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La nuova arma contro l’Alzheimer: lo smartphone

La nuova arma contro l’Alzheimer: lo smartphone
La nuova arma contro l’Alzheimer: lo smartphone

La nuova arma contro l’Alzheimer: lo smartphone

La popolazione italiana è la più vecchia d’Europa. Secondo il report “Sessant’anni di Europa” dell’Istat, se nel 1957 metà della popolazione italiana aveva meno di 31 anni, oggi ne ha più di 45. Il 21,7% degli italiani ha più di 65 anni, il dato più alto del continente e, per capirne la portata, riportiamo che nel 1983 era quasi la metà, il 13,1% (Dati Eurostat). Vi sono numerose fattori che hanno portato a questi dati: migliori condizioni di vita e quindi bassa mortalità, minore natalità, aumento del numero di italiani che emigrano all’estero.

Nonostante tutti i tentativi cosmetici e chirurgici di contrastare il tempo che passa, l’invecchiamento rimane un processo biologico che fa parte della vita stessa e, dunque, inevitabile. Le condizioni in cui si arriva e si affronta l’età anziana dipendono da numerosi fattori: genetico, ambientale, sociale e, naturalmente, dal nostro stile di vita. Solitamente, l’invecchiamento è accompagnato dal disagio di malattie come quelle cardiovascolari, il diabete e le patologie dette neurodegenerative, ovvero quelle caratterizzate da un cronico decesso dei neuroni.

La malattia neurodegenerativa più comune è il cosiddetto morbo di Alzheimer che porta a un progressivo deteriorarsi delle funzioni cognitive. Secondo l’Alzheimer’s Association, alcuni sintomi che possono far pensare a questa malattia sono:

  • Grave perdita di memoria, soprattutto a breve termine
  • Difficoltà a concentrarsi, fare calcoli e problem solving
  • Problemi a portare a termine impegni quotidiani
  • Confusione della cognizione di spazio e tempo
  • Difficoltà nella visione e nella percezione visiva
  • Problemi di linguaggio
  • Ritiro sociale

Al momento non esiste un test specifico per diagnosticare l’Alzheimer. Il compito è a carico del medico che farà una visita approfondita delle condizioni fisiche e mentali ma, purtroppo, solo quando la persona mostra già alcuni sintomi della malattia. Con l’invecchiamento progressivo della popolazione, è aumentata anche la percentuale di persone che sviluppano l’Alzheimer: l’incidenza annuale è infatti dell’1% proprio nei soggetti di età superiore ai 65 anni. Per questo motivo diventa sempre più urgente individuare sistemi diagnostici più veloci, attendibili ed economici.

Il convegno “Il malato di Alzheimer: la sua presa in carico dal laboratorio al territorio”, organizzato da Maria Claudia Vigliani, neurologa del Dipartimento di Neuroscienze della Città della Salute, ha voluto proprio rispondere a questa pressante richiesta. Il convegno ha avuto luogo il 18 gennaio 2018 presso l’Aula Magna dell’ospedale Molinette di Torino. Al convegno è stato presentato lo studio (ancora in corso) che fa parte di My-AHA (My Active and Healthy Ageing), un progetto di respiro internazionale che include prestigiosi istituti di ricerca anche extraeuropei. La ricerca prevederà due gruppi: in entrambi, i partecipanti verranno monitorati ma solo un gruppo riceverà anche dei compiti che mirano a stimolare le facoltà cognitive, mnemoniche e sociali.

L’approfondito monitoraggio avverrà attraverso sensori negli occhiali per registrare i movimenti corporei e oculari (la capacità di movimento ed equilibrio degenera infatti con l’avanzare della malattia), mentre bande installate sui letti dei partecipanti monitoreranno la qualità del sonno.

Sugli smartphone del secondo gruppo verranno inoltre installate delle app con giochi di memoria, orientamento e problem solving. Queste app invieranno i dati raccolti a un sistema centralizzato attraverso cui i ricercatori verranno allertati in caso di peggioramento. Questi giochi ricordano molto il “Brain Training del Dr. Kawashima“, gioco che spopolava nel 2006 sui Nintendo DS. Il programma permetteva di calcolare la propria età mentale e “ringiovanire” le facoltà cerebrali grazie a minigiochi che includevano calcoli, spostamenti, allenamento della memoria e della percezione. È senza dubbio un ottimo passo avanti quello di sfruttare le idee nate nel commerciale anche nell’ambito medico per arrivare alla diagnosi precoce e, possibilmente, alla riabilitazione.

Riferimenti

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