Inibizione delle risposte comportamentali nei disturbi dello sviluppo

Inibizione delle risposte comportamentali nei disturbi dello sviluppo

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Introduzione

I disturbi dello spettro autistico (ASD), caratterizzati da difficoltà di tipo sociale e comunicativo e dalla presenza di comportamenti e interessi ristretti e ripetitivi, possono manifestarsi con una vasta varietà di sintomi, che spesso comportano la co-occorrenza di altri disturbi e condizioni. Una condizione spesso associata all’autismo è il disturbo da deficit d’attenzione/iperattività (ADHD), presente nel 30-40% dei bambini con autismo: questi tendono dunque a presentare anche difficoltà nel mantenimento dell’attenzione e nella gestione dell’impulsività (Rommelse et al., 2010). Data l’entità della comorbilità, diverse ipotesi sono state avanzate per spiegare questo fenomeno e riguardano la correlazione tra le due condizioni: 1. Si tratta di manifestazioni diverse dello stesso disturbo; 2. Un disturbo influenza il rischio di sviluppare l’altro; 3. Sono tre condizioni indipendenti (ASD, ADHD, ASD+ADHD); 4. C’è una correlazione tra i fattori di rischio per le due condizioni.

Fare chiarezza in merito all’origine dei disturbi è fondamentale per comprenderne appieno la traiettoria di evoluzione. Tra gli aspetti condivisi nelle due condizioni, inoltre, figura spesso anche un deficit delle funzioni esecutive, che includono inibizione, memoria di lavoro e le abilità di transizione da un contesto all’altro. Le singole funzioni che mostrano una compromissione variano nelle due condizioni, seguendo un pattern simile a quello della sintomatologia primaria (Russo et al., 2007). Con particolare riferimento ai profili di inibizione comportamentale, Cremone-Caira e colleghi (2021) si sono proposti di paragonare i profili di bambini con ASD, ADHD e la comorbilità di ASD e ADHD con quelli di controlli a sviluppo tipico (TD).

Lo studio

Il campione della ricerca ha incluso 155 bambini di età compresa tra i 7 e gli 11 anni, con diagnosi ufficiali di ASD (49), ADHD (21) o ASD+ADHD (27). Il gruppo di controllo includeva bambini senza sintomi clinici significativi (58). Sono stati esclusi dallo studio soggetti con condizioni neurologiche verificate, storia di ferite alla testa significative, impedimenti fisici che avrebbero compromesso la partecipazione ai compiti sperimentali, e non sono stati inclusi casi in cui il caregiver non avesse un livello di inglese sufficiente per completare le misurazioni.

Ai soggetti è stata sottoposta una batteria di valutazione comportamentale con lo scopo di analizzare: controllo dell’interferenza, inibizione reattiva, inibizione proattiva, inibizione motivazionale. L’ipotesi dello studio implicava che i bambini con ASD+ADHD presentassero profili di inibizione maggiormente compromessi rispetto ai partecipanti con diagnosi singole (ASD o ADHD) e ai controlli (TD).

La procedura ha previsto come primo passaggio la conferma della diagnosi, con ADI-R e ADOS-2 per ASD e Conners per ADHD. Successivamente, è stata somministrata il set di prove Inhibition Battery, che includeva tre compiti sperimentali (Stroop Task, Stop-Change Task, Hungry Donkey Task), con lo scopo di valutare le quattro componenti dell’inibizione citate in precedenza (controllo dell’interferenza, inibizione reattiva, inibizione proattiva, inibizione motivazionale). Per favorire la partecipazione è stato previsto un piccolo premio in denaro per i caregiver e un rinforzo appropriato all’età per i bambini.

Risultati e conclusioni

Dalla ricerca è emerso che i bambini con ASD+ADHD mostravano una maggiore compromissione nell’area dell’inibizione reattiva rispetto ai controlli. Ulteriori dati ricavati dallo studio hanno però contraddetto l’ipotesi iniziale dei ricercatori: il gruppo di bambini ASD+ADHD, infatti, non ha mostrato più difficoltà nelle altre aree dell’inibizione, paragonati al gruppo di controllo. Le difficoltà nella gestione dell’inibizione sembrano invece correlate al compito: in particolare, è emerso un profilo specifico nei compiti che misuravano il tempo di risposta, che ha differenziato il gruppo ASD+ADHD dai bambini con singole diagnosi di ADHD o ASD.

Considerata quindi la grande variabilità delle prestazioni, e l’unicità del profilo emerso per i bambini con entrambe le condizioni, risulta di fondamentale importanza valutare accuratamente ogni aspetto dell’inibizione per distinguere i disturbi a livello qualitativo e consentire un intervento mirato sulle reali esigenze del bambino.

 

Riferimenti

  • Cremone-Caira, A., Trier, K., Sanchez, V., Kohn, B., Gilbert, R., Faja, S. (2021). Inhibition in developmental disorders: A comparison of inhibition profiles between children with autism spectrum disorder, attention-deficit/hyperactivity disorder, and comorbid symptom presentation. Autism,25(1): 227-243.
  • Rommelse, N.N.J., Franke, B., Geurts, H.M., Hartman, C.A., Buitelaar, J.K. (2010). Shared heritability of attention-deficit/hyperactivity disorder and autism spectrum disorder. European Child and Adolescent Psychiatry, 19(3), 281–295.
  • Russo N., Flanagan, T., Iarocci G., Berringer, D., Zelazo, P.D., Burack, J.A. (2007). Deconstructing executive deficits among persons with autism: Implications for cognitive neuroscience. Brain and Cognition, 65(1), 77–86.
  • https://www.istitutobeck.com/autismo
  • https://www.istitutobeck.com/adhd-deficit-attenzione-iperattivita
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Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Roberta Bacchio - Psicologa, terapista specializzata nell’ambito dell’autismo, specializzanda in terapia cognitivo-comportamentale presso l’Istituto A.T. Beck.
Psicoterapeuta. Si occupa da diversi anni di disturbi dell’età evolutiva, e possiede esperienza in particolare nella diagnosi e nel trattamento dei Disturbi dello Spettro autistico. Attualmente esercita la libera professione in collaborazione con l’Istituto Beck for Kids di Roma.
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