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Galateo dell’ubriacatura: quando le dimensioni contano

Galateo dell’ubriacatura: quando le dimensioni contano
Galateo dell’ubriacatura: quando le dimensioni contano

Galateo dell’ubriacatura: quando le dimensioni contano

Quando pensiamo al vino, spesso ci vengono in mente i grandiosi (ed esagerati) banchetti romani. Non tutti sanno che, già allora, il vino era una bevanda antica. Infatti, in Italia produciamo vino da 6000 anni: le prove, forse tra le più antiche al mondo, sono state ritrovate in alcune giare in una grotta del monte Kronio, in Sicilia. La nostra lunga storia vinicola ci ha, quindi, fornito molta esperienza nella produzione e per questo i nostri vini sono tra i più apprezzati al mondo: assieme alla Francia siamo quelli che esportano più vino e quest’anno le vendite all’estero sono state migliori dell’anno scorso.

Al di là dell’effetto dell’alcool sul nostro corpo, in generale le caratteristiche di amarezza, astringenza e quella sensazione di bruciore scoraggiano le persone dal bere molto alcool e acquisire una forte preferenza, a meno di essere esperti di vino. Una ricerca del 2017 (Pickering and Hayes) ha individuato tre gruppi principali di bevitori nel loro studio sui fattori biologici, psicologici ed esperienziali nella scelta del vino preferito. Gli amanti del vino tout court, che apprezzano tutti i tipi di vino e di solito sono enologi o sommelier. Gli amanti del vino secco, che lo preferiscono a quello dolce: hanno un’età più avanzata, sono meno avventurosi nella scelta e il vino è la bevanda alcolica che consumano di più. Infine gli amanti del vino dolce, che però non gradiscono quelli liquorosi come il Porto: hanno di solito una giovane età, sono in particolare donne e bevono più altri alcolici che vino. La frequenza di consumo è più alta negli uomini e negli esperti di vino e aumenta con l’età: d’altronde, più anni di “esperienza” si hanno, più vini si sono apprezzati e si può fare una scelta in una più ampia gamma.

E gli italiani sono buoni bevitori? Le ricerche fotografano un Paese dove il consumo di alcool si è ridotto di circa la metà dal dopoguerra a oggi. Infatti, secondo i dati Istat, i consumatori giornalieri di bevande alcoliche sono in trend discendente negli ultimi dieci anni (22,2%, -7,3% dal 2006): nella penisola, sono invece in aumento i consumatori occasionali (43,3% nel 2016, +4,5). In generale, poco più della metà degli italiani apprezza il vino, mentre il resto non disdegna birra, liquori, amari e superalcolici. L’Europa continentale si attesta, quindi, come consumatore moderato di vino, al contrario degli Inglesi: nella patria della regina Elisabetta, negli ultimi 300 anni le dimensioni dei bicchieri di vino sono aumentate di 6 volte! È quindi probabile che, oltre alla diminuzione dei prezzi di produzione e alle operazioni di marketing (fattori che potremmo definire di “democratizzazione” del consumo di vino, analogamente a quanto accaduto con quello di carne), l’incremento della grandezza dei bicchieri abbia influenzato il generale aumento del consumo di vino.

Gli esercizi pubblici (in particolare pub e bar) hanno notato che c’era un incremento dei consumi del 10% quando venivano usati bicchieri più grandi: l’effetto percettivo è di bere di meno, quindi il cliente chiede un secondo bicchiere. La gente tende a consumare per unità (per esempio, una tazza di caffè, una fetta di torta, fenomeno chiamato “unit bias heuristic“) ma a condizione che la porzione sia superiore a una certa quantità minima. Questo trend ha in realtà finito con aumentare la quantità di vino che beviamo.

E lo spumante? Prima di tutto, andiamone orgogliosi: il nostro vino frizzante delle celebrazioni vende all’estero più dello champagne francese. In generale, i calici stretti da spumante sono meno capienti e si tende a usare questo vino in modeste quantità, condividendo una bottiglia fra più persone e approfittando delle bollicine per festeggiare.

In Italia, continuiamo a preferire in genere poco vino in bicchieri relativamente grandi, soprattutto perché ha un aspetto più elegante e permette di godere dei profumi del vino convogliati dalla forma del bicchiere. Ma possiamo prendere l’esempio inglese come lezione e riuscire a trovare un bicchiere in cui la porzione di 125ml appaia comunque generosamente invitante.

Benino Argentieri

BIBLIOGRAFIA:

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