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Empatia e premura. Le specialità dei fratelli di bambini con disabilità intellettiva

fratelli di bambini con disabilità intellettiva. Questo tema affrontato nell'articolo della Dott.ssa Fantacci.

Photo by Kevin Gent on Unsplash

Avere un fratello o una sorella è senza dubbio tra le relazioni più durature e significative della vita di ogni individuo. In uno studio condotto dall’università di Tel Aviv e dell’Haifa, inoltre, è stato ampiamente dimostrato che il legame affettivo tra fratelli, uno dei quali con disabilità, è generalmente connotato più positivamente rispetto a quello tra fratelli con sviluppo tipico.

Nello specifico, lo studio, pubblicato in “Research in Developmental Disabilities”, sottolinea che avere, all’interno del proprio nucleo familiare, un bambino con disabilità, pone, ad ogni membro della stessa, esigenze e sfide importanti, che fratelli assolvono dando un contributo estremamente positivo sia nel breve che nel lungo periodo.

In primo luogo, si è dimostrato, attraverso l’utilizzo di questionari e lavori artistici, che i bambini con fratelli con disabilità intellettuali hanno ottenuto punteggi significativamente più alti in termini di:

  • empatia
  • capacità di insegnamento
  • premura fisica ed emotiva

Essi, al contrario, hanno fatto registrare punteggi inferiori, rispetto ai bambini con fratelli con sviluppo tipico, in termini di:

  • predisposizione alla conflittualità
  • atteggiamenti di rivalità

Fino a poco tempo fa la ricerca aveva generato dati contrastanti. I risultati ottenuti non riuscivano a chiarire le modalità secondo cui avere un fratello/sorella con disabilità potesse influenzare gli esiti socio-emotivi e comportamentali dei bambini in questione. Secondo il Prof. Zaidman-Zait: “la causa di tali insuccessi è da attribuire agli strumenti scientifici utilizzati per rilevare il vissuto interiore dei bambini”. Nello studio citato, infatti, si è compresa l’importanza di garantire la libera espressione personale del bambino attraverso l’utilizzo di attività artistiche, che consentono di esprimere visivamente il proprio contenuto interno, e di self-reporting.

Gli scienziati hanno preso in considerazione circa 60 bambini, di età compresa tra gli 8 e gli 11 anni; metà di essi con fratelli normotipici, l’altra metà con fratelli affetti da disabilità intellettiva. Ad ognuno di essi è stato chiesto di eseguire dei disegni e di rispondere a questionari concernenti il rapporto con il proprio fratello o la propria sorella. Parallelamente, alle madri di entrambi i gruppi di fratelli, è stato proposto un questionario sulla qualità delle relazioni tra i propri figli.

Per quanto concerne i disegni di se stessi e dei propri fratelli effettuati dai bambini in esame, i tecnici autorizzati ad interpretarne il significato, hanno utilizzato diversi criteri di analisi: la distanza fisica tra le figure, la presenza/assenza di un genitore, la quantità dei dettagli inseriti e il tipo di supporto offerto al fratello nell’immagine. Infine, per quanto riguarda il questionario concernente la relazione fraterna, i bambini hanno risposto a domande atte a rilevare sentimenti di vicinanza, dominio, conflitto, rivalità sperimentate nei confronti di loro fratelli/sorelle.

Dunque, dall’analisi degli strumenti appena descritti è emerso quanto precedentemente accennato: i bambini con fratelli/sorelle affetti/e da disabilità si mostrano generalmente più empatici, disposti ad “aiutare” ed ad assicurare vicinanza fisica ed emotiva. Essi, in misura significativamente minore rispetto ai bambini con fratelli normotipici, tendono a generare situazioni conflittuali e di rivalità.

Questo studio offre un prezioso contributo alla letteratura relativa alle relazioni familiari, in quanto ci stimola a riflettere sull’assunto che avere, all’interno della propria famiglia, un membro con disabilità, renda tutti i componenti più attenti ai bisogni dell’altro e abili nel supportarlo.

 

Riferimenti

  • Zaidman-Zait A. et al. (2019). “The quality of the relationship between tipically developing children and their siblings with and without intellectual disability: insights from children’s drawings”, Research in Developmental Disabilities.

 

 

Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Fantacci Chiara
Psicologa Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Iscritta all’Ordine degli Psicologi della Regione Lazio dal 15/10/2012 n. 19486. Esperta nel settore dei disturbi in età evolutiva e, in particolare, nell’attività diagnostica finalizzata all’individuazione di aspetti sintomatologici che possano rallentare e/o interferire con il benessere di natura psicologica ed emotiva del bambino. Si occupa, inoltre, del trattamento e di fornire sostegno psicologico a genitori ed insegnanti implicati nel processo di crescita del paziente. Ha conseguito il primo livello di formazione in EMDR e secondo livello in Terapia Metacognitiva Interpersonale dei Disturbi di Personalità.
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