Considerazioni socio-economiche, culturali e psichiatriche sull’infanticidio

infanticidio

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Tra gennaio e maggio 2020, è stata condotta una ricerca bibliografica (Naviaux et al., 2020) basata su banche dati elettroniche e su altre fonti di informazione (letteratura grigia) al fine di indagare i dati più recenti sull’infanticidio e l’omicidio di minori, soffermandosi sulle considerazioni socioeconomiche e psichiatriche, nonché sulle diverse ragioni per cui una madre o un padre potrebbero commettere tale crimine.

Con il termine infanticidio si intende generalmente l’uccisione illegale di un neonato di età inferiore a un anno di età, definizione generalmente accettata a livello internazionale, anche se vi sono alcune eccezioni: in Francia, ad esempio, il nuovo codice penale (entrato in vigore nel 1994) ha soppresso questa specifica incriminazione e l’ha sostituita con “l’omicidio di un minore di età inferiore ai 15 anni”.

L’infanticidio si verifica sia nelle culture indigene che in quelle urbane di tutto il mondo: il termine neonaticidio si riferisce agli omicidi di bambini di meno di un mese, che hanno luogo nel periodo immediatamente post-parto, la maggioranza entro poche ore dopo la nascita ed è attribuibile all’incapacità di prendersi cura correttamente del nascituro; l’infanticidio femminile è l’atto di uccidere deliberatamente le bambine e viene anche descritto come uccisione selettiva di genere o “gendercide“, è più comune dell’infanticidio maschile e può avere gravi ripercussioni sull’equilibrio dei sessi nella popolazione; era comune nell’antichità, ma può essere ancora oggi una realtà in alcune culture (cinese, eschimese, polinesiano). In passato e in molte società, il figlicidio era una pratica diffusa e utilizzata come forma efficace di controllo delle nascite, soprattutto in paesi poveri e sovraffollati; in alcune culture, i bambini non sono considerati esseri umani fino a quando non vengono celebrate specifiche cerimonie e riti di iniziazione.

In letteratura, sono stati identificati 2 sottotipi di infanticidio: quello diretto o attivo, dove assistiamo all’omicidio deliberato per lesioni o soffocamento, e quello passivo, legato a neglect, malnutrizione e trascuratezza. Il tasso globale di omicidi di minori è stimato a 1,92 per le donne e 2,93 per i maschi della fascia d’età 0-17 anni per 100.000 abitanti, il tasso di infanticidi è ancora più difficile da stimare. In uno studio sulla Finlandia e Austria, Putkonen e il suo team hanno identificato in entrambi paesi che il tasso di figlicidio è superiore a 5 per 100.000 abitanti.

Alcuni nuovi fattori socio economici, parametri psicopatologici e considerazioni familiari, hanno un ruolo importante nell’analisi del fenomeno; la malattia mentale, in particolare la depressione e la psicosi nella fase perinatale e post-partum, è spesso parte del quadro.

Il rapporto 2016 di Child Trends (Stati Uniti) indica che è durante la prima settimana di vita che i neonati hanno maggiori probabilità di essere uccisi dalla madre, mentre dopo tale periodo è più probabile che sia un maschio, solitamente il padre o il patrigno, a commettere il crimine.
Nel medesimo giorno della nascita il rischio di omicidi infantili è massimo, mentre il 10% vengono commessi durante il primo mese di vita (Centers for Disease Control and Prevention, 1999-2013).

Se guardiamo il figlicidio da una prospettiva darwiniana la teoria dell’evoluzione ci offre un’interpretazione più obiettiva e meno carica emotivamente. Lo scopo di una specie è quello di riprodursi e tramandare il patrimonio genetico in condizioni vantaggiose, questo è valido anche per gli esseri umani, ma il mondo ha risorse limitate, così la prole non ideale (più debole, deformata o conseguente a stupro o incesto) può essere eliminata, per favorire i candidati più forti.

Come abbiamo potuto vedere, l’infanticidio non deriva da una causa unica, ma da molteplici fattori (alcuni sono ben noti, altri rimangono ipotetici). Per prevenire l’infanticidio, occorrerebbe effettuare screening per individuare disturbi psichiatrici e fattori di vulnerabilità e trattare o offrire assistenza ai genitori a rischio.

Riferimenti

  • Amon S, Putkonen H, Weizmann-Henelius G, Fernandez Arias P & Klier CM: Gender differences in legal outcomes of filicide in Austria and Finland. Arch Womens Ment Health 2019.
  • Centers for Disease Control and Prevention, National Center for Health Statistics: Underlying Cause of Death 1999-2018 on CDC Wonder online Database. Available at: https://wonder.cdc.gov/wonder/help/ucd.html

Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Cappelluccio Rosetta
Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale Docente e supervisore Istituto A.T Beck Roma e Caserta Conduttrice gruppi DBT adulti e adolescenti Consulente tecnico d’ufficio per trauma neglect e abuso Ha prestato la sua propria opera professionale come responsabile ambulatorio psicopatologia ospedale Buonconsiglio Fatebenefratelli Napoli, attualmente èConsulente esperto   presso l'Ufficio Garante per l'Infanzia ed Adolescenza Regione Campania. Titolare di incarichi consulenza specialistica DBT nelle scuole per trattamento dei ragazzi con comportamenti disregolati  presso varie sezione scolastiche della  Regione Campania .
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