“Ho sonno ma non dormo!”

“Ho sonno ma non dormo!”

insonnia

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A quanti di noi è capitato di essere allo stremo delle forze, desiderosi soltanto di farci cullare da un sonno ristoratore ma senza riuscirci? Quanto può essere faticoso provare a dormire contando infinite pecorelle? Un’antica strategia che probabilmente un po’ tutti abbiamo utilizzato sin da bambini ma che non sempre ha funzionato…colpa delle tante pecorelle? Proviamo insieme a capire perché e a causa di cosa può essere difficile addormentarsi in modo naturale!

Qualsiasi sforzo per cercare di dormire ha un effetto contrario o negativo sul sonno, il quale è un fenomeno universale, fondamentale per la sopravvivenza e per il recupero e la conservazione delle energie; serve a contrastare e/o ripristinare processi biochimici e/o fisiologici progressivamente degradati durante le ore di veglia. Il sonno è necessario affinché si mantenga il normale funzionamento del cervello permettendogli di riposare e risulta essenziale anche per il consolidamento delle memorie, in particolare per quella procedurale e dichiarativa, e nei processi di plasticità neurale.

Un’altra sua funzione importante è l’ effetto benefico sul corpo affinché possa rigenerarsi, permettere la crescita dei muscoli, riparare i tessuti e sintetizzare gli ormoni. Tutto ciò non accade se dormire diviene, col tempo, un’esperienza disturbante a causa di cattive abitudine quotidiane che, a livello psicofisico, possiamo assimilare così tanto da interferire con i bisogni fisiologici: pensiamo a quante ore trascorriamo davanti allo schermo del proprio cellulare o alla tv, ad attività ad alto impatto cognitivo e attentivo che possiamo svolgere nella camera da letto la cui funzione, invece, dev’essere esclusivamente quella di invitare a dormire o praticare attività sessuale senza che vi siano ulteriori segnali distraenti come luci particolari o suoni, che possano andare ad incidere, appunto, sulla qualità del nostro sonno.

L’insonnia è un disturbo ampiamente diffuso e con un forte impatto sulla salute degli individui, in comorbilità talvolta con ansia, depressione, disturbo post-traumatico da stress e abuso di sostanze. Eventi traumatici sono stati riconosciuti come importanti fattori precipitanti per lo sviluppo dell’insonnia e/o altre parasonnie poiché alterano il normale meccanismo di regolazione sonno-veglia determinando l’iperattivazione del sistema nervoso centrale.

Studi epidemiologici hanno dimostrato che la maggior parte degli individui tende a voler risolvere i propri problemi d’insonnia facendo uso di benzodiazepine in assenza di altro trattamento. A questo proposito la TCC standard, nello specifico la CBT-I per l’insonnia, attraverso un approccio integrato di interventi cognitivi e comportamentali, si è dimostrata essere d’elezione per il miglioramento di tali disturbi e per una buona igiene del sonno.

Tra le tecniche utilizzate e risultanti efficaci vi sono quella dell’intenzione paradossale attraverso la quale si dimostra che più ci concentreremo sull’atto del dormire più i nostri occhi persisteranno nel rimanere aperti a guardare il soffitto e quella del controllo cognitivo il cui obiettivo è, invece, quello di iniziare a rompere l’associazione tra i pensieri disfunzionali sul sonno, la camera da letto e il momento in cui ci si predispone all’addormentamento. Il tempo e lo spazio destinati al sonno devono essere associati esclusivamente o prevalentemente a pensieri rilassanti grazie ad una pratica formale di mindfulness o ad un buon diario in cui annotare con carta e penna le proprie preoccupazioni in un breve arco di tempo dedicato, su di una comoda poltrona, fuori dal letto, preferibilmente in un’altra stanza. In conclusione, “Se il sonno non fosse necessario per la sopravvivenza, si tratterebbe del più grande errore che l’evoluzione avrebbe commesso” (Rechtschaffen).

Riferimenti

Autore/i dell’articolo

Roberta Borzì
Psicologa, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Vanta esperienza clinica in ambito adulto, e si occupa prevalentemente di tutti i disturbi d’ansia, disturbo ossessivo-compulsivo, problematiche sessuali, disturbi di personalità con la Schema Therapy, in cui è formata attraverso training specifici e supervisione con esperti del settore. Ha anche conseguito entrambi i livelli della formazione in EMDR. Socio AIAMC (Associazione Italiana di analisi e modificazione del comportamento e Terapia Comportamentale e Cognitiva.) e membro ISST (International Society of Schema Therapy).

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