Il “Difficile Problema della Coscienza”

Il “Difficile Problema della Coscienza”

Problema della Coscienza

Photo by Vinicius Amano on Unsplash

Il problema di spiegare la connessione tra i fenomeni della realtà soggettiva e i processi cerebrali è solitamente chiamato “Problema Difficile della Coscienza” o “Hard Problem of Consciousness”.
La soluzione alle sue principali domande teoriche è di grande importanza per lo sviluppo delle moderne neuroscienze, in particolare per una branca delle stesse come la neurocrittologia (o “Brain-Reading”).
Dal punto di vista dell’approccio informativo si propone di affrontare, in particolare, i seguenti problemi:

1) la natura della connessione tra i processi cerebrali e i fenomeni della realtà soggettiva (ovvero gli stati mentali);

2) la loro capacità causale di controllare le funzioni corporee;

3) la compatibilità del libero arbitrio con il determinismo dei processi cerebrali;

4) la domanda più frequente di tutte: perché le informazioni mentali non sono solo rappresentate, ma anche vissute sotto forma di realtà soggettiva?

La connessione tra il fenomeno della realtà soggettiva e il corrispondente processo cerebrale è la relazione tra l’informazione e il suo vettore. La causalità mentale è un tipo di causalità dell’informazione che differisce dalla causalità fisica ordinaria perché l’informazione è invariante rispetto alle proprietà fisiche del suo vettore e può essere codificata in modi diversi.
Analizzeremo adesso le caratteristiche specifiche di questa relazione.

La realtà soggettiva come oggetto di indagine neuroscientifica

Nella moderna filosofia della mente, il problema della coscienza è chiamato “Hard Problem” o “Problema Difficile”, perché la coscienza ha una qualità specifica e irrinunciabile di realtà soggettiva (che da ora in avanti abbrevieremo come SR).

È questa qualità che costituisce il principale ostacolo alla sua spiegazione scientifica.

La SR è la realtà degli stati coscienti dell’individuo, che certifica direttamente la sua esistenza. La qualità della SR è indicata nella letteratura filosofica con termini diversi, ma dal significato simile: “qualia”, “esperienza soggettiva”, “mentale”, “introspettiva”, “fenomenica”, ecc.

Negli ultimi decenni, il termine “SR” è diventato piuttosto diffuso per descrivere le specificità della coscienza, anche tra i rappresentanti della filosofia analitica e della filosofia della mente.

Il concetto di “SR” comprende sia i fenomeni individuali e le loro tipologie (sensazioni, percezioni, sentimenti, pensieri, intenzioni, desideri, sforzi volitivi, ecc.), sia una formazione personale integrale unita del nostro sé, preso nella sua identità relativa a sé stesso, e quindi nella sua unità riflessiva e non riflessiva, nelle sue dimensioni reali e disposizionali. Questa formazione olistica è un continuum dinamico temporaneamente interrotto dal sonno profondo o nei casi di perdita di coscienza.

La SR rappresenta sempre un certo “contenuto”, che viene dato a un individuo sotto forma di “presente attuale”, cioè che avviene nell’adesso, anche se questo “contenuto” può riguardare il passato e il futuro.

Una caratteristica specifica dei fenomeni di SR, come già notato, è che non si possono attribuire loro proprietà fisiche (massa, energia, caratteristiche spaziali): si differenziano dagli argomenti di studio delle scienze naturali classiche ed esprimono uno speciale status ontologico, la cui definizione ha sempre presentato questioni difficili ai filosofi di orientamento materialista e ai naturalisti, soprattutto per coloro che hanno studiato la connessione dei fenomeni psichici con l’attività del cervello.
Queste complesse questioni a livello ontologico hanno, d’altra parte, non meno interrogativi epistemologici.

Il Gap Esplicativo

Il punto è che la descrizione dei fenomeni SR è fatta in termini di intenzionalità, scopo, significato, valore, volontà, ecc. mentre la descrizione dei fenomeni fisici e dei processi cerebrali avviene in termini di massa, energia, caratteristiche spaziali, ecc., e tra questi complessi concettuali non vi sono connessioni logiche dirette. È necessario individuare un legame concettuale intermedio per poter collegare, combinare questi diversi tipi di descrizioni in un unico sistema concettuale in grado di fornire una spiegazione teoricamente fondata della connessione tra fenomeni SR e processi cerebrali.
Come trovarlo e superare così il “gap esplicativo”?

È così che i rappresentanti della filosofia analitica e della filosofia della mente definiscono la situazione attuale riguardante il problema mente-cervello: come assenza del legame concettuale intermedio e come presenza di un corrispondente gap esplicativo.

Inoltre, la SR rappresenta l’esperienza “interna”, individuale-soggettiva, inerente solo a un individuo concreto (espressa cioè in prima persona). Come si fa a passare da questa esperienza individuale-soggettiva ad affermazioni intersoggettive, generalmente valide (da parte di una terza persona) e alla comprova della vera conoscenza? In termini filosofici generali, queste domande sono state ripetutamente poste e variamente risolte da una o dall’altra posizione classica. Tuttavia, alla luce dei pressanti problemi della scienza moderna, esse continuano a rimanere aperte. Ciò è particolarmente vero e rilevante in quelle branche delle neuroscienze che si propongono di ricercare l’attività mentale, i fenomeni della coscienza, e non accettano soluzioni riduzioniste (cioè concezioni che cercano di ridurre i fenomeni della SR a processi fisici, discorsi o atti comportamentali).

A questo proposito, diventano di fondamentale importanza le domande relative all’analisi fenomenologica e alla sistematizzazione dei fenomeni di SR, alla discretizzazione del continuum della SR, alla formazione di tali invarianti dei fenomeni di SR che potrebbero servire come oggetti sufficientemente definiti per correlarli ai processi cerebrali.

Quali domande, perciò, si pone ancora la scienza sul Problema Difficile della Coscienza?
Ancora oggi necessitiamo di risposte teoricamente fondate a due domande principali:

  1. Come spiegare la connessione tra i fenomeni di SR e i processi cerebrali, se le proprietà fisiche (massa, energia, caratteristiche spaziali) non possono essere attribuite ai primi, mentre i secondi le possiedono necessariamente?
  2. Se le proprietà fisiche non possono essere attribuite ai fenomeni di SR, come si può spiegare la loro capacità di influenzare causalmente i processi corporei?

Oltre a queste domande di base, ve ne sono altre che di solito costituiscono un ostacolo per gli scienziati naturali e che richiedono urgentemente una soluzione. Tuttavia, dobbiamo subito dire che le risposte ad esse sono determinate dalle soluzioni possibili per le prime due. Inoltre, si potrebbe affermare che esse dipendano maggiormente dalla soluzione della prima domanda fondamentale.

Queste altre domande significative sono le seguenti:

  1. Come spiegare i fenomeni delle azioni volontarie e del libero arbitrio e come combinarli con il determinismo dei processi cerebrali?
  2. Come spiegare l’emergere nel processo evolutivo della qualità stessa della SR che, a prima vista, sembra non essere necessaria per l’efficace funzionamento dell’organismo?
  3. Perché le informazioni sull’agente che agisce non sono solo rappresentate, ma bensì anche vissute sotto forma di SR?

Gli Zombie Filosofici

Il Problema Difficile della Coscienza ha spinto diversi autori a ideare un esperimento mentale, quello dei cosiddetti Zombie Filosofici.

Uno Zombie Filosofico è un essere umano che è fisicamente identico e indistinguibile da una persona normale, ma non possiede SR, qualia, coscienza… insomma non è senziente.

Se ad esempio uno Zombie Filosofico venisse picchiato, interiormente non proverebbe alcuna sensazione di dolore. Tuttavia il suo comportamento esterno e cerebrale sarebbe esattamente lo stesso di chi prova dolore, inclusa la medesima espressione verbale.

Similmente, un mondo composto da Zombie Filosofici sarebbe indistinguibile da un mondo come il nostro in cui gli esseri umani invece provano emozioni, hanno una coscienza e sono dotati di un’esperienza soggettiva, intrinseca e in prima persona del “che cosa si prova”.

David John Chalmers e Thomas Nagel propongono questo esperimento mentale per affermare che la sola possibilità logica dell’esistenza degli Zombie Filosofici sia sufficiente a confutare il fisicalismo. Ovvero, se è possibile pensare a un essere fisicamente identico a una persona dotata di coscienza ma senza coscienza, quest’ultima non può essere spiegata da elementi fisici, e necessiterebbe invece di spiegazioni ulteriori.

Conclusioni

Il dibattito sul Problema Difficile della Coscienza e sugli Zombie Filosofici è ancora aperto: molti autori pubblicano ancora al giorno d’oggi possibili risoluzioni del problema e ribattono a Chalmers, mentre altri rispondono agli obiettori di Chalmers e riaprono la questione.

Non sappiamo ancora chi ha ragione, e forse non lo sapremo mai.

Ma al di là della risposta formale, non dovremmo mai smettere di chiederci: “cosa vuol dire avere una coscienza”?

 

Riferimenti

  • David J. Chalmers. The Conscious Mind: in Search of a Fundamental Theory. Oxford University Press, 1996.
  • John R. Searle. La Mente. Cortina Raffaello, 2005.
  • Thomas Nagel. Cosa si prova ad essere un pipistrello?. Castelvecchi, 2013.

Autore/i dell’articolo

Dott. Alberto Infante
  • Dottore in Psicologia
  • Redattore Volontario per la ONLUS Il Vaso di Pandora - La Speranza dopo il Trauma
  • Content Creator per l'Istituto Beck

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