Genderqueer o Identità di genere non binaria?

Genderqueer o Identità di genere non binaria

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Genderqueer o Identità di genere non binaria: cosa dice la comunità scientifica?

La multidimensionalità e l’eterogeneità dell’identità di genere e l’idea che le persone possano definire il proprio genere sessuale in modo non binario (maschile/femminile) sono concetti sempre più riconosciuti e studiati nella letteratura scientifica, soprattutto nell’ultimo decennio (Bockting, 2008; Harrison, Grant, & Herman, 2012; Kohler, Eyssel, & Nieder, 2018; Kuper, Nussbaum, & Mustanski, 2012; Richards, Bouman, & Barker, 2018). Parallelamente anche il linguaggio usato per descrivere l’identità di genere è cambiato, continua ad evolvere e comprende molti termini (transgender, transessuale, agender, queer, neutro, fluid gender, genere non conforme, intergender, pangender, terzo genere, etc) ) che descrivono condizioni diverse da quella cisgender e che possono essere inglobati per semplificazione nell’aggettivo “non binario”  o “genderqueer”, per riferirsi alle persone che non si identificano nel binarismo di genere maschile/femminile.

Gender e Comunità Scientifica

All’interno della comunità scientifica negli ultimi anni abbiamo assistito a cambiamenti importanti che hanno contribuito a validare l’esistenza dell’identità di genere non binaria e ne hanno aumentato la visibilità.

In primo luogo, l’Associazione internazionale per la salute delle persone transgender – WPATH (World Professional Association for Transgender) nella pubblicazione della settima versione degli “Standard of Care per la salute delle persone transgender e genere non conforme” (2012) ha riconosciuto e convalidato le varie espressioni di genere, tra cui le persone con identità non binarie che “non si considerano né maschi né femmine ” o che” descrivono la loro identità usando termini specifici come transgender, bigender, o genderqueer”.

Allo stesso modo, l’American Psychological Association (APA) ha chiarito la sua posizione in merito al non binarismo di genere nelle “Linee Guida per la pratica psicologica con persone transgender o genere non conforme” (APA 2015), documento nel quale il genere sessuale viene inteso come “un costrutto non binario che comprende una gamma di identità di genere”. Anche la World Medical Association (2015) ha esplicitamente riconosciuto gli individui genderqueer e non binari (GQNB), enfatizzando il diritto di ogni individuo a definire il proprio genere.

In secondo luogo, l’ultimo decennio ha visto anche la pubblicazione delle edizioni aggiornate di due importanti sistemi di classificazione diagnostica ed entrambi riconoscono le identità di genere non binarie.

La 5a edizione del DSM dell’American Psychiatric Association (APA, 2013) utilizza il termine “disforia di genere“, per descrivere quelle condizioni in cui una marcata incongruenza tra il genere sperimentato/espresso e il genere biologico, di almeno sei mesi di durata, è associata ad un disagio clinicamente significativo o compromissione del funzionamento sociale, lavorativo o in altre importanti aree di vita. Il DSM-5 si focalizza quindi sulla disforia, non sull’identità di genere, come nelle versioni precedenti (nel DSM IV l’etichetta diagnostica era DIG-Disturbo dell’Identità di Genere). Nel DSM-5, l’incongruenza tra “genere sperimentato ed espresso” e il “genere assegnato” non viene considerata tout court una psicopatologia ma il disturbo viene diagnosticato quando tale incongruenza produce una sofferenza individuale rilevante, sulla quale i fattori sociali e culturali, rispetto ad altre entità nosografiche, hanno sicuramente un peso maggiormente significativo. Questa rimane tuttavia una posizione controversa, potenzialmente stigmatizzante, che potrebbe, nelle future versioni del manuale, condurre ad un’eliminazione definitiva della disforia di genere dalla classificazione dei disturbi mentali. 

In modo analogo ma più incisivo nell’ottica di de-patologizzare l’identità di genere, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha adottato una prospettiva simile rimuovendo l’incongruenza di genere, nell’undicesima versione della classificazione internazionale delle malattie (ICD-11, 2019), dalla categoria dei disordini mentali, per inserirla in un nuovo capitolo, quello delle “condizioni di salute sessuale”. Lo spostamento dall’elenco dei disordini mentali all’area della salute sessuale ha lo scopo di eliminare lo stigma che grava sulle persone transgender, facilitare la possibilità di autodeterminazione e assicurare le cure indicate (psicologiche, ormonali e chirurgiche), a seconda dei casi, per gli individui con genere non conforme.

In conclusione, le identità transgender devono essere considerate come variazioni normali del comportamento e dell’espressione di genere e, di conseguenza, le diverse possibili espressioni di genere, incluse le identità che non sono allineate in modo stereotipato al sesso attribuito alla nascita, non devono essere considerate come intrinsecamente negative o patologiche (WPATH, 2010). Pertanto, essere una persona transgender o genderqueer o con identità di genere non conforme/non binaria solleva delle questioni riguardanti il tema della diversità e la specificità dell’identità di ciascuno e non deve essere considerata, in quanto tale, una condizione patologica (WPATH, 2012).

 

Riferimenti

  • https://www.istitutobeck.com/beck-news/breve-glossario-lgbtq
  • https://www.apa.org/practice/guidelines/transgender.pdf
  • https://www.wma.net/news-post/new-guidelines-for-physicians-on-transgender-healthcare
  • Bockting, W. O. (2008) ”Psychotherapy and the real-life experience: From gender dichotomy to gender diversity “ in  Sexologies, 17(4), 211–224
  • Harrison, J., Grant, J., & Herman, J. L. (2012) ”A gender not listed here: Genderqueers, gender rebels, and otherwise in the national transgender discrimination survey” LGBTQ Public Policy Journal at the Harvard Kennedy School, 2(1), 13–24
  • Kohler, A., Eyssel, J., & Nieder, T. O. (2018), “Genders and individual treatment progress in (non-)binary trans individuals” in Journal of Sexual Medicine, 15(1), 102–11
  • Kuper, L. E., Nussbaum, R., & Mustanski, B. (2012), “Exploring the diversity of gender and sexual orientation identities in an online sample of transgender individuals” in Journal of Sex Research, 49(2-3), 244–254
  • Motmans J., Nieder T.O., Bouman W.P., (2019), “Transforming the paradigm of nonbinary transgender health: A field in transition” in International Journal Of Transgenderism, vol. 20,  2–3, 119–12
  • Richards, C., Bouman, W. P., & Barker, M.-J. (2018), “Genderqueer and non-binary genders  London: Palgrave Macmillan.
  • WPATH (World Professional Association for Transgender Health), Board of Directors (2010). De-psychopathologisation statement released May 26, 2010.
  • WPATH (World Professional Association for Transgender Health) (2012). Standards of Care for the Health of Transsexual, Transgender and Gender Non Conforming People, 7th Version.

Autore/i dell’articolo

Dottor Marco Stefanelli - Psicologa - Psicoterapeuta - Istituto Beck
Psicologo, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Docente presso l’Istituto di Psicoterapia cognitivo- comportamentale A.T.Beck di Roma e di Caserta. Socio Ordinario della SITCC (Società Italiana di Psicoterapia Comportamentale e Cognitiva) e Terapeuta EMDR I livello. Vanta esperienza clinica in ambito adulto e si occupa prevalentemente di tutti i disturbi d’ansia, disturbo ossessivo-compulsivo e omofobia interiorizzata.  
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