Intersessualità e coming out

Intersessualità e coming out

Intersessualità e coming out

Photo by Katie Rainbow on Pexels

Nascere intersessuale

L’intersessualità non è un orientamento sessuale, ma una condizione innata che va oltre la dicotomia maschio o femmina, dove i genitali interni e/o esterni, e/o l’assetto ormonale o cromosomico della persona che nasce intersessuale sono ambigui, e pertanto non rientrano nel binarismo uomo o donna a cui siamo abituati.

Le persone intersex spesso si confrontano, fin dall’inizio, con un sistema famigliare dominato dal segreto e dall’esigenza di nascondere questa situazione innata. Proprio per questo, il primo intervento di sostegno psicologico deve essere diretto alla famiglia del bambino intersessuale, perché possa essere accolto e validato nella sua realtà e corporeità, senza segreti e negazioni: favorendo la funzione genitoriale, fornendo informazioni e strumenti adeguati a poter gestire tutti quei vissuti di vergogna, colpa, incredulità e timore che spesso accompagnano i genitori dei bambini intersex. Vi è la necessità di incoraggiare il confronto e il dialogo con altre realtà simili e le varie associazioni, perché queste famiglie non si sentano sole e le uniche a dover vivere questa situazione.

È importante che al bambino intersex venga esposta la sua condizione senza nasconderla, facendo attenzione ad utilizzare un linguaggio semplice, comprensibile ed adeguato rispetto l’età del bambino stesso.

La persona intersessuale vive dei forti conflitti interiori legati alla propria corporeità che lo fanno sentire difettato, sbagliato ed inadeguato, con conseguenti emozioni di rabbia, frustrazione e vergogna che lo portano, troppo spesso, ad isolarsi per timore di mostrarsi o perché deriso e bullizzato, e conseguentemente emarginato a causa della sua condizione.

A volte, proprio attraverso il confronto con l’altro che la persona intersessuale scopre di avere delle caratteristiche fisiche diverse, soprattutto in età adolescenziale, con conseguente non accettazione del proprio corpo e dell’aspetto dei propri genitali, generando relazioni intime fallimentari, che lo conducono successivamente a chiudersi in sé stesso per paura del rifiuto da parte dell’altro desiderato. Vi sono anche ulteriori aspetti quali, il non raggiungimento delle funzioni sessuali, anorgasmia e infertilità in età adulta. C’è bisogno di preparare la persona intersessuale alle relazioni intime, al rapporto con la propria corporeità, di metterla in contatto con i propri desideri ed aspettative, perché queste possano divenire un indice positivo sulla qualità della vita e non un limite.

La psicoterapia deve essere di supporto per la rielaborazione dei vissuti traumatici e dolorosi legati al corpo e agli interventi chirurgici precoci, ove subiti, creando una buona alleanza terapeutica attraverso l’accettazione e il non giudizio. Bisogna superare il pregiudizio e l’emarginazione, che spesso accompagnano le minoranze, come in questo caso, e che minacciano il senso di sicurezza della persona che ne è vittima. È fondamentale sostenere psicologicamente l’autodeterminazione dell’individuo, con l’identificazione della propria identità di genere e ponendo anche l’attenzione sull’orientamento sessuale.

La terapia cognitivo comportamentale può essere d’aiuto attraverso la psicoeducazione, la storia di vita che permette di ripercorrere tutte le tappe di sviluppo, la ristrutturazione cognitiva per rielaborare tutte quelle convinzioni e pensieri negativi rivolti a sé stessi e il proprio corpo, accettando la propria identità e la propria corporeità, dirigendosi verso un percorso di coming out e di apertura verso la vita stessa, le relazioni sociali ed intime. Si può procedere con approccio bottom-up, partendo da un lavoro terapeutico sul corpo, perché questo venga accettato, riconosciuto e tollerato, vivendo il proprio corpo come “unico” e non come un “nemico”.

Si possono utilizzare le seguenti tecniche e approcci: la Terapia Sensomotoria, l’Hakomi, il Trauma Informed Yoga, la Mindfulness, l’ACT (Acceptance and Commitment Therapy) e la Compassion Focused Therapy.

 

Coming out

Ogni persona ha diritto di vivere la propria vita in maniera autentica e di essere riconosciuta nelle proprie caratteristiche distintive, per questo è importante che le persone intersessuali abbiano la possibilità di uscire dall’ombra della loro esistenza.

Emily Queen, un’attivista intersessuale, che spesso si è esposta raccontando la propria storia, ci parla della sua intersessualità e di come non si è mai voluta sottoporre ad interventi di chirurgia di “normalizzazione”, nonostante sia nata con una vagina e dei testicoli al posto delle ovaie. Non si è mai voluta operare perché la sua condizione non ostacola né la sua vita né la sua salute fisica e in un’intervista ha rilasciato le seguenti parole: “Oltre ai nostri genitali ci sono anche i nostri cromosomi, le nostre gonadi (come ovaie e testicoli), ci sono gli organi sessuali interni, la produzione ormonale, la tua risposta ormonale e poi ci sono le caratteristiche sessuali secondarie. Queste sette aree di sesso biologico hanno tutte un gran numero di varianti. Mentre noi abbiamo solo due opzioni: maschio e femmina.” (Latini, 2019)

Anche la top model belga Hanne Gaby Odiele nata con la sindrome di Morris, ha fatto coming out raccontando la sua storia personale e gli interventi di chirurgia invasiva subiti a 10 anni per rimuovere i testicoli con cui era nata al posto delle ovaie e la vaginoplastica a 18 anni. Sposata con il modello John Swiatek, si dichiara orgogliosa della sua intersessualità e di condurre una vita normale.  Oggi è portavoce della battaglia genderless ed è contro la mutilazione genitale. Con la sua apertura al mondo, vuole difendere i diritti dei bambini intersex dagli interventi di chirurgia precoce, perché afferma di non volere che altri bambini subiscano quello che ha subito lei e che si esca dallo stereotipo maschio/femmina. Inoltre asserisce che nessun corpo deve essere motivo di vergogna.

Questi coming out ci confermano che si può vivere una vita soddisfacente con un sesso X o meglio non definito nel binarismo di genere, e dobbiamo ricordarlo perché negli anni passati, e forse ancona oggi, molte persone intersessuali si sono suicidate per le ferite, i traumi, l’emarginazione inflitta loro, e per non essersi mai integrate in una società e cultura che non riconosce la loro esistenza.

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