Ipotesi interpretative sul suicidio in età senile

Ipotesi interpretative sul suicidio in età senile

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C’è stato un continuo accrescimento dei tassi di suicidio negli Stati Uniti Stati, aumentando dal 10,5 a 13% tra il 1999 e 2014 (NIMH, 2018). L’età media delle persone che decidono di togliersi la vita è aumentata notevolmente, aggirandosi intorno agli 85 anni, sia per i maschi che per le donne, con i tassi più alti riscontrati nella popolazione degli uomini bianchi. I fattori di rischio noti per il suicidio in età avanzata rimangono in gran parte aspecifici dandoci solo una limitata comprensione dei meccanismi psicologici coinvolti. Per esempio, depressione, declino fisico, problemi familiari e/o economici e l’isolamento sociale sono solo alcuni dei fattori di rischio maggiormente conosciuti essere alla base del suicidio. Gli individui suicidi possono possedere tratti di base che li rendono vulnerabili per tutta la vita, cioè particolarmente sensibili, ma essi si attiveranno di più in momenti in cui tali tratti si scontrano con eventi stressanti, improvvisi e acuti che innescano emozioni intollerabili o di difficile gestione (Mann et al., 1999).

Giocano un ruolo molto importante i tratti della personalità. Essi sono fortemente implicati con il suicidio ma, ci dobbiamo chiedere, fino a che punto le caratteristiche della personalità giochino un ruolo differente nella giovinezza e nella età più avanzata? E, inoltre, chiediamoci se c’è uno stile di personalità maggiormente associato al suicidio nella fase dell’invecchiamento rispetto ad altri.

Tutti i disturbi della personalità, ad eccezione dello schizoide e dell’istrionico, sono associati al rischio di suicidio (May et al., 2018). Studi che utilizzano modelli dimensionali della personalità collegano anche i tentativi di suicidio e la morte per suicidio con alto nevroticismo e bassa estroversione, due tratti che sono correlati alla depressione e alla psicopatologia in generale (Fang et al., 2012). Il disturbo borderline di personalità è stato più fortemente implicato nel comportamento suicidario degli adulti perché alla base vi è una forte impulsività (Rihmer et al., 2010). Tuttavia, gli aspetti esternalizzanti del disturbo borderline e i tratti impulsivi in ​​particolare sono più gravi nella giovane età adulta e tendono a diminuire con l’avanzare dell’età (Zanarini et al., 2010). Queste osservazioni suggeriscono che il comportamento suicida negli anziani può essere associato a profili di personalità distinti dal cluster B.

In una review di Szücs e colleghi (2018) sono stati considerati comportamenti suicidari solo gli atti autolesionisti e messi in atto con intenzione di uccidersi. Per ideazione suicida sono stati considerati i pensieri di definizione e organizzazione di un piano attivo volto a togliersi la vita. La domanda a cui gli autori hanno cercato di rispondere è se anziani che si impegnano nel comportamento suicidario mostrano profili di personalità qualitativamente diversi rispetto alle loro controparti più giovani. Dato che nel corso della vita si assiste ad un abbattimento dei comportamenti esternalizzanti in particolar modo con l’invecchiamento dovremmo aspettarci che di conseguenza anche i tentativi di suicidio possano essere più contenuti ma questi non spiega gli alti tassi di casi di suicidio negli over 80.

Le conclusioni supportano l’idea che la personalità disadattiva sembra giocare un ruolo nel comportamento suicida nella vecchiaia. Sembra che l’ideazione suicidaria si associa alla personalità narcisistica e borderline ma solo nei pazienti con disturbo ossessivo compulsivo di personalità e nei pazienti evitanti c’è una vera e propria programmazione attiva, spesso confusa come segnale di una depressione in atto. Sembra inoltre, seguendo il modello dei Big Five, che gli individui anziani che tentano il suicidio siano caratterizzati da alti livelli di nevroticismo e bassa coscienziosità. Bisogna però considerare un aspetto che è ben lontano dall’analisi del funzionamento della personalità e che riguarda l’ipotesi della neurodegenerazione. Gli anziani, infatti, possono avere problemi cognitivi e neuropsicologici legati al un invecchiamento cerebrale. Questo rende le valutazioni di qualsiasi aspetto di vita molto più labile e possibilmente meno adesivo alla realtà. In tali circostanze, gli anziani possono mettere in atto comportamenti rischiosi per sé stessi o per gli altri solo perché non valutano i rischi connessi: non essendo consapevoli delle ricadute, possono attuare anche comportamenti bizzarri. Questa nuova ipotesi alternativa esula, quindi, tali azioni da motivazioni legate alla personalità o al funzionamento psicologico quindi l’idea stessa dell’ideazione suicidaria deve, in tal caso, essere completamente rivista.

 

Bibliografia

  • Fang L, Heisel MJ, Duberstein PR, Zhang J. Combined effects of neuroticism and extraversion: findings from a matched case control study of suicide in rural China. J Nerv Ment Dis (2012) 200(7):598–602.
  • Mann JJ, Waternaux C, Haas GL, Malone KM. Toward a clinical model of suicidal behavior in psychiatric patients. Am J Psychiatry (1999) 156(2):181–9.
  • May AM, Klonsky ED, Klein DN. Predicting future suicide attempts among depressed suicide ideators: a 10-year longitudinal study. J Psychiatr Res (2012) 46(7):946–52.
  • National Institute of Mental Health (NIMH). Suicide [Internet]. (2017).
  • Rihmer Z, Benazzi F. Impact on suicidality of the borderline personality traits impulsivity and affective instability. Ann Clin Psychiatry (2010) 22(2):121–8.
  • Szücs, A., Szanto, K., Aubry, J. M., & Dombrovski, A. Y. (2018). Personality and suicidal behavior in old age: a systematic literature review. Frontiers in psychiatry9, 128.
  • Zanarini MC, Frankenburg FR, Reich DB, Fitzmaurice G. Time to attainment of recovery from borderline personality disorder and stability of recovery: a 10-year prospective follow-up study. Am J Psychiatry (2010) 167(6):663–7.
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