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La Depressione: “Il male di vivere ho incontrato”;

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“Il male di vivere ho incontrato”; la depressione.
“Il male di vivere ho incontrato”; la depressione.

“Spesso il male di vivere ho incontrato
era il rivo strozzato che gorgoglia
era l’incartocciarsi della foglia
riarsa, era il cavallo stramazzato.

Bene non seppi, fuori del prodigio
che schiude la divina Indifferenza:
era la statua nella sonnolenza
del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.”

E. Montale

Montale ha definito la propria vita un vero e proprio viaggio di dolore e con sapiente maestria, attraverso questi versi, ha descritto la furia con cui tale dolore si abbatte su uomini, animali e cose, spazzando via ogni forma di speranza, compassione, coraggio, e i sogni hanno solo un retrogusto amaro.

E così, grazie a questa lirica, ha ben espresso la dolorosa condizione umana, il malessere esistenziale dove troviamo milioni di esseri umani che “inciampano” in una vita fatta di stenti, che si confrontano con precarietà e dolore: desideri che non possono essere soddisfatti, obiettivi che per essere raggiunti stroncano il fiato e sviliscono dalla fatica.

La sofferenza dell’uomo, questo “male di vivere”, ha assunto nel nostro tempo il nome di depressione, un velo scuro che annebbia menti e cuori, un fumo denso che toglie il fiato e fa lacrimare gli occhi e che fa muovere l’essere umano in una vita che non sente più sua.

Spesso si ritiene che la depressione sia un semplice abbassamento del torno dell’umore, senza invece considerare che a caratterizzarla sia un insieme di sintomi che compromettono il modo in cui una persona ragiona, pensa e raffigura se stessa, gli altri e il mondo esterno.

La depressione è un disturbo dell’umore che colpisce oltre 350 milioni di persone nel mondo senza distinzione di sesso, età e stato sociale. Spesso definita “il male del secolo”, rappresenta una malattia del tono dell’umore che ben spiega come ci adattiamo al nostro mondo interno ed esterno.

Tendenzialmente chi soffre di depressione sperimenta svariati sintomi, che possono essere sintetizzati in quattro grandi aree: sintomi somatici, sintomi emotivi, sintomi comportamentali, sintomi cognitivi; più specificamente, i sintomi della depressione sono: angoscia, perdita di interesse in attività un tempo gratificanti, difficoltà a svolgere semplici azioni quotidiane, insonnia o ipersonnia, aumento dell’appetito o mancanza di appetito, faticabilità, mancanza di concentrazione, irritabilità, tristezza, isolamento sociale, eccetera, ma la perdita della capacità di provare piacere, gioia, affetto e stupore, che prende il nome di anedonia, rappresenta il carattere principale della depressione.

Altro concetto importate e assolutamente da tenere in considerazione è quello di perdita, in quanto viene vissuta come irreparabile, irreversibile e totale: le persone depresse si sentono incapaci di fronteggiare qualunque situazione e il senso di inferiorità che le accompagna genera un’invalidazione dell’individuo stesso e di tutta la sua prospettiva esistenziale: passato, presente e futuro.

Nelle persone depresse sembra esserci stato l’apprendimento di un atteggiamento di impotenza (helplessness) legato alla sensazione dell’impossibilità di utilizzare strategie adattive nell’affrontare le situazioni dolorose alla base di questo disturbo. L’individuo depresso si sentirebbe incapace di controllare le ricompense dell’ambiente, percependosi come incompetente nel modificare una situazione frustrante o negativa e reputando ogni sua azione inutile e inefficace ad influenzare gli eventi. L’impotenza appresa viene ancora considerata come conseguenza dell’esperienza di incontrollabilità, ma gli effetti dipendono anche dalla spiegazione che la persona si dà circa la causa dell’evento stesso, ovvero sulle formulazioni di attribuzione di causalità sugli eventi.

Il soggetto depresso ritiene che le ragioni dell’insuccesso siano:

  • Interne, personali (“io ho causato l’evento”)
  • Globali, trasversali, universali (“questa esperienza negativa influenzerà diverse situazioni”)
  • Stabili (“questa situazione persisterà nel tempo”)

Queste tre caratteristiche producono la percezione di non essere in grado di controllare gli effetti del proprio comportamento, nel presente e nel futuro. È importante sottolineare che non basta un singolo evento negativo a produrre impotenza o depressione, ma che questo venga vissuto come incontrollabile o non accidentale; nello specifico negli individui depressi si riscontra:

  • Mancanza di speranza nel futuro
  • Interpretazione degli eventi in modo negativo
  • Percezione della mancanza di risorse per modificare la situazione

La persona si costruisce l’aspettativa che eventi desiderati non si verifichino e eventi temuti certamente accadranno senza avere alcuna possibilità di impedirlo. Tali convinzioni danno luogo al profondo sentimento di disperazione (hopelessness).

Come dicevamo, la depressione non è sempre riconducibile a un singolo evento, spesso sono diversi eventi negativi sommati nel tempo, o eventi di disconferma tra ciò che la persona ha raggiunto e ciò che la persona si aspettava: non tutti gli eventi di perdita conducono alla depressione.

Le visioni negative del mondo, di sé e del futuro tolgono al paziente i desideri positivi, stimolano desideri di evitamento dei fatti spiacevoli apparenti, intensificano i desideri di dipendenza, portano alla disperazione e suscitano la voglia di trovare una via d’uscita mediante il suicidio.

Beck chiamerà questi temi “aspettative negative su di sé, sul mondo e sul futuro”, concetti che diverranno noti come “triade cognitiva” della depressione; secondo il modello cognitivo, tutti i sintomi della depressione sono una conseguenza dell’attivazione della triade, in virtù della naturale tendenza umana a reagire ai propri pensieri come se essi fossero realtà.

Mariangela Ferrone

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Depressione: Riferimenti

  • Abramson, L. Y., Metalsky, G. I., & Alloy, L. B. (1989). Hopelessness depression: A theory-based subtype of depression. Psychological Review96(2), 358.
  • Beck, A. T. (1970). The core problem in depression: The cognitive triad. Depression: Theories and therapies, 47-55.
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  • Beck, A. T. (1987). Terapia cognitiva della depressione. Boringhieri.
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  • Beck, A.T. (1964). Thinking and depression: Theory and therapy. Archives of General Psychiatry, 10, 561-571.
  • Beck, A. T. (1967). Depression: Clinical, experimental, and theoretical aspects. University of Pennsylvania Press.
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  • Beck, J., (2011). Cognitive Behavior Therapy, second edition: basic and beyond. New York: Guilford Press.
  • Seligman, M.E.P. (1974). Depression and learned helplessness. San Francisco: Freemann.
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