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Insonnia, quando contare le pecore non basta

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Insonnia
Insonnia - Photo By: Hs Lee

Insonnia, quando contare le pecore non basta

La stanza buia, i minuti passano. Nel silenzio della notte solo il ticchettio delle lancette dell’orologio. 100, 99, 98, nulla. Contare le pecore non basta. Gli occhi sbarrati, i pensieri girano nella testa. Questo, l’incubo di chi non dorme.

Gli italiani, ma non solo, dormono poco e male. Stando alle stime soffre d’insonnia, quantomeno occasionale, il 50% della popolazione mondiale. Le cose si complicano per paesi industrializzati, dove turni di lavoro e ritmi frenetici sono sul banco degli imputati per l’insonnia cronica.

Secondo gli esperti tra il 5 e il 10 percento della popolazione occidentale ha difficoltà a dormire e, la prevalenza sale vertiginosamente se si guarda agli anziani. Così la qualità di vita e la salute della popolazione peggiora, con costi esorbitanti per la sanità pubblica.

Chi soffre d’insonnia va spesso incontro a sintomi psichiatrici, abuso di sostanze, dipendenza o disturbi dell’umore. La farmacologia, da sola, non basta. Chi fatica a dormire risponde bene alla terapia cognitivo comportamentale, un trattamento di prima linea, grazie a cui il 40% dei pazienti ottiene miglioramenti sensibili.

Oltre le sedute settimanali di psicoterapia, igiene del sonno, psicoeducazione, anche le tecniche di rilassamento sembrano funzionare, specie gli esercizi di meditazione. A sostenerlo, un recente studio longitudinale condotto presso l’università di Los Angeles, Stati Uniti. La ricerca evidenzia come la meditazione Tai Chi produca effetti significativi nella riduzione dei sintomi associati all’insonnia. Stando ai risultati ottenuti dallo psichiatra Michael Irwin, responsabile dello studio, attraverso specifici movimenti, abbinati a una respirazione profonda e consapevole è possibile riequilibrare il sistema nervoso.

Alla ricerca hanno preso parte 90 persone, sottoposte a questionari, test e attente rilevazioni fisiologiche come la polisonnografia. Metà di loro è stato assegnato a un trattamento riabilitativo di psicoterapia cognitivo comportamentale, i restanti hanno seguito il Tac Chi. “Il dato sorprendente – spiega il responsabile dello studio – è l’efficacia che la disciplina orientale mostra nei confronti di chi soffre d’insonnia”. In effetti, si riscontra come a distanza di 15 mesi dal trattamento, tutti i partecipanti abbiano incrementato la qualità del sonno, con una diminuzione netta dei sintomi associati alla patologia. “Non solo i test – chiarisce l’esperto – ma anche i parametri fisiologici indicano un miglioramento sostanziale sia psicologico che fisico dei soggetti”. Chissà che anche i più scettici possano beneficiarne e abbandonarsi cosi tra le braccia di Morfeo.

Robert Brumărescu

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Insonnia – Riferimenti:

  • Irwin, M. R., Olmstead, R., Carrillo, C., Sadeghi, N., Nicassio, P., Ganz, P. A., & Bower, J. E. (2017). https://www.istitutobeck.com/insonnia
  • Ohayon MM. Epidemiology of insomnia: what we know and what we still need to learn. Sleep Med Rev. 2002;6(2):97–111.
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