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Dall’Ipnosi alla Mindfulness

ipnosi e Mindfulness

Photo by Benoit Beaumatin on Unspalsh

Mindfulness, ipnosi, meditazione: spesso vengono trattati come fenomeni molto diversi… ma lo sono veramente? Per capirlo, affronteremo prima brevemente la storia dell’ipnosi.

Dalle iniziali convinzioni di Franz Anton Mesmer sull’esistenza di un “magnetismo animale” si passa, nel corso degli anni, a una visione psicologicista, dove le tecniche ipnotiche iniziano a diventare sempre meno “manuali” e sempre più verbali e psicologiche. Josè Custódio de Faria per primo inizia a parlare del far fissare un oggetto al paziente per indurgli la trance o “sonno magnetico”, come chiamato all’epoca (processo, questo, che lui chiama di “fascinazione”). James Braid, pur proseguendo con il metodo dell’induzione tramite fissità oculare, si rende conto, riuscendo a ipnotizzare anche soggetti ciechi, che più che il fissare un oggetto, è la concentrazione mentale diretta verso un’unica idea, o “monoideismo”, a portare a uno stato ipnotico. Braid inoltre associava spesso le tecniche di fascinazione a suggestioni come l’ordine ad “addormentarsi”, ovvero a entrare in trance.

Ambroise-Auguste Liébeault modifica la tecnica di fascinazione di Braid e di Faria e ipnotizza chiedendo ai suoi pazienti di fissarlo negli occhi, mentre suggerisce loro che si stiano gradualmente “addormentando” (ovvero entrando in uno stato alterato di coscienza). Liébeault crea inoltre la prima scala di “profondità ipnotica”, e a seguire ne arriverà un’altra, di Hippolyte Bernheim, un suo collaboratore. Queste scale verranno poi sostituite nel XX secolo dalle “scale di suscettibilità ipnotica”. Nonostante servino per altri scopi, queste scale, riportando le tecniche di induzione e le suggestioni che venivano date ai pazienti, finiranno per diventare dei veri e propri standard della pratica ipnotica (Council, 2002). Pertanto, partendo dalla loro analisi, è possibile capire quali siano le tecniche “standardizzate” impiegate nella pratica dell’ipnosi. Una delle più importanti scale è sicuramente la Friedlander-Sarbin Scale del 1938, su cui poi si baserà la Stanford Hypnotic Susceptibility Scale (SHSS, 1959), la più usata assieme alla Harvard Group Scale of Hypnotic Susceptibility (HGSS, 1962).
Anche l’ipnosi ericksoniana sembra mimare, in maniera sicuramente diversa e “meno autoritaria”, le induzioni di rilassamento presenti in queste scale, sebbene utilizzando suggestioni più indirette (tipiche dell’approccio ericksoniano) che suggestioni dirette come invece ritroviamo nelle scale di suscettibilità ipnotica. Tuttavia, differisce leggermente invece il metodo di induzione dell’autoipnosi utilizzato dalla moglie di Erickson (il cosiddetto “Metodo 3, 2, 1 di Auto-Ipnosi di Betty Erickson”), che è diventato molto popolare e per questo lo analizzeremo in questa sede parlando di ipnosi.

Prenderemo dunque in considerazione le tecniche di induzione ipnotica presenti nelle principali scale e nel metodo di Betty Erickson e le confronteremo con le tecniche di meditazione mindfulness come riportate dal protocollo “Mindfulness-Based Stress Reduction” (MBSR) di Jon Kabat-Zinn, per capire se mindfulness e ipnosi siano o meno fenomeni ontologicamente diversi.

Iniziamo con la prima scala di suscettibilità ipnotica mai creata, quella del 1930 di M.M. White. Nel testo leggiamo che il metodo usato per ipnotizzare il paziente è la fissità oculare accompagnata da suggestioni verbali: la persona è posta in una stanza completamente al buio tranne che per l’illuminazione di una sfera di cristallo, su cui il paziente deve tenere fisso lo sguardo fino ad entrare in trance. A questo punto possono essere date ulteriori suggestioni per il lavoro successivo (White, 1930). Passiamo adesso alla scala di Davis e Husband del 1931: anche qui gli autori riportano di aver ipnotizzato tramite il “metodo di Braid”, cioè attraverso la tecnica di osservare fisso un oggetto finché le ciglia non cominciano a sbattere e il battito cardiaco rallenta, ottenendo un rilassamento corporeo. A questo punto, secondo gli autori, si può ritenere la trance indotta con successo e proseguire con le successive suggestioni ipnotiche (Davis & Husband, 1931).

