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Il gioco oltre il covid-19: la genitorialità basata sull’educazione giocosa

Il gioco oltre il covid-19

Photo by @picsea on Unspash

Non sappiamo con esattezza quando torneremo alla normalità, o forse è bene che cominciamo a pensare che anche quello che stiamo vivendo è diventata normalità. I genitori si sono ritrovati ad affrontare una situazione che mai avrebbero immaginato, che continua e che lascerà degli strascichi per sempre. In questo periodo ho avuto l’occasione di parlare con tanti genitori che mi hanno raccontato le sfide di questa quarantena e tante volte ho sentito o letto la parola gioco. C’è chi ha scoperto il piacere di giocare con i propri bambini, c’è chi è corso ai ripari cercando aiuto sul web, c’è chi ha dovuto affrontare le difficoltà legate al fatto di non saper come intrattenere i propri figli poiché il repertorio dei giochi conosciuti era finito da tempo e la creatività non è il loro forte. Gli adulti credono di aver dimenticato come si fa a giocare ma come afferma Carl Rogers nel suo libro Play in The Lives Of Children (1988), “Il gioco è l’essenza della vita”.

La quarantena sta mettendo ognuno di noi alla prova, per alcuni sta aiutando a rimettere le cose al proprio posto, per altri è una vera e propria rivoluzione mite o tempestosa che sia.

Il gioco non può e non deve essere croce e delizia, pensiero ricorrente solo in questa fase della vita di ognuno di noi ma deve accompagnarci anche quando i parchi riapriranno e i corridoi delle scuole saranno di nuovo pieni del vocio di bambini e ragazzi. Proprio a partire da questa riflessione, ho deciso di scrivere questa news per raccontare di un libro che credo ogni genitore dovrebbe leggere: Gioca con me. L’educazione giocosa: un nuovo, entusiasmante modo di essere genitori. L’autore è lo psicoterapeuta americano Lawrence J. Cohen, la casa editrice Feltrinelli.

Le parole bambino e gioco sono nella mente di ognuno di noi due concetti assolutamente indissolubili. Il gioco è il modo in cui i piccoli apprendono, diventano esploratori e padroni del mondo che li circonda sviluppando sicurezza e fiducia in sé stessi. Gli adulti associano il gioco al tempo libero ma per i bambini è un vero e proprio lavoro che amano tantissimo tanto da non voler un giorno libero. Spesso poi, i genitori non riescono a mettere da parte il senso della competizione, per cui, mentre il bambino voleva fare solo due tiri al pallone, il genitore si preoccupa che la palla venga lanciata esattamente nell’angolazione giusta, ma il gioco è un’altra cosa.

L’autore afferma tra le prime pagine del suo libro (pag. 2) che le parole educazione e gioco “possono suonare come contraddizioni, ma a volte basta davvero poco e ci ritroviamo fianco a fianco dei nostri figli a divertirci”. L’educazione giocosa può avvenire in qualsiasi luogo e in qualsiasi occasione, anche nel momento in cui bisogna contrattare le regole in famiglia o gestire un piccolo infortunio domestico.

Giocare con il proprio bambino significa stare insieme a lui e può essere quindi uno strumento preziosissimo per ristabilire una connessione. La parola gioco può essere considerata come un grande calderone (proprio come quello magico delle favole) all’interno del quale troviamo attaccamento, affetto e prossimità. Il gioco aiuta anche a riprendersi dopo uno stress emotivo, esattamente come una telefonata ad un amico per noi adulti.

Ma l’educazione giocosa è qualcosa di più dell’azione di giocare, significa interagire ad un livello emotivo profondo anche in azioni apparentemente superficiali come sistemare la stanza o preparare la tavola per la cena. Promuove la vicinanza invece che l’isolamento, la sicurezza invece del senso di impotenza, la guarigione emotiva invece che la sofferenza emotiva. Alla base dell’educazione giocosa vi è l’abilità del traduttore universale. Non si può giocare, non si può educare se non si parla la stessa lingua. Apprendere l’abilità del traduttore universale significa non soffermarsi al significato letterale del messaggio che un bambino dà ma tradurlo affinché ci si possa sintonizzare su ciò che gli sta davvero accadendo. Ecco un esempio presente nelle pagine 41-42:

Versione originale: “Ti odio!”

Traduzione: “Non ho ancora capito bene come fare ad arrabbiarmi con una persona cui voglio bene. Sono confuso”

Risposta mediata “Ti voglio bene e mi sento confuso anche io, quando sono arrabbiato con qualcuno a cui voglio bene”

Il libro è composto da 15 capitoli in cui si alternano parti teoriche scritte in modo molto semplice e fruibile ad esempi di vita reale tratti, sia dall’esperienza lavorativa, che dalla vita privata stessa dell’autore alle prese con la sua bambina, Emma. Esempi di educazione giocosa come la pistola dell’affetto (pag.55) o il gioco vincere e perdere (pag.77) sono strumenti chiari da poter mettere subito in pratica.

Immagino che si possa essere scettici all’idea di usare il gioco anche nei momenti in cui bisogna dare i limiti o si ha che fare con i temutissimi capricci. Ci tengo a precisare, usando le parole stesse dell’autore, che una educazione basata sul gioco non vuol dire viziare (p.268-269): “Quando si dà qualcosa al bambino (…) non lo stiamo viziando. Dopo tutto siamo noi a controllare tutte le risorse della famiglia. Lui è costretto a chiedere cose che noi non dobbiamo chiedere a nessuno. Al contrario se gli concediamo qualcosa perché abbiamo paura della sua reazione emotiva o ci sentiamo in colpa, siamo sulla strada che porta ad un permissivismo eccessivo. Viziare è cedere al bambino, pur sapendo di fare la cosa sbagliata (…) non abbiamo dato niente, ci siamo semplicemente arresi a lui.”

Giocare con i propri bambini non può essere mai una cosa sbagliata.

 

Bibliografia

  • Lawrence J. Cohen (2013) Gioca con me. L’educazione giocosa: un nuovo, entusiasmante modo di essere genitori. Feltrinelli Editore

Autore/i dell’articolo

Roberta Rubbino
Psicologa-Psicoterapeuta, esperta in Psicodiagnostica, Responsabile Area Età Evolutiva "Beck for Kids" e docente dell'Istituto A.T.Beck .Si occupa prevalentemente di clinica relativa all’infanzia e all’ adolescenza. Per anni ha lavorato nell'ambito della neuropsicologia dell'età adulta e dell'età evolutiva in strutture ospedialiere in Italia e all'estero sia ai fini clinici che di ricerca. In Istituto si occupa anche della organizzazione e realizzazione dei gruppi di Mindfulness per pazienti oncologici (MBCT-CA). La dott.ssa Rubbino è full member della Società Internazionale di Schema Therapy (SIST) e membro fondatore della Associazione Italiana per lo Studio del Trauma e della Dissociazione (AISTED). Di recente insieme alla dott.ssa Montano ha curato l'edizione italiana del protocollo di Mindfulness per bambini ansioni (MBCT-C).
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