Il letto può attendere

Il letto può attendere

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Il sonno è una funzione fondamentale per il nostro organismo, coinvolta in varie attività, come ad esempio la regolazione del tono dell’umore.

La dicitura “BP” (procrastinazione del sonno) è stata utilizzata per indicare la tendenza ad andare a dormire più tardi del previsto, senza una valida motivazione. Nella nostra società in particolare, è stato infatti stimato che la BP riguardi fino al 53,1% dei giovani adulti (Kroese et al., 2016). Secondo alcune ricerche che hanno approfondito il fenomeno, coloro che tendono a rimandare il sonno sono più soggetti a sonnolenza diurna e risultano essere meno soddisfatti del riposo, rispetto a coloro che vanno a dormire senza necessità di rimandare (Kroese et al., 2014, Kroese et al., 2016).

Sono state individuate alcune caratteristiche peculiari in chi solitamente procrastina, come ad esempio la tendenza a focalizzarsi più sul momento presente (Ferrari et al., 2007), la tendenza a compiere errori nella stima del tempo che occorre per svolgere un compito, la difficoltà nella gestione tempo (Aitken et al., 1982; Lay, 1990; McCown et al., 1987) ed un atteggiamento di rifiuto verso la routine pre-sonno.

Nel 2020 di Chung e colleghi hanno condotto una ricerca mirata ad approfondire il tipo di attività in cui erano coinvolti 108 soggetti prima di andare a dormire (Chung et al., 2020). Gli studiosi per 48 ore hanno osservato i comportamenti di soggetti che avevano riferito di procrastinare notevolmente il sonno, per comprendere come queste persone utilizzassero il tempo. La ricerca ha permesso di osservare come il gruppo con maggior BP, prima di coricarsi fosse dedito all’utilizzo dello smartphone (Exelmans, 2016). È importante considerare come la luce prodotta dai dispositivi elettronici, possa influire negativamente sull’attività neuronale del talamo, responsabile della regolazione dei ritmi sonno-veglia.

I principali risultati hanno reso noto come nelle 3 ore precedenti al sonno i soggetti con maggior BP abbiano trascorso molto più tempo dedicandosi allo svago o alle interazioni sociali, tramite telefono o pc, rispetto al gruppo con bassa BP. Negli individui che rimandavano significativamente il momento del riposo, inoltre, è stato riscontrato un maggior tasso di depressione ed ansia, la tendenza a dedicarsi ad attività serali ed in alcuni casi è stato possibile operare una vera e propria diagnosi di insonnia (Chung et al., 2020).

A livello emotivo, i procrastinatori esperiscono maggiori sentimenti negativi, come il senso di colpa, uniti a difficoltà interpersonali, insoddisfazione rispetto alla propria vita (Ferrari & Dovidio, 2000; Klingsieck et al., 2012; Uzun Ozer et al., 2012; Stead et al., 2010; Burka & Yuen, 1983).

I risultati della ricerca suggeriscono come la procrastinazione del sonno sia un dato significativo e da prendere quindi in considerazione nei contesti clinici, pertanto l’utilizzo di un protocollo cognitivo-comportamentale potrebbe aiutare a comprendere i motivi alla base della procrastinazione del sonno (Epstein & Collins, 1977) e arginare un problema che compromette la salute psico-fisica.

 

Riferimenti

Cosa fanno le persone prima di andare a dormire? Caratteristiche e implicazioni della procrastinazione del sonno

Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Laura Pascucci - Psicologa - Psicoterapeuta - Istituto Beck
Psicologa, psicoterapeuta, ha maturato esperienza clinica all’interno dei servizi afferenti alla struttura operativa Dipartimento di Salute Mentale della ASL RM/E acquisendo competenza nel trattamento dei disturbi d’ansia, depressione, disturbo ossessivo-compulsivo, disturbi di personalità, disturbo bipolare, schizofrenia, disturbo post-traumatico da stress. Collabora come libero professionista all’interno dell’istituto Beck e svolge attività di volontariato per l’associazione Onlus “Il Vaso di Pandora” dedicata alle vittime di eventi traumatici.
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