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Il perfezionismo: il lato oscuro nei Millennial

Il perfezionismo

Photo by Ph B on Unaplash

Testo

Sommersi da un flusso crescente di ricerca della perfezione in se stessi e negli altri, contestualizzati in un mondo “dog-eat-dog” in cui il riconoscimento e le prestazioni eccellenti sono gli standard da raggiungere, i Millenial (nati tra il 1981 e il 1996), si ritrovano spesso travolti in parametri irrealistici su cui misurare il loro successo e fallimento. Genitori critici e iperprotettivi, social network, like, follower sono “metriche” su cui i Millennial devono confrontarsi.

Utilizzando la distinzione di Hamacheck (1978) tra perfezionismo normale e perfezionismo nevrotico si evidenzia come nel perfezionismo normale l’errore sia visto come una possibilità che non porta necessariamente ad un giudizio negativo da parte degli altri, mentre nel perfezionismo nevrotico la paura di fallire, la critica sono elementi costanti e predominanti.

Secondo uno studio recente anglo-canadese, negli ultimi 25 anni il perfezionismo patologico tra i giovani è aumentato sostanzialmente creando ansia, stress, depressione, disturbi alimentari e suicidio (Sherry S.; Smith M. 2019).

Lo studio

Uno studio condotto dalla Dalhousie University e della York St John University (Sherry S.; Smith M. 2019), ha indagato vari aspetti del perfezionismo: comprensione, valutazione e trattamento. Lo studio è stato condotto attraverso una meta-analisi in larga scala, comprendente 77 ricerche e circa 25.000 partecipanti. I due terzi erano donne e l’età media compresa tra i 15-49 anni.

Dalla ricerca è emerso come le cause del perfezionismo siano complesse e attribuibili sia al ruolo dei caregiver (Ipercontrollanti e critici), sia alle pubblicità ed ai social che mostrano realtà irreali.

Inoltre, gli studiosi hanno evidenziato come gli individui con una personalità perfezionista, invecchiando, diventano sempre più nevrotici, meno affidabili e strutturati. Tali risultati sono simili sia nelle donne che negli uomini.

Cosa fare?

Prendere consapevolezza che la perfezione sia un obiettivo irrealizzabile è il primo passo per poter rispondere attivamente ad una società occidentale “malata di standard elevati”.

La sensibilizzazione deve avvenire a livello parentale e sociale. I genitori dovrebbero insegnare ai propri figli a “stare” nella frustrazione, apprendere da un fallimento e non essere impeccabili.

Entrare nella modalità dell’essere invece che del fare, sbagliare di proposito, rallentare, ascoltare le nostre emozioni come “campanello d’allarme”.

In conclusione, per dirla con parole di John Henry Newman “Un uomo non farebbe nulla se aspettasse a farlo così bene che nessuno possa trovarvi dei difetti”.

Riferimenti

  • Young people drowning in a rising tide of perfectionism
  • Sherry, S., Smith, M. (2019). Perfectionists become more neurotic and less conscientious as time passes. The Conversation.
  • Smith, M.M., Sherry, S.B., Rnic, K., Saklofske, D.H., Enns, M., Gralnick, T. (2016). Are perfectionism dimensions vulnerability factors for depressive symptoms after controlling for neuroticism? A meta‐analysis of 10 longitudinal studies. European Journal of Personality, 30(2), 201-212.

Autore/i dell’articolo

Manuela Fiori
Psicologa, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Iscritta all’Ordine degli Psicologi della Regione Lazio dal 25/11/2013 con il N. 20227. Vanta esperienza clinica in ambito adulto, occupandosi prevalentemente di disturbi d’ansia, disturbi dell’umore, disturbo ossessivo compulsivo e disturbi di personalità. Si avvale inoltre della Terapia Metacognitiva Interpersonale (TMI), aggiornando la sua formazione con autorevoli professionisti del settore.
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