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L’impatto delle diete sulle caratteristiche psicologiche

L’impatto delle diete sulle caratteristiche psicologiche

Photo by  Jamie Matociños  on Unspalsh

La costante crescita di obesità e sovrappeso spinge milioni di persone ogni anno a intraprendere una dieta dimagrante. Stare a dieta è la più comune strategia utilizzata per combattere l’insoddisfazione per la forma fisica e il peso. La perdita di peso è però difficile da raggiungere e ancor più da mantenere. Ad un’iniziale perdita di peso (circa il 5-10% del peso corporeo) segue spesso un recupero del peso che in alcuni casi può superare quello iniziale.

Negli ultimi 40 anni, le prove che si sono accumulate suggeriscono che le diete fai da te focalizzate sulla perdita di peso contribuiscono all’aumento di peso, danneggiano la salute psicologica e in alcuni casi possono condurre a disturbi dell’alimentazione.

Mettersi a dieta infatti può innescare la restrizione dietetica cognitiva, cioè quel particolare stato mentale di chi opera uno sforzo notevole per limitare l’introito calorico e perdere peso.

La restrizione dietetica cognitiva diventa parte di un circolo vizioso, non conduce ad un’effettiva restrizione calorica, e dirige l’attenzione della persona in modo esclusivo e disfunzionale ad alimentazione e peso.

È importante, tuttavia, distinguere tra una dieta dimagrante intrapresa in solitudine e una dieta inserita in un programma che tenga conto della modificazione dello stile di vita. Vi è una crescente evidenza che un programma alimentare di questo tipo conduce ad una perdita di peso efficace e a miglioramenti positivi della salute mentale.

In tal senso la terapia cognitivo-comportamentale dell’obesità (CBT-OB) rappresenta un validissimo strumento a disposizione del clinico per gestire la perdita e il mantenimento del peso corporeo (Dalle Grave et al., 2019).

Ad oggi la ricerca si è occupata dei fattori psicologici associati esclusivamente alle diete restrittive focalizzate sulla perdita di peso.

Una percentuale significativa di persone in tutto il mondo aderisce a diversi modelli alimentari: circa 75 milioni di persone in tutto il mondo seguono una dieta vegetariana e negli Stati Uniti si stima che oltre 4,5 milioni di persone seguano una dieta priva di glutine (circa la metà hanno una diagnosi di celiachia).

Un interessante studio australiano ha confrontato 393 persone che seguivano cinque diversi modelli dietetici: vegetariano, vegano, senza glutine, paleo e focalizzato sulla perdita di peso, e ha esplorato i fattori psicologici associati a questi diversi modelli dietetici con l’obiettivo di comprenderne somiglianze e differenze.

Tra i regimi dietetici più noti c’è quello vegetariano che esclude dalla propria alimentazione la carne di tutti gli animali senza però rinunciare a prodotti di derivazione animale come latte e uova. Anche se in alcuni casi ci può essere l’esclusione dell’uno o dell’altro. Quello vegano invece non include nessun alimento di origine animale. Il regime dietetico senza glutine non è una scelta ma un’esigenza per chi ha una diagnosi di celiachia o per chi è intollerante al glutine.

Le diete Paleo sono più recenti e sono diventate popolari solo negli ultimi 10 anni, attualmente 3 milioni di americani seguono questa dieta. Il modello di dieta paleo promuove un’alimentazione che si suppone sia più vicina a quella degli uomini ancestrali cacciatori-raccoglitori, prediligendo proteine ​​magre, frutta e verdura, ed escludendo alimenti industrializzati, prodotti lattiero-caseari e cereali. La popolarità di questa dieta è attribuibile molto più alla moda e a chef famosi, piuttosto che alla ricerca scientifica.

I risultati dello studio mostrano differenze delle caratteristiche psicologiche in relazione al consumo dei diversi modelli dietetici: il gruppo focalizzato sulla perdita di peso aveva caratteristiche psicologiche più negative rispetto a tutti gli altri gruppi, presentando un numero maggiore di sintomi del disturbo alimentare, e alti livelli di craving, alimentazione emotiva ed emozioni negative.

Il gruppo paleo ha mostrato un numero minore di sintomi del disturbo alimentare, bassi livelli di craving, alimentazione emotiva ed emozioni negative. I vegetariani e i senza glutine avevano caratteristiche psicologiche simili al gruppo di controllo. I modelli dietetici paleo e vegano erano associati a caratteristiche psicologiche più positive rispetto al gruppo di controllo (che non seguiva una specifica dieta).

Questi risultati suggeriscono che i fattori di rischio psicologico osservati in chi segue uno specifico modello dietetico non sono attribuibili al regime dietetico restrittivo di per sé ma coinvolgono i processi implicati nelle diete focalizzate sulla perdita di peso.

La conoscenza e l’approfondimento di tali processi dovrebbe costituire parte imprescindibile della formazione degli operatori di tutti i programmi che si occupano di diete e di perdita di peso e questa conoscenza dovrebbe essere diffusa tra la popolazione generale nell’ottica di prevenzione dei disturbi dell’alimentazione.

 

Riferimenti

  • Dalle Grave, R., Sartirana, M., El Ghoch, M., & Calugi, S. (2019). Trattare l’obesità con la terapia cognitivo comportamentale personalizzata. Positive Press.
  • Norwood, Cruwys T., Chachay V. S., and Sheffield J. (2019). The psychological characteristics of people consuming vegetarian, vegan, paleo, gluten free and weight loss dietary patterns. Obesity Science & Practice.

Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Daria D’Alia
Psicologa - Psicoterapeuta Docente Istituo A.T. Beck di Roma e Caserta. Ha lavorato per 15 anni nei Servizi Psichiatrici del Lazio. Specializzata nei Disturbi dell’Alimentazione e nelle terapie Mindfulness-Based. Conduce gruppi di Mindful Eating e DBT (Dialectical behavior therapy). 
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