Nello stesso anno, Barry, Mackinnon e Murray inducono l’ipnosi chiedendo al paziente di “giacere su un divano con la testa leggermente sollevata e gli occhi focalizzati sulla testa di uno spillo bloccato nella parete opposta” e inducendo “rilassamento, sonnolenza e sonno” tramite affermazioni recitate con “una voce sommessa e monotona accompagnata da pressione sulla fronte e carezze”. Tutto questo per almeno 5 o 6 minuti prima che venissero date specifiche suggestioni per il successivo lavoro di ipnosi (Barry, Mackinnon & Murray, 1931).

Arriviamo adesso al 1945, e troviamo che Eysenck e Furneaux inducono l’ipnosi nei pazienti combinando la fissazione di un oggetto luminoso, l’ascolto di un suono basso costante, e suggestioni verbali di: stanchezza e chiusura degli occhi, completo rilassamento, sensazione di incapacità di eseguire qualunque attività, caduta irresistibile delle braccia, pesantezza delle palpebre, impossibilità di alzare le braccia, sensazione di essere a miglia di distanza, sensazione di percepire un calore piacevole, anestesia, rigidità delle braccia, catalessia, allucinazioni positive e negative (Eysenck & Furneaux, 1945).

Arriviamo adesso a scale più recenti, come la Creative Imagination Scale (CIS): in essa si chiede al paziente di lasciar andare i propri pensieri mentre chiude gli occhi e cerca di sentire le proprie mani e braccia pesanti, immaginando che dei dizionari molto voluminosi siano posizionati sul palmo delle proprie mani (che a loro volta dovrebbero essere rivolti verso l’alto mentre le braccia dovrebbero essere poste dritte davanti a sé all’altezza delle spalle). Questo esercizio crea una sensazione di pesantezza, che a sua volta induce l’ipnosi (Barber & Wilson, 1978). Un’altra procedura di induzione usata dagli stessi autori della CIS è semplicemente quella di eseguire ripetute suggestioni di rilassamento, sonnolenza e sonno (Barber, Wilson & Scott, 1980).

Arriviamo adesso alla Barber Suggestibility Scale (BSS): in essa si chiede al soggetto di fissare una luce che lampeggia in sincronia con il suono di un metronomo, mentre l’ipnotista recita le istruzioni, che consistono in suggestioni di: rilassamento di ogni muscolo del proprio corpo, stanchezza e sonnolenza, rallentamento del respiro, pesantezza e chiusura degli occhi, sentire un calore diffondersi in ogni parte del proprio corpo, sensazione di comodità, sonnolenza. L’induzione termina con un conto alla rovescia o normale a cui si associano suggestioni di rilassamento e di approfondimento della trance, in modo che la trance diventi sempre più profonda fino alla fine del conto (Barber, 1965).

Nella Waterloo-Stanford Group Scale l’ipnotista istruisce il paziente a sedersi, appoggiare le mani sul proprio grembo, osservare un punto a caso in esse, e fissarlo, lasciando che le mani si rilassino. Dopo un po’ il professionista suggerirà al paziente di sentire gli occhi molto stanchi, di volerli chiudere e infine questi si chiuderanno. Seguiranno suggestioni di rilassamento di ogni muscolo del proprio corpo, di pesantezza e sensazione di comodità in ogni parte di esso, e di un formicolio piacevole e caldo diffuso in ogni sua parte. A questo punto l’ipnotista eseguirà un conto da 1 a 20, a cui verranno associate suggestioni di maggiore rilassamento e di approfondimento della trance (Bowers, 1998). Anche l’Harvard Group Scale segue lo stesso iter, ma prima di iniziare con l’osservazione delle mani, chiede al paziente di chiudere gli occhi e di rilassarsi, sedersi dritto sulla sedia per 30 secondi e poi di pensare che la propria testa ondeggi e di immaginare infine che cada in avanti, inerte (Shor & Orne, 1962).

