché poco violento, se confrontato con altri videogames. “Il gioco non è realistico, la grafica sembra quella di un cartone animato e poi non ci sono spargimenti di sangue. Sinceramente, sono altri i videogames che mi preoccupano”, dice M., papà di un bambino fan di Fortnite. Questo è il pensiero condiviso da molti altri genitori. E’ bene però forse ricordarci che l’abito non fa sempre il monaco.

Il problema è il videogame?

Indubbiamente gli sviluppatori hanno studiato nel minimo dettaglio tutti gli aspetti per rendere il videogioco così attraente, ma siamo sicuri che sia questo il problema? In realtà, per molti ragazzi il gioco diventa un rifugio da un mondo che viene percepito come pericoloso. Il videogame assume i connotati di oggetto onnipotente, dando l’illusione di controllo e di potere. Un posto sicuro, nel quale prendersi la propria rivincita. Questo potrebbe essere il preludio alla dipendenza e il punto da cui noi adulti dobbiamo partire invece che semplicemente additare come nemico un gioco con cui di certo non si può aprire né un dialogo né una trattativa.

 

Riferimenti:

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