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Gravidanza e disturbi d’ansia: conoscere per tutelare mamme e bambini

Gravidanza e disturbi d’ansia

Photo by Chris Benson on Unsaplsh

Circa il 30% degli adulti in America soffre di un disturbo d’ansia (Anxiety Disorder, AD) ad un certo punto della loro vita.

Ciò rappresenta una delle principali preoccupazioni per la salute pubblica dal momento che l’ansia può comportare importanti alterazioni nel funzionamento sociale, emotivo e fisico, causando un elevato utilizzo dei servizi sanitari. Oltre ai costi diretti per la salute pubblica, gli AD sono associati a costi indiretti sostanziali correlati ad una compromissione funzionale, come la riduzione della capacità lavorativa.

Le donne sono particolarmente a rischio in quanto hanno una probabilità significativamente maggiore (da 1,2 a 6,8 volte) di soffrire di un AD rispetto agli uomini.

Dati dalla letteratura

Lo screening e il trattamento di AD nel peripartum è particolarmente importante alla luce dei potenziali effetti a breve e lungo termine dell’ansia sui nascituri e le loro madri. L’ansia prenatale materna è stata associata infatti ad esiti avversi della gravidanza come aborto spontaneo, gestosi, parto pre-termine e basso peso alla nascita.

L’ansia materna è stata anche associata a una ridotta capacità di adattamento, tra cui risposte comportamentali negative alle novità ed umore negativo nella prole. Infine, le madri con AD hanno maggiori probabilità di avere bambini inibiti dal punto di vista comportamentale e con attaccamento insicuro.

I fattori di rischio identificati sia per l’umore che per l’ansia perinatale includono lo status di minoranza etnica, basso stato socioeconomico, scarso livello di istruzione, relazioni di scarsa qualità con il partner, problemi di salute mentale pregressi, circostanze avverse in gravidanza o durante il parto, storia di abuso / violenza domestica, eventi avversi nella vita, stress percepito elevato, essere single e gravidanza non pianificata o indesiderata.

Solo di recente la ricerca ha puntato i riflettori sui disturbi d’ansia perinatali e sulla loro frequenza, con una enfasi sullo screening e sul trattamento della depressione perinatale.

Come evidenziato dagli autori della meta-analisi approfondita di seguito, gli studi che utilizzano campioni selezionati di donne in gravidanza o postpartum non forniscono stime accurate dell’ansia perinatale. Analogamente, le valutazioni basate su questionari delle condizioni di salute mentale sovrastimano significativamente i tassi di prevalenza e incidenza.

Sebbene non sia incluso nel DSM, è importante notare che l’ansia da gravidanza o l’ansia correlata alla gravidanza viene identificata in letteratura come un fenomeno clinico distinto, poiché le preoccupazioni sono legate direttamente alla gravidanza, al parto e al ruolo materno. In modo similare a ciò che avviene con i disturbi d’ansia definiti dal DSM, esiste una correlazione con i risultati ostetrici avversi e di sviluppo del bambino. Pertanto, è possibile che le preoccupazioni specifiche della gravidanza contribuiscano a una parte di sintomi riscontrati da donne con diagnosi di disturbi definiti dal DSM.

Dato il potenziale per le AD di avere gravi conseguenze negative sia per la madre che per il bambino, accertare la prevalenza delle AD tra le donne in gravidanza e dopo il parto può aiutare a sensibilizzare su questo importante problema.

Il presente studio è la prima meta-analisi a voler stimare la probabilità di avere almeno 1 su 8 AD comuni durante la gravidanza e nel periodo post-partum, tenendo conto correttamente della variazione dei disturbi riportati dalle singole stime.

Risultati dalla nuova meta-analisi

I risultati suggeriscono che circa 1 donna su 5 (20,7%) soddisfa i criteri diagnostici per almeno un AD e 1 donna su 20 (5,5%) soddisfa i criteri per almeno due AD. Queste stime si basano su studi che hanno utilizzato interviste diagnostiche strutturate con un campione rappresentativo di comunità.

Il tasso di prevalenza riscontrato nel presente studio è coerente con i tassi di prevalenza a 12 mesi rilevati per gli AD nei campioni nazionali (18,1%), ma è considerevolmente più elevato rispetto alla stima di precedenti studi considerati come riferimento (Goodman et al. 2016; Dennis et al. 2017).

Questo studio contribuisce inoltre in modo significativo alla stima della prevalenza di singoli AD, permettendo quindi a personale sanitario e i ricercatori di sapere dove è richiesto maggiormente l’aiuto.

Nella meta-analisi di Goodman et al., i disturbi più comuni nel periodo postpartum erano Disturbo d’ansia Generalizzato (GAD), DOC e Disturbo da Attacchi di Panico. L’attuale meta-analisi ha riscontrato invece che la fobia specifica, il GAD e la fobia sociale sono i disturbi perinatali più diffusi.

Nell’esaminare i potenziali predittori della prevalenza del disturbo d’ansia, emerge un supporto provvisorio alla conclusione che le donne in gravidanza siano a maggior rischio rispetto alle donne dopo il parto.

Certamente ulteriori dati sono necessari prima che possano essere tratte conclusioni valide in merito ai predittori, ma l’attenzione posta al tema fa ben sperare sia i clinici che i ricercatori coinvolti.

Riferimenti:

Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Mariangela Ferrone - Psicologa - Psicoterapeuta - Istituto Beck
Psicologa, Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, Psicoterapeuta TMI (terapia metacognitiva interpersonale) livello EXPERT. Per molti anni è stata Coordinatrice del Centro di Psichiatria Perinatale e Riproduttiva, del Servizio di Psicoterapia e Counseling Universitario presso la UOC di Psichiatria – Azienda Ospedaliera Sant’Andrea di Roma. Attualmente è docente per l’insegnamento di “Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione” nel corso di laurea in Scienze Infermieristiche, sede Sant’Andrea presso la Facoltà di Medicina e Psicologia – Sapienza Università di Roma, nonché docente interno e supervisore clinico dell’Istituto A.T. Beck per le sedi di Roma e Caserta. Socio Aderente della SITCC (Società Italiana di Psicoterapia Comportamentale e Cognitiva).
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