La Friedlander-Sarbin Scale istruisce il soggetto a fissare una luce e ad osservarla, quindi a rilassare completamente ogni muscolo del proprio corpo, a sentirli pesanti e inerti; a sentirsi stanco e sonnolente, e a percepire il proprio respiro che via via diventa più lento e regolare. A questo punto il soggetto sente gli occhi sempre più stanchi fino a che non si chiudono. Seguono suggestioni sul sentire prima un piacevole calore, poi una gradevole comodità, e infine una sensazione di pesantezza, diffondersi in ogni parte del proprio corpo. Per terminare l’induzione, l’ipnotista effettua un lento conto, alla rovescia o normale, associandovi suggestioni di maggiore rilassamento e approfondimento della trance (Friedlander & Sarbin, 1938).

Arriviamo adesso alla Scala più usata: la Stanford Scale. Inizialmente si chiede al paziente di fissare uno spillo nero o un altro target, rilassandosi. “Presta attenzione al modo in cui il target cambia, al modo in cui le ombre giocano attorno ad esso, a come è a volte sfocato, a volte chiaro. Qualunque cosa tu veda va bene”, dice l’ipnotista. Dopo aver fissato per un po’, gli occhi diventeranno stanchi e si chiuderanno da soli. Quindi il paziente si rilasserà concentrandosi via via su ogni parte del proprio corpo e rilassando così ogni suo muscolo. Dunque sentirà che ogni parte del suo corpo diventerà pesante o addirittura intorpidita, concentrandosi a poco a poco su ognuna di esse. Seguiranno inviti al paziente a respirare profondamente e suggestioni di sonnolenza. A questo punto il paziente verrà indotto a percepire un piacevole calore o un caldo formicolio scorrere nel proprio corpo, mentre si sentirà sempre più stanco e sonnolente. Adesso si richiederà al soggetto di porre l’attenzione alla voce dell’ipnotista e di rilassarsi sempre più nella concentrazione su di essa. Infine, il professionista effettuerà un lento conto, alla rovescia o normale, associandovi suggestioni di maggiore rilassamento e approfondimento della trance, suggerendo che la trance diventi sempre più profonda fino alla fine del conto (Weitzenhoffer & Hilgard, 1962).

Infine, l’approccio di Betty Erickson, ovvero del Metodo 3, 2, 1 di Auto-Ipnosi, segue questi passi: inizialmente si tengono gli occhi aperti e si inizia a porre attenzione a 3 cose che si vedono nel proprio ambiente circostante (colori, quadri appesi al muro, oggetti fuori dalla finestra e così via). Poi ci si focalizza su 3 cose che si possono ascoltare. In seguito su 3 cose che si possono percepire, ovvero 3 sensazioni provenienti dal mondo esterno (i vestiti sulla propria pelle, se si è seduti o in piedi, la temperatura della stanza e così via). A questo punto si ripete lo stesso ciclo, ma al posto di 3 cose, si notano 2 cose per ogni ambito (vista, ascolto e sensazione). Successivamente, si ripete nuovamente il ciclo ma con 1 sola cosa per ogni ambito. A questo punto si ripete l’intero processo ma ad occhi chiusi: si notano 3 cose che si vedono nella propria mente, 3 cose che si ascoltano (fuori o pensieri-voce nella propria mente) e 3 cose che si percepiscono (sensazioni interne, ma anche esterne se non ve ne sono o se non si riesce a percepirle internamente). Si ripete di nuovo questo ciclo con 2 cose e infine un’ultima volta ancora l’intero ciclo con 1 sola cosa (Bandler & Grinder, 1983).

Compariamo tutto ciò con la mindfulness, e noteremo una somiglianza impressionante.
Gli esercizi riportati finora sono infatti esercizi di mindfulness, escluso forse quello di fissità oculare, che però è simile alla pratica Śamatha, una meditazione di concentrazione che viene di solito effettuata prima delle meditazioni Vipassanā (da cui deriva la pratica della Mindfulness occidentale) nel Buddhismo. Le pratiche Śamatha normalmente sono pratiche di concentrazione, che spesso consistono in fissità oculare sui Kasina, una classe di oggetti visivi di base di questa meditazione utilizzati nel Buddismo Theravada.
Anche nel nostro occidente, una pratica simile è lo Scrying, ovvero la fissità oculare che si effettua fissando una sfera di cristallo (cristallomanzia) o uno specchio (speculomanzia) al fine di ottenere delle visioni.

