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Insonnia in adolescenza: l’efficacia della meditazione

Insonnia in adolescenza

Photo by ksenia Makagonova on unspalsh

Soffrire di insonnia non vuol dire non riuscire ad addormentarsi una notte ogni tanto perchè ogni evento emotivamente carico può interferire con il sonno. Risulta, quindi, necessario discriminare l’insonnia “occasionale” e quindi transitoria dalla condizione persistente di insonnia vera e propria (Sanavio, 2009).

L’insonnia può essere definita come una reiterata difficoltà ad iniziare e/o mantenere il sonno, tale che esso risulti di durata e/o qualità insoddisfacente. Essa può essere caratterizzata da: difficoltà dell’addormentamento, risveglio precoce e/o anticipato e risvegli notturni (Devoto, Violani, 2010).

Il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5, 2013) descrive il Disturbo da insonnia come caratterizzato da una insoddisfazione riguardo la quantità e la qualità del sonno accompagnato da uno o più dei seguenti sintomi: difficoltà ad addormentarsi, difficoltà a mantenere il sonno con frequenti risvegli, difficoltà a riaddormentarsi e risveglio precoce al mattino. Nei bambini possono verificarsi difficoltà ad addormentarsi o a riaddormentarsi dopo il risveglio in assenza della persona che si prende cura di loro. Questi sintomi causano compromissione del funzionamento scolastico, sociale, lavorativo, si presentano almeno 3 volte a settimana e persistono per almeno 3 mesi.

Studi precedenti dimostrano un’associazione tra insonnia in adolescenza e: depressione, ansia, disattenzione, problemi di condotta, abuso di alcol e droghe, peggioramento dei risultati scolastici. Inoltre i disturbi del sonno in adolescenza si associano ad un peggioramento della salute in generale con elevati livelli di sonnolenza, perdita di energia e affaticamento diurno (de Bruin et. al., 2015).

Gli studi condotti sugli adulti hanno messo in luce l’associazione tra l’insonnia, un’eccitazione psicofisiologica inappropriata e un aumento delle secrezioni ormonali notturne anomale come ad esempio il cortisolo. In risposta a queste problematiche è possibile che la persona sperimenti elevati livelli di apprensione prima di andare a dormire. Negli adolescenti queste difficoltà possono tradursi in convinzioni disfunzionali (“Devo andare a dormire ora”, “Se non riesco ad addormentarmi non sarò in grado di fare bene domani”, “Se non dormo prenderò brutti voti”) che a loro volta possono associarsi ad un iperarousal psicofisiologico. L’iperarousal, a sua volta, può innescare comportamenti disadattivi come posticipare l’orario in cui si va a letto per evitare di non riuscire a dormire.

La terapia cognitivo-comportamentale si è dimostrata efficace perché utilizza tecniche che agiscono sull’iperarousal psicofisiologico con l’obiettivo di ridurlo e sulle cognizioni disfunzionali che vengono sostituite da convinzioni più funzionali e adattive. In particolare si fa riferimento alla Cognitive Behaviolar Therapy for Insomnia (CBT-I) che utilizza tecniche di psicoeducazione, igiene del sonno, restrizione del tempo trascorso a letto, terapia cognitiva e tecniche di rilassamento.

L’espressione “igiene del sonno” è stata utilizzata da Peter Hauri per descrivere ciò che serve per “conservare in buona salute” il sonno, eliminando, ad esempio, i comportamenti e le abitudini che precedono il sonno e che interferiscono con esso (Sanavio, 2009).

Un nuovo studio condotto da de Bruin e colleghi (2020) ha testato l’efficacia del protocollo CBT-I in associazione a tecniche di meditazione su un campione di adolescenti di età compresa tra i 12 e i 19 anni. In particolare è stata utilizzata la pratica del “body-scan” con l’obiettivo di ridurre l’eccitazione psicofisiologica. Il body-scan lavora sulle sensazioni fisiche provate nel momento presente, assumendo un’attenzione non giudicante su ogni parte del corpo e agendo sia sull’iperarousal psicofisiologico innescato dalla preoccupazione che sulla preoccupazione stessa.

I risultati dello studio hanno mostrato dei miglioramenti nei sintomi dell’insonnia, diminuzione dell’insonnia e dei risvegli notturni. Tuttavia, non sono stati rilevati miglioramenti nel tempo impiegato ad addormentarsi. Questi risultati indicano che la pratica del body-scan influenza i problemi del sonno che si verificano dopo l’addormentamento come il sonno interrotto o una scarsa qualità del sonno, ma non influenza l’addormentamento stesso.

In conclusione la pratica del body-scan associata alla CBT-I può avere un notevole impatto sull’insonnia in adolescenza perchè favorisce una respirazione calma e richiede alla mente di concentrarsi sul corpo.

Riferimenti:

  • de Bruin, E. J., Meijer, A., & Bögels, S. M. (2020). The Contribution of a Body Scan Mindfulness Meditation to Effectiveness of Internet-Delivered CBT for Insomnia in Adolescents. Mindfulness, 1-11.
  • de Bruin, E. J., Bögels, S. M., Oort, F. J., & Meijer, A. M. (2015). Efficacy of cognitive behavioral therapy for insomnia in adolescents: a randomized controlled trial with internet therapy, group therapy and a waiting list condition. Sleep, 38(12), 1913-1926.
  • Devoto A., Violani C. Curare l’insonnia senza farmaci, Roma: Carocci. (2010).
  • American Psychiatric Association. (2013). Diagnostic and statistical manual of mental disorders. Arlington: American Psychiatric Publishing.
  • Sanavio E. (2009) Come vincere l’insonnia. Giunti

Autore/i dell’articolo

Rita Massaro
Psicologa, iscritta all’Ordine degli Psicologi della Campania dal 27/01/2020 n° 8632. Svolge il ruolo di Research assistant occupandosi di raccolta dati nell’ambito di progetti di ricerca con il Dipartimento di Psicologia dell’Università degli Studi della Campania. Collabora con l’Istituto Beck come tutor d’aula presso la sede di Caserta. Ha preso parte a progetti di prevenzione del disagio giovanile presso scuole primarie superiori e scuole secondarie del territorio. Ha svolto attività di tirocinio presso il servizio Materno Infantile dell’ASL di Caserta e un Centro di riabilitazione neuromotoria per minori.
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