skip to Main Content

Ipersonnia e Terapia Cognitivo-Comportamentale

Ipersonnia e Terapia Cognitivo-Comportamentale

Photo by Adi Goldstein on Unsplash

L’ipersonnia idiopatica è un disturbo da eccessiva sonnolenza diurna che risulta molto invalidante e che impatta fortemente sulle prestazioni quotidiane e sulla qualità della vita. E’ una condizione che si manifesta con lunghi periodi di sonno diurno (gli episodi sono mediamente della durata di due ore) e, seppur non si rintracci in tutte le persone che ne sono affette, un allungamento del periodo di sonno notturno.

Molte attività sono necessariamente trascurate a causa dell’elevata sonnolenza diurna e vengono riscontrati elevati costi in aree della vita quali le relazioni e gli interessi. Le persone che presentano un aumento del tempo di sonno notturno hanno difficoltà, inoltre, a svegliarsi al mattino e a rispettare, di conseguenza, gli impegni scolastici e lavorativi.

Non esiste un trattamento farmacologico specifico, tuttavia per la gestione dei sintomi sono raccomandati i farmaci promotori della veglia. Proprio perché non esiste una cura farmacologica mirata, molti pazienti non aderiscono alla farmacoterapia o non rispondono al farmaco, quindi i professionisti suggeriscono di intraprendere un intervento di tipo psicologico e comportamentale (Conroy et al., 2012).

Per prima cosa è necessario aiutare la persona a comprendere il disturbo e i suoi sintomi. Una parte importante del trattamento è quella relativa alle specifiche indicazioni sulle condotte e sullo stile di vita da adottare nella quotidianità, perché l’ipersonne deve comprendere che è importante prendersi cura di sé e che è necessario mantenere uno stile di vita regolare. All’interno di un percorso di psicoterapia cognitivo-comportamentale vengono fornite delle regole di igiene del sonno, come per esempio il suggerimento di pianificare dei sonnellini diurni (seppur poco ristoratori), e vengono forniti, inoltre, dei suggerimenti per la cura dell’alimentazione (p.e., una dieta a basso contenuto di carboidrati) e sull’aumento dei livelli di attività (per contrastare la tendenza alla passività dovuta all’eccessiva sonnolenza diurna). Sono certamente delle indicazioni che possono avere un impatto positivo sulla persona, nonostante la parte cruciale del lavoro sia quella rivolta alla regolazione emotiva e alla gestione delle emozioni dolorose legate alla propria condizione invalidante e limitante.

Le emozioni che si innescano con più frequenza sono tristezza e ansia (Neikrugh et al., 2016), ma sono stati riscontrati anche alti livelli di frustrazione e rabbia. I pensieri tipici sono legati alla visione di un futuro senza speranza, all’impossibilità di modificare la propria condizione e alla difficoltà di accettare la presenza dei sintomi.

Anche parenti e amici possono essere aiutati a comprendere la condizione del proprio caro al fine di attivare una rete di supporto sociale e ridurre l’isolamento della persona.

Allo stato attuale sono pochi gli studi che hanno provato a indagare l’efficacia dei trattamenti non farmacologici per le persone con ipersonnia (Schinkelshoek et al., 2019), risulta quindi necessario effettuare degli studi mirati che possano fornire nuovi spunti di intervento in questo ambito.

 

 

Riferimenti bibliografici

  • Conroy D.A., Novick D.M. & Swanson L.M. (2012). Behavioral management of Hypersomnia. June 7(2): 325-331.
  • Neikrug A.B., Crawford M.R. & Ong J.C. (2016). Behavioral Sleep Medicine Services for Hypersomnia Disorders: A Survey Study. Behavioral Sleep Medicine 15(2): 158-171.
  • Schinkelshoek M.S., Fronczek R. Lammers G.J. (2019). Update on the Treatment of Idiopathic Hypersomnia. Current Sleep Medicine Reports (5): 207-214.

Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Cristina Marzano - Psicologa - Psicoterapeuta - Istituto Beck
Psicologa, Dottore di Ricerca (PhD) in Psicologia Cognitiva, Psicofisiologia e Personalità, e Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. E’ docente interno dell’Istituto A.T. Beck per le sedi di Roma e Caserta. Conduce gruppi di Dialectical Behavior Therapy (DBT). Le principali aree di interesse sono l’insonnia, il disturbo ossessivo-compulsivo, i disturbi associati al Trauma. E’ iscritta all’Associazione Italiana per lo Studio del Trauma e della Dissociazione (AISTED).
Back To Top
Send this to a friend