Impatto dei disturbi di personalità sul periodo neonatale

Impatto dei disturbi di personalità sul periodo neonatale

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La maternità è concetto molto complesso e articolato che non implica solamente la dinamica genitore-figlio ma ingloba anche aspetti relativi alla madre come persona nella sua interezza e al neonato nella sua complessità

La letteratura scientifica ormai da parecchio tempo ci ha dimostrato gli effetti deleteri sul neonato di certe condotte materne durante la gravidanza. Ma cosa sappiamo rispetto alla relazione tra disturbo di personalità e periodo neonatale? Partiamo dal presupposto che, indipendentemente dal sesso biologico di appartenenza, le persone con diagnosi si disturbo di personalità sono caratterizzate da un evidente rischio sociale ed emotivo: problemi che incidono negativamente sul funzionamento quotidiano dell’individuo.

Una review sistematica e una meta-analisi hanno stabilito un tasso di prevalenza del disturbo di personalità pari al 12,5% nella popolazione adulta generale nei paesi occidentali (Wolkert et al., 2018) e le stime di prevalenza per i pazienti psichiatrici ambulatoriali variavano in Europa tra il 40% e il 90%, negli USA tra il 45% e 51%, in India è pari al 1,07% e in Pakistan è circa il 60% (Beckwith et al., 2018).

Dati quindi che non possono destare solo un interesse puramente epidemiologico.

Nella recente review a cura della dott.ssa Marshall della Hull University (Regno Unito) viene sottolineato come le donne con diagnosi di disturbo di personalità sono state recentemente descritte in letteratura come caregiver “ad alto rischio” vista la complessa interazione tra il loro funzionamento psicologico e interpersonale e le loro difficoltà sociali. Se spostiamo poi il focus sulla gravidanza gli studi presi in esame riportano tassi più elevati di comportamento a rischio che possono avere un qualche impatto sul feto, come l’abuso di droghe, alcool, fumo o una cattiva alimentazione. Le principali conseguenze sembrano essere: nascita pretermine, sottopeso, un punteggio inferiore alla media relativo all’indice APGAR.

Quindi i fattori che caratterizzano un disturbo di personalità possono diventare possibili fattori di complicazione sia durante la gravidanza che il parto; e non soltanto colpiscono la mamma e il neonato ma anche l’intera famiglia allargata fino ad inglobare la società con conseguenze nel breve e nel lungo termine.

Le ricercatrice e il suo team sottolineano come nel corso degli anni ci sia stato un focus sia a livello di ricerca che di politiche sociali a livello internazionale rispetto a patologie come la depressione perinatale, o comunque nella cura di future mamme con diagnosi di ansia, disturbo bipolare, schizofrenia o psicosi ma che mancano delle linee guida per i servizi di salute mentale per la presa in carico di donne in gravidanza con diagnosi di disturbo di personalità.

I 158 studi presi in esame sottolineano come le donne con diagnosi di disturbo di personalità abbiano uno stile di vita e fattori sociali che influiscono sul loro benessere materno impattando così sullo sviluppo e il benessere del loro bambino già alla nascita. Inoltre il disturbo avrebbe delle conseguenze anche sulle capacità genitoriali. La letteratura presa in esame sottolinea come i figli di madri con diagnosi di disturbo borderline di personalità siano maggiormente a rischio di sviluppare la medesima patologia: gli studi fanno riferimento a teorie di vario tipo: epigenetica, processi neurobiologici, pattern di interazione.

Rispetto alle madri con altri tipi di patologie psichiatriche, le donne con diagnosi di disturbo di personalità necessitano di maggiore sostegno e assistenza poiché i dati di ricerca suggeriscono che i primi esiti infantili sono peggiori rispetto ad altre patologie.

La riflessione finale dei ricercatori che condivido completamente, sottolinea come i servizi di salute mentale hanno tutti gli strumenti per l’identificazione precoce delle donne con disturbo di personalità, e questo dovrebbe facilitara e velocizzare la realizzazione di interventi sanitari specifici utili non solo alla futura mamma ma anche al benessere del neonato e alla loro relazione.

Bibliografia:

  • Beckwith, H.; Moran, P.F.; Reilly, J. (2014)Personality disorder prevalence in psychiatric outpatients: A systematic literature review. Personal. Ment. Health. 8, 91–101
  • Marshall, C.A.; Jomeen, J.; Huang, C.; Martin C. (2020). The Relationship between Maternal Personality Disorder and Early Birth Outcomes: A Systematic Review and Meta-Analysis. International Journal of Environmental Research and Public Health. 17, 57-78
  • Volkert, J.; Gablonski, T.C.; Rabung, S. (2018) Prevalence of personality disorders in the general adult population in Western countries: Systematic review and meta-analysis. Br. J. Psychiatry 213, 709–715

Autore/i dell’articolo

Roberta Rubbino
Psicologa-Psicoterapeuta, esperta in Psicodiagnostica, Responsabile Area Età Evolutiva "Beck for Kids" e docente dell'Istituto A.T.Beck .Si occupa prevalentemente di clinica relativa all’infanzia e all’ adolescenza. Per anni ha lavorato nell'ambito della neuropsicologia dell'età adulta e dell'età evolutiva in strutture ospedialiere in Italia e all'estero sia ai fini clinici che di ricerca. In Istituto si occupa anche della organizzazione e realizzazione dei gruppi di Mindfulness per pazienti oncologici (MBCT-CA). La dott.ssa Rubbino è full member della Società Internazionale di Schema Therapy (SIST) e membro fondatore della Associazione Italiana per lo Studio del Trauma e della Dissociazione (AISTED). Di recente insieme alla dott.ssa Montano ha curato l'edizione italiana del protocollo di Mindfulness per bambini ansioni (MBCT-C).
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