Nel programma MSBR (composto da: meditazione sul respiro; body scan; meditazione yoga; meditazione seduta; meditare durante il cammino o meditazione camminata; meditazione di gentilezza amorevole e pratica informale) contiene almeno numerosi punti di contatto con i metodi qui presenti (soprattutto la meditazione sul respiro e il body scan). Così come il training autogeno (pensiamo alle suggestioni di calore e a quelle di pesantezza del corpo, ma anche all’esercizio del respiro e a quello del cuore) e il Rilassamento Muscolare Progressivo di Jacobson (a sua volta molto simile al Body Scan).

E’ dunque evidente che più che vere e proprie metodologie diverse, siano modalità differenti di esporre quella che sembra essere una semplice verità: che focalizzare l’attenzione e rilassare il corpo portano a uno stato di trance e suggestionabilità che può essere tranquillamente chiamato ipnosi, e che tutte queste tecniche (ipnosi, autoipnosi, trance, meditazione, scrying, samatha, vipassana, rilassamento progressivo, training autogeno e mindfulness) siano solo modi diversi e posti diversi dove focalizzare tale attenzione.

Riferimenti Bibliografici

  • Council JR. (2002). A historical overview of hypnotizability assessment. Am J Clin Hypn, 44(3-4):199-208.
  • White, M. M. (1930). The physical and mental traits of individuals susceptible to hypnosis. The Journal of Abnormal and Social Psychology, 25(3), 293–298.
  • Davis, L. W., & Husband, R. W. (1931). A study of hypnotic susceptibility in relation to personality traits. The Journal of Abnormal and Social Psychology, 26(2), 175–182.
  • Barry, H., Jr., Mackinnon, D. W., & Murray, H. A., Jr. (1931). Studies in personality. A. Hypnotizability as a personality trait and its typological relations. Human Biology, 3, 1–36.
  • Eysenck, H. J., & Furneaux, W. D. (1945). Primary and secondary suggestibility: an experimental and statistical study. Journal of Experimental Psychology, 35(6), 485–503.
  • Barber, T. X., Wilson, S. C. (1978). The Barber Suggestibility Scale and the Creative Imagination Scale: Experimental and Clinical Applications. American Journal of Clinical Hypnosis, 21: 84-108.
  • Theodore X. Barber, Sheryl C. Wilson & Donald S. Scott. (1980). Effects of a traditional trance induction on response to “hypnotist-centered” versus “subject-centered” test suggestions, International Journal of Clinical and Experimental Hypnosis, 28:2, 114-126.
  • Barber, T. X. (1965). Measuring “Hypnotic-Like” Suggestibility with and without “Hypnotic Induction”; Psychometric Properties, Norms, and Variables Influencing Response to the Barber Suggestibility Scale (BSS). Psychological Reports, 16(3), 809–844.
  • Bowers, K. S. (1998). Waterloo-Stanford Group Scale of Hypnotic Susceptibility, Form C: Manual and Response Booklet. International Journal of Clinical and Experimental Hypnosis, 46, 250-268.
  • Shor, R. E. and Orne, E. C. (1962). Harvard Group Scale of Hypnotic Susceptibility, Form A. Palo Alto, CA: Consulting Psychologists Press.
  • Friedlander, J. W., & Sarbin, T. R. (1938). The depth of hypnosis. The Journal of Abnormal and Social Psychology, 33(4), 453-475.
  • Richard Bandler, John Grinder. (1983). Ipnosi e trasformazione. Astrolabio Ubaldini.
  • Andre M. Weitzenhoffer and Ernest R. Hilgard. (1962). Stanford Hypnotic Susceptibility Scale – Form C. Stanford University.
  • Kabat-Zinn, J. (2003). Mindfulness Based Stress Reduction (MBSR). Constructivism in the Human Sciences, 8, 73-83.

Autore/i dell’articolo

Alberto Infante
  • Dottore in Psicologia
  • Redattore Volontario per la ONLUS Il Vaso di Pandora - La Speranza dopo il Trauma
  • Content Creator per l'Istituto Beck

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