Il disturbo psicotico condiviso in età evolutiva, possibili cause

Il disturbo psicotico condiviso in età evolutiva, possibili cause

disturbo psicotico condiviso in età evolutiva

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Il disturbo psicotico condiviso (o foliè à deux) è un disordine psichiatrico che prevede che un soggetto (indotto) acquisisca ideazioni deliranti da qualcuno (inducente) con il quale vi è un rapporto significativo. Nel caso di bambini ed adolescenti, l’esordio del disturbo deriva dall’interazione continua con un genitore affetto da psicosi.

Fattori predisponenti

Ancora non sono noti i contributi genetici e ambientali della folie à deux. Alcuni autori (Gralnick, 1942; Tseng, 1969) hanno identificato dei possibili fattori di rischio legati al contesto familiare, tra i quali: un componente della famiglia dominante, confini poco delineati con in gioco emozioni ambivalenti tra i membri, conflitti, violenza domestica e isolamento sociale.

Una revisione di Vigo e colleghi condotta nel 2019 ha permesso di approfondire i meccanismi alla base del disturbo psicotico condiviso, nelle famiglie con minorenni; è emerso come in tali casi le persone coinvolte nella psicosi fossero isolate socialmente e i minori non avessero modo di relazionarsi con un adulto sano all’interno della famiglia. Gli studiosi non sono ancora riusciti a comprendere se l’isolamento sociale sia causa o effetto del disturbo psicotico condiviso, in effetti le famiglie meno inserite a livello sociale potrebbero di base avere una maggiore predisposizione alla diffidenza verso gli altri, tratto che, se presente, esaspererebbe l’atteggiamento di chiusura rispetto al mondo esterno.

Rispetto ai fattori predisponenti di tipo genetico, è stato osservato come il caso primario che induce l’altro all’acquisizione del delirio, più spesso abbia una storia psichiatrica alle spalle, come ad esempio la schizofrenia. L’interazione tra la vulnerabilità genetica e contesto ambientale, sarebbe un fattore molto importante nel caso del disturbo psicotico condiviso.

La revisione di Vigo e colleghi, ha evidenziato come i casi di folie à deux che riguardavano i minori, vedevano solitamente le donne come induttori.

 

Trattamento

In passato la cura del disturbo psicotico condiviso prevedeva la separazione tra l’inducente e l’indotto (Mentjox et al., 1993). Una revisione operata da Layman e Cohen (1957) riguardante 140 casi, ha permesso di osservare come uno solamente di questi abbia visto nell’indotto una remissione dei sintomi psicotici, dopo la separazione. Non è da sottovalutare come nel caso di minori, un distacco dall’adulto possa avere effetti deleteri (Drucker & Shapiro, 1982).

 

Secondo Mentjox e colleghi (1993) è preferibile un percorso mirato a promuovere una maggiore autonomia psicologica tra i due membri coinvolti nel disturbo psicotico condiviso, dal momento in cui esso sembra essere indice anche di un legame invischiato e dunque privo di confini, tra inducente e indotto.

 

 

Riferimenti

  • https://www.stateofmind.it/2022/05/disturbo-psicotico-condiviso/
  • Drucker, M., & Shapiro, S. (1982). Issues of separation related to psychosis in twins. Comprehensive psychiatry, 23(2), 136-142.
  • Gralnick, A. (1942). Folie à deux—the psychosis of association; a review of 103 cases and the entire English literature, with case presentations. Psychiatric Quarterly.
  • Tseng, W. S. (1969). A paranoid family in Taiwan: A dynamic study of folie à famille. Archives of General Psychiatry, 21(1), 55-63.
  • Vigo, L., Ilzarbe, D., Baeza, I., Banerjea, P., & Kyriakopoulos, M. (2019). Shared psychotic disorder in children and young people: a systematic review. European Child & Adolescent Psychiatry, 28(12), 1555-1566.
  • Layman, W. A., & Cohen, L. (1957). A modern concept of folie à deux. Journal of Nervous and Mental Disease.

Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Laura Pascucci - Psicologa - Psicoterapeuta - Istituto Beck
Psicologa, psicoterapeuta, ha maturato esperienza clinica all’interno dei servizi afferenti alla struttura operativa Dipartimento di Salute Mentale della ASL RM/E acquisendo competenza nel trattamento dei disturbi d’ansia, depressione, disturbo ossessivo-compulsivo, disturbi di personalità, disturbo bipolare, schizofrenia, disturbo post-traumatico da stress. Collabora come libero professionista all’interno dell’istituto Beck e svolge attività di volontariato per l’associazione Onlus “Il Vaso di Pandora” dedicata alle vittime di eventi traumatici.

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