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La paralisi del sonno

paralisi del sonno

Photo by Kinga Cichewicz on Unspalsh

La paralisi del sonno sono dei fenomeni ricorrenti di atonia muscolare (caratteristica tipica del sonno REM) nello stato di veglia. Durante questi episodi la persona è incapace di parlare e di muovere gli arti e/o il tronco, pur rimanendone consapevole ed essendo poi in grado di ricordare correttamente ciò che è accaduto. Questa condizione si manifesta all’addormentamento o al risveglio e la durata dell’episodio varia da secondi a minuti. Questo disturbo causa intensa paura rispetto al sonno e le persone sperimentano una marcata ansia anticipatoria prima di andare a letto. Quasi il 7.6% della popolazione ha sperimentato almeno un episodio durante la vita.

Durante questi episodi la maggior parte degli individui sperimenta anche contenuti di attività onirica, che risultano vividi, multisensoriali e, spesso, a valenza negativa. La combinazione fra atonia muscolare e incubo nella veglia è un’esperienza spiacevole e non facilmente comprensibile, quindi alcune persone considerano queste esperienze come generati da fenomeni sovrannaturali (p.e., rapimento alieno notturno o attacchi demoniaci).

Storie traumatiche e sintomi di PTSD (Post Traumatic Stress Disorder) sono risultati associati alla presenza di paralisi del sonno, e nelle persone affette è risultata elevata l’anxiety sensitivity, cioè la paura delle conseguenze cognitive e delle manifestazioni somatiche dell’ansia. Sono stati inoltre riscontrati alti livelli di dissociazione, convinzioni paranormali/soprannaturali e immaginazione