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E se puntassimo sulla gentilezza?

Gentilezza

Photo by Lisa Fotios on Pexels

Quando ti viene data la possibilità di scegliere

se avere ragione o essere gentile, scegli di essere gentile”

Summer Roberts

Abbiamo bisogno di gentilezza, quella leggera ma potente forza che cambia in meglio la nostra vita e quella di chi ci circonda. Essere gentili è uno stile di vita che prevede un comportamento che mette al centro la cura e l’attenzione per sé stessi e per gli altri.

La gentilezza richiama la cortesia, il garbo, la nobiltà interiore. I piccoli gesti di vita quotidiani inspirati “alle buone maniere” fortificano i legami, fanno dileguare le tensioni e rendono felici.

Winnicot nel 1970, definisce un indicatore della salute mentale “La capacità di entrare nei pensieri, nei sentimenti, nelle speranze e nelle paure di un’altra persona. E di concedere a un’altra persona di fare lo stesso con noi”.

Prendersi cura degli altri ci rende pienamente umani, sosteneva Rousseau, ed è l’opposto di ciò che solitamente avviene nella società moderna occidentale. L’utilizzo della forza, della prevaricazione, del confronto, dell’arrivismo ha scalfito la forza della gentilezza, che continua però ad essere un’esperienza di cui non possiamo fare a meno.

In una ricerca dell’associazione “Gentietude” che promuove uno stile di vita impostato sulle buone maniere, si è osservato che in quasi la metà delle famiglie italiane sono state cancellate le parole, “Grazie”, “Per favore”, “Posso”, “Scusa, “Permesso”. Tra le cause principali rientrano la vita frenetica, lo stress e soprattutto l’utilizzo dei social che alimentano il conflitto fra le persone.

Ma, se invece di rispondere con aggressività si provasse ad applicare la gentilezza cosa accadrebbe?

Secondo lo psicologo D. A. Gentile, che ha condotto nel 2019 uno studio su 496 studenti universitari, compiere atti di gentilezza verso chi ci sta intorno può ridurre l’ansia e aumentare la nostra felicità.

I ricercatori hanno suddiviso gli studenti in 4 gruppi e chiesto loro di effettuare una passeggiata di 12 minuti all’interno del campus. Ad ogni gruppo è stata data un’indicazione diversa. Al primo gruppo è stato chiesto di soffermarsi su pensieri gentili “Desidero che questa persona sia felice”, al secondo gruppo di pensare a cosa potessero condividere con le persone che incontravano (gusti, stili ecc), al terzo di soffermarsi sul confronto sociale e all’ultimo di valutare i dettagli estetici.

Dai risultati è emerso come i gruppi che hanno avuto pensieri più gentili verso gli altri (il primo ed il secondo) dopo la passeggiata si siano sentiti anche più felici, empatici e meno ansiosi mentre, gli studenti che si sono paragonati agli altri sono stati più competitivi e hanno provato maggiori emozioni negative.

In una società definita “glaciale” come è possibile sviluppare la gentilezza?

Molti studiosi sono concordi che per coltivare la gentilezza, c’è bisogno di impegno e di pratica.

La Mindfulness può essere un valido aiuto per promuovere la capacità di vivere nel momento presente con accettazione e amorevole gentilezza per dare valore a sé stessi e agli altri.

La pratica della “Gentilezza amorevole è focalizzata su uno stato di calore, un atteggiamento compassionevole verso sé stessi e gli altri. All’inizio della pratica si coltiva la gentilezza verso sé stessi per poi espanderla gradualmente alle persone a noi care e progressivamente a colleghi, conoscenti fino ai rapporti conflittuali.

Molte ricerche hanno evidenziato il ruolo della pratica della “Gentilezza amorevole” nell’incremento delle emozioni positive come gioia, speranza e gratitudine che portano ad un maggior sostegno sociale e a una diminuzione di stati di ansia e depressione (Frederickson, 2008; Kearney 2013). Una pratica regolare di gentilezza amorevole attiverà e rafforzerà anche le aree cerebrali connesse all’intelligenza emotiva e allo sviluppo di risposte empatiche.

Per sperimentare a fondo la gentilezza, è necessario uscire per un attimo dalla logica egoistica dell’utile prendendo in considerazione i bisogni dell’altro spontaneamente.

 

Riferimenti:

Autore/i dell’articolo

Manuela Fiori
Psicologa, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Iscritta all’Ordine degli Psicologi della Regione Lazio dal 25/11/2013 con il N. 20227. Vanta esperienza clinica in ambito adulto, occupandosi prevalentemente di disturbi d’ansia, disturbi dell’umore, disturbo ossessivo compulsivo e disturbi di personalità. Si avvale inoltre della Terapia Metacognitiva Interpersonale (TMI), aggiornando la sua formazione con autorevoli professionisti del settore.

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