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Gennaio: ponte tra passato e futuro

Gennaio: ponte tra passato e futuro
Gennaio: ponte tra passato e futuro

Gennaio: ponte tra passato e futuro

La parola gennaio (dal latino Ianuarius) deriva dal nome di Janus Bifrons, il dio a due teste degli inizi e delle fini. Volgendo lo sguardo sia in avanti che indietro, Giano aveva per dominio il mutare delle stagioni, il capriccio della fortuna, persino le sorti dell’umanità.

Proprio come la divinità del suo nome, gennaio guarda al nuovo anno riflettendo sul vecchio, perché la concezione di nuove possibilità nasce dalle condizioni passate. Questo mese si può considerare un ponte tra due periodi dell’anno, l’inverno oscuro e la vivace primavera, un ponte tra le parti del nostro sé che non ci piacciono e le risoluzioni del nuovo anno. Esso è il fondamentale raccordo tra il “da dove veniamo” e “dove vogliamo andare”. Un ponte è una connessione necessaria, l’importante “mondo di mezzo” che definisce una direzione, uno scopo, un’aspettativa, come vorremmo che fosse il nostro futuro. In realtà, dovremmo accettare di avere un controllo limitato su ciò che riserva l’avvenire; niente e nessuno può garantirci che alla fine raggiungeremo la nostra destinazione finale ma, nel tentativo, possiamo sicuramente provare a costruire un ponte stabile, forte e confortevole.

È insito nel funzionamento della mente umana cercare di prepararsi al futuro esaminando il passato. Come specie, siamo sopravvissuti in un mondo fondamentalmente causale, di cui cerchiamo di imparare le regole per poter essere preparati e applicare le nostre strategie imparate con le esperienze. Tuttavia abbiamo portato all’estremo quest’abilità, ruminando sul passato e preoccupandoci per il futuro. Quello che converrebbe fare è rimanere nel momento presente, l’unico che davvero possiamo esperire con i sensi e la percezione. In questo ci aiuta la Mindfulness, una pratica di meditazione con cui concentriamo la nostra attenzione sul respiro: quando una sensazione, un rumore, un pensiero arrivano, la Mindfulness ci insegna a rendercene conto e a ritornare sul nostro respiro. In questo modo ci alleniamo a considerare i pensieri non realtà ma frutto della nostra mente e, dunque, non è necessario seguirli nel passato o nel futuro, dove potrebbero attenderci rispettivamente depressione e ansia.

La metafora del ponte ritorna: fermi sul ponte, possiamo guardare l’acqua che scorre sotto di noi come i pensieri che scorrono nella nostra mente. Se li seguiamo, veniamo portati via dal nostro cammino e rischiamo di annegare nel fiume di emozioni incontrollate. Quel che dobbiamo essere, invece, è spettatori consapevoli ma non giudicanti: guardiamo le onde scivolare via, ma continuiamo a rimanere saldi sul ponte del nostro cammino. A volte l’acqua rovinerà il legno, una piena impetuosa potrà abbattersi contro di noi, perché gli eventi della vita sono incontrollabili. Ma noi sappiamo che la Mindfulness ci àncora a uno stato di neutralità dal quale possiamo ripartire.

E di ripartire è la possibilità che sentiamo di avere a gennaio: il tempo si azzera, sentiamo di poter azzerare anche i nostri errori e riprovare, mettendo in atto l’istinto creativo insito negli esseri viventi. In passato, le abitazioni in Inghilterra e Scozia venivano ripulite a dovere, con fumigazioni che avevano l’intento di igienizzare, gli ingressi venivano ridipinti di fresco per scacciare gli spiriti maligni che sostavano sulla soglia. Ancora oggi è tradizione napoletana quella di gettare dalla finestra gli oggetti vecchi. Tutto quindi parla di rigenerazione e rinnovamento.

Oltre che durante il proprio compleanno, è questo il periodo dell’anno in cui viene spontaneo fare un bilancio del tempo passato e pensare ai buoni propositi che vorremmo realizzare durante l’anno nuovo. I progetti sono quello slancio vitale che ci proietta in avanti, quella forza che ci motiva a migliorare. Per ottenere quello che vogliamo abbiamo bisogno di essere ben saldi, di avere solide radici. Mary Ainsworth e John Bowlby ci parlano della base sicura che, da bambini, abbiamo bisogno di costruire attraverso la relazione con i nostri caregiver: se presente, la base sicura ci permette di allontanarci temporaneamente dai nostri genitori, esplorare l’ambiente, relazionarci ad altre persone, consapevoli che i nostri genitori sono sempre lì. Questo crea un vissuto di fiducia nell’altro significativo e in se stessi grazie alla fiducia che il caregiver ci accorda nel momento del distacco.

Quando l’infanzia lascia il posto all’età adulta, quando termina la vita di una persona cara, quando vogliamo cominciare un nuovo progetto, nella vita spesso ci troviamo sulla soglia tra un “prima” e un “dopo”. In questa equazione, quindi, sono importanti le radici che dicono chi siamo stati, i progetti che dicono chi vogliamo essere e anche il momento presente che invece parla di chi siamo e di come stiamo. Gennaio ci dà la possibilità di ricordare pienamente e fare nostra questa connessione temporale e rendere passato e futuro strumenti per il nostro benessere.

Benino Argentieri 

Bibliografia

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