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Internet e la confusione della post verità: come sopravvivere

Internet e la confusione della post verità: come sopravvivere

Internet e la confusione della post verità: come sopravvivere

Il regista Robert Evans affermava nel 2002 che “ci sono tre versioni per ogni storia: la mia, la tua e la verità”.
Evans, all’inizio di questo secolo, forse non si aspettava che da lì a poco le verità a cui siamo esposti si sarebbero moltiplicate a dismisura, una per ogni persona con accesso a internet. Così, nel 2016, gli Oxford Dictionaries hanno ufficialmente introdotto la parola “post-verità”: le convinzioni personali e le credenze emotive stanno diventando più importanti dei fatti nell’influenzare l’opinione pubblica. Tanto che spesso vi è una confusa sovrapposizione tra fatti e opinioni.

Oggi le news si succedono senza sosta, online c’è tutto e il contrario di tutto. L’attrice e autrice C‌inzia Leone ha ben evidenziato questa ricchezza (e contraddizione) di messaggi nel suo ultimo spettacolo teatrale “Disorient Express”: sul palco, l’artista romana non fa in tempo ad abituarsi a una notizia che poco dopo il suo smartphone la avverte che è stata smentita. Non sorprende che al proposito si abbiano vissuti di confusione, disorientamento, incertezza e timore.

Nella scacchiera sociale e politica, come funziona questo gioco? La verità è sempre stata funzionale ai giochi politici, fosse questa usata contro gli avversari o a favore della propria campagna. “La storia è scritta dai vincitori” e le modalità di comunicare hanno sempre fatto uso di creatività, anche negativa e focalizzata a smontare messaggio e messaggero. I movimenti populisti, privilegiando il sentire generale della gente sopra a tutto, hanno l’obiettivo di dividere la società in due opposte fazioni: i puri virtuosi (noi) contro i vili corrotti (gli altri), grazie anche alle cosiddette fake news (notizie completamente false), ai fatti alternativi (notizie false spacciate come punti di vista diversi su una questione) e all’abuso di clickbait (lett. esca per i click: si tratta di contenuti che stuzzicano la curiosità ma, non soddisfacendo al 100%, portano il lettore a cliccare per scoprire di più).

Ma non è sempre stato così. Prima dell’avvento di internet, non si potevano diffondere le proprie opinioni direttamente a un grande numero di persone: questo ruolo era ricoperto dagli intermedia, comunemente detti media (radio, televisione, giornali), che fungevano da filtro delle bufale. Ora improvvisamente i media sono tagliati fuori e tutti possono comunicare informazioni senza alcun filtro. Questo cambiamento ha due risvolti. Uno positivo: libero scambio delle idee, socializzazione, mutuo rispetto e tolleranza. Spesso, purtroppo, succede il contrario e il lato negativo è proprio la polarizzazione di cui parlavamo: normalmente i bias estremi sono diluiti nella popolazione, ma in internet possono fare comunità e risultare più evidenti ed emergere. Questo contribuisce a creare mostri e contraddizioni: pensate ai no-vax e il ritorno di malattie prima debellate, la negazione del cambiamento climatico, la polarizzazione contro equità di accesso alle cure, diritti civili, benessere dei migranti, ecc. Oggi, quindi, ci si permette di esprimere opinioni sulla scienza: la verità non è semplicemente contestata, ma è considerata insignificante. Il fenomeno ha conseguenze negative lente, come lo spostamento di voti in campagna elettorale, ma anche immediate, come nei casi di suicidi per cyber bullismo o diffusione di messaggi falsi o foto private.

Com’è possibile che, nonostante ora più che mai abbiamo la possibilità di accedere alle informazioni, i fatti non contano più? L’immediatezza di internet (pensate ai 280 caratteri di Twitter) costringe a condensare il messaggio altrui e, nel processo, a renderlo più estremo e meno popolare per mostrare al pubblico quanto quel messaggio sia sbagliato. Questi messaggi estremi sono quelli che vengono più facilmente condivisi, perché la portata emotiva è quella che attira più l’attenzione.

Nella giungla delle informazioni, le prede hanno più da perdere dei predatori: i carnivori al massimo rimangono digiuni fino alla prossima caccia, per le prede invece è questione di sopravvivenza. Nel mondo odierno, noi fruitori di informazioni siamo le prede e dobbiamo mettere in atto strategie più creative facendo rapide valutazioni dell’ambiente, delle risorse, delle possibilità. Prima di tutto, abbiamo bisogno di dati veritieri e affidabili per prendere buone decisioni. Quando si scartano ipotesi e dati supportati dall’evidenza scientifica semplicemente adducendo i fatti alternativi, le emozioni o le opinioni personali, aumentiamo il rischio che le conseguenze delle azioni basate su quei dati siano negative.

Tre sono le modalità di sopravvivere alla giungla delle informazioni. Farsi più domande, per mettere in dubbio le proprie credenze e aprirsi all’apprendimento. Controllare i fatti, distinguere il segnale dal rumore di fondo. Al momento nessuna istituzione occupa questo ruolo e, comunque, chi controllerà i controllori? Ognuno di noi deve essere controllore dei fatti, in particolare quando vengono usati titoli a effetto e dati statistici. Coinvolgere gli altri in discussioni aperte, democratiche, costruttive e ricordarsi che, nella vita reale, le opinioni sono una scala di grigio, non polarizzate.

Se da un lato l’uso della post-verità è un pericolo per il futuro della società, della democrazia, dei nostri figli, come esseri umani abbiamo sempre molte risorse. I Millennials*, in questo, sono avvantaggiati: hanno padronanza del mezzo e sanno già che, quando controllano lo smartphone (anche 150 volte al giorno), saranno investiti di notizie. Con un semplice sguardo, processano tutti questi dati in maniera differente dalle generazioni precedenti, nate e cresciute con la notizia premasticata dai media, e sanno che la verità è raggiungibile attraverso l’accesso alle informazioni. Sanno, per esperienza personale, che la comunicazione va di pari passo con emozioni e punti di vista e che in rete troveranno verità e opinioni.

*gli individui nati tra il 1980 e il 2000.

Benino Argentieri

Bibliografia

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