Incidente mortale Uber: auto autonome vs umani

Incidente mortale Uber

Qualche giorno fa si è sparsa la notizia del primo caso di incidente mortale che ha riguardato un pedone e un’auto autonoma Uber, senza conducente. A dire il vero, la macchina un conducente ce l’aveva, visto che al posto di guida c’era un impiegato di Uber che, seppure non con le mani sul volante, aveva il compito di monitorare la situazione e, nel caso, assumerne il controllo.

La Uber ha diffuso i video registrati sia all’interno che all’esterno del veicolo, permettendo di farsi un’idea di quello che è davvero successo quella sera: mentre l’impiegato alternava la sua attenzione tra la strada e lo smartphone, all’improvviso si accorge di un pedone che attraversa portando accanto a sé una bicicletta. Il pedone, va detto, sbuca all’improvviso nel raggio visivo da un cono d’ombra e sembra effettivamente che sarebbe stato impossibile vederlo prima che i fari dell’auto lo illuminassero e, dunque troppo tardi per frenare.

Eppure qui stiamo parlando di capacità visive umane. Le auto autonome dovrebbero avere ben altri sistemi che non si basano solo sulle informazioni dello spettro visibile agli occhi umani, quindi dovrebbero accorgersi della presenza di un pedone che, seppure al buio, sta attraversando la strada.

Quante persone muoiono ogni anno in Italia in incidenti stradali? Secondo i dati raccolti dalla Polizia Stradale, le vittime nel 2017 sono state 1656, aumentando del 2,2% rispetto all’anno precedente. Più del 90% degli incidenti stradali sono in qualche modo collegati a errori del guidatore, il che farebbe presupporre che, eliminando il guidatore, si eliminerebbero anche le tragiche conseguenze delle sue disattenzioni. I dati forniti da Waymo (di Google) e Uber, ovvero le società che stanno sviluppando le auto autonome, mostrano una tecnologia molto sicura. In realtà la questione è più complicata di così.

Infatti, non è sufficiente comparare i numeri di incidenti di auto con guidatore e auto autonome, perché altrimenti staremmo prendendo in considerazione solo gli errori dei guidatori. Per avere un’idea più completa della situazione, occorrerebbe anche avere una statistica di tutte le volte in cui un’auto con guidatore non provoca incidenti. Sarebbe a dire, la stragrande maggioranza delle situazioni, quelle che non ricordiamo perché tendiamo a dimenticare quello che ci sembra normalità e, al contrario, ricordiamo i casi eclatanti, quelli che la normalità la rompono. È una capacità evolutiva: la normalità segue uno schema che è facile da apprendere e non necessita di continui monitoraggi, così che possiamo usare le nostre energie cognitive su altro; quando succede l’imprevisto, abbiamo bisogno sia di porre attenzione che di ricordarlo, così da apprenderne le peculiarità e non farci trovare impreparati in futuro.

È, dunque, chiaro che per avere un’idea più completa delle effettive capacità e vantaggi delle auto autonome, dovremmo aspettare molti altri test, per molti chilometri, in molte situazioni diverse. Probabilmente, in un futuro non tanto lontano, riusciremo a trovare quella via di mezzo tra umano e tecnologico che sappia coniugare le abilità di problem solving e di previsione a lungo raggio che possediamo con i molti “sensi” e la reattività immediata della macchina, così da avere strade più sicure. Lasciando comunque agli amanti dei motori la possibilità di divertirsi al volante in maniera responsabile.

Riferimenti: