Imagery Rescripting nel Disturbo Borderline di Personalità

Imagery Rescripting nel Disturbo Borderline di Personalità

Imagery Rescripting nel Disturbo Borderline di Personalità

Photo by cottonbro on Pexels

L’Imagery Rescripting (ImRS) è una tecnica evidence-based che ha come scopo quello di migliorare le emozioni negative riscrivendo (rescripting) i ricordi e le immagini dolorose nell’individuo. Attraverso il contesto protetto del setting terapeutico, il paziente potrà riuscire a visualizzare scenari futuri abitabili, transitarvi e uscirne andando in direzioni nuove (Blackwell, 2018).

L’uso del rescripting immaginativo ha mostrato efficacia in vari disturbi quali: il Disturbo Post-Traumatico da Stress, i Disturbi di Personalità, la Depressione, le Fobie, i Disturbi Alimentari ed  il Disturbo Ossessivo Compulsivo (Morina, Lancee, Arntz, 2017).

In questo articolo vedremo come l’Imagery Rescripting può essere utilizzata per il trattamento del disturbo Borderline di Personalità (DBP).

Gli elementi che caratterizzano il disturbo Borderline di Personalità secondo il DSM-5 sono: sforzi disperati per evitare l’abbandono (reale o immaginario), rapporti instabili e intensi che si alternano tra l’idealizzare e lo svalutare l’altra persona, un’immagine di sé instabile, impulsività, ripetuti comportamenti, gesti o minacce suicidari o autolesionismo, rapidi cambiamenti di umore, persistenti sentimenti di vuoto, rabbia impropriamente intensa o problemi di controllo della rabbia, pensieri paranoici temporanei o gravi sintomi dissociativi innescati dallo stress.

Nella recente letteratura è stato riportato come il 90% dei pazienti con DBP sviluppa un modello di autolesionismo non suicidario (NSSI) ad esempio taglio o bruciore e circa il 60-70% commette almeno un tentativo di suicidio senza successo.

La ricerca

Lo studio esplorativo di Schaitz 2020, ha indagato la correlazione tra l’utilizzo dell’Imagery Rescripting e la riduzione delle emozioni e delle cognizioni negative associate ai comportamenti autolesionistici nel DBP.

Nello studio sono state incluse sette pazienti ricoverate e ambulatoriali presso la Clinica Universitaria di Psichiatria e Psicoterapia III, a Ulm, in Germania.

I criteri di inclusione sono stati il genere femminile, l’età tra i 18 ei 50 anni, la diagnosi di DBP, una storia di autolesionismo (p. es., taglio della pelle, abbuffate o altri comportamenti impulsivi) e segnalazioni di immagini ricorrenti e invadenti di comportamenti impulsivi ed emotivamente disregolati (EDB).

Durante ogni sessione di trattamento, le partecipanti sono state guidate a individuare delle immagini mentali disturbanti e a modificarle con le tecniche di Imagery Rescripting.

L’intervento si divide in due sessioni di ImRS individuali:

Prima sessione: 1) Psicoeducazione: il terapeuta ha spiegato lo scopo dello studio e il concetto di immaginazione mentale; 2) Rievocazione dell’immaginario mentale scelto: dopo che la partecipante ha individuato un’immagine mentale attivante, il terapeuta ha chiesto di chiudere gli occhi, rivivere la scena, parlare in prima persona e descriverla nel modo più nitido possibile (cosa ha visto, sentito, annusato e assaggiato). Le è stato anche chiesto di condividere i suoi pensieri ed emozioni al riguardo; 3) Identificazione del punto di non ritorno: il terapeuta ha aiutato le partecipanti a trovare un zona cruciale di non ritorno; cioè, un punto in cui le conseguenze dell’esecuzione dell’EDB diventerebbero inevitabili. Alla partecipante è stato chiesto di definire pensieri e sentimenti strettamente legati all’EDB. Stabilire il punto di non ritorno è fondamentale per l’applicazione di successo di questa tecnica; 4) Modifica/riscrittura delle immagini: il terapeuta ha indagato con la partecipante i possibili eventi che potrebbero regolare le emozioni, i pensieri e le sensazioni corporee negative generate dalle immagini e l’ha aiutata a creare un finale alternativo che si adattasse ai suoi bisogni emotivi. Insieme, il terapeuta e la partecipante hanno iniziato la riscrittura; 5) Nastro audio di immagini mentali modificate: il terapeuta e la partecipante hanno lavorato insieme per produrre una versione scritta e un nastro audio dell’immaginario modificato, che sarebbe stato utilizzato per le prove delle immagini a casa. 6) Compiti a casa: la partecipante è stata invitata ad eseguire gli homework, ascoltando la sua audiocassetta e pensando alle sue immagini riscritte.

Seconda sessione: il terapeuta ha chiesto alle partecipanti come sono andate le esercitazioni a casa durante la scorsa settimana; se sono necessarie modifiche nella creazione di una seconda riscrittura mentale; se ha avuto avuto effetti negativi dalla precedente sessione di trattamento; e se ha ulteriori domande.

Il terapeuta ha brevemente rispiegato la procedura dell’IR e ha chiesto alle partecipanti di descrivere un altro EDB che era accompagnato da immagini mentali intrusive. Le donne hanno segnalato un’altra forma di EDB meno inquietante della prima. Anche questa immaginazione mentale è stata riscritta seguendo la stessa procedura praticata nella prima sessione.

Conclusioni

Tutte le partecipanti hanno affermato che il trattamento dell’Imagery Rescripting è stato molto utile e che lo raccomanderebbero.

L’applicazione efficace dell’ImRS ha migliorato le strategie di regolazione funzionale delle emozioni rendendo l’EDB meno frequente, ma ha anche sviluppato nuove trame, inclusa la ricerca di aiuto attraverso l’interazione sociale (ad esempio, chiamare un amico invece di tagliarsi).

Immaginarsi interazioni sociali positive ha portato a un minore ritiro sociale nella vita reale, poiché è stato dimostrato che l’immaginazione di comportamenti futuri aumenta la probabilità che si verifichi quel comportamento specifico.

 

Riferimenti

Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Manuela Fiori
Psicologa, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Iscritta all’Ordine degli Psicologi della Regione Lazio dal 25/11/2013 con il N. 20227. Vanta esperienza clinica in ambito adulto, occupandosi prevalentemente di disturbi d’ansia, disturbi dell’umore, disturbo ossessivo compulsivo e disturbi di personalità. Si avvale inoltre della Terapia Metacognitiva Interpersonale (TMI), aggiornando la sua formazione con autorevoli professionisti del settore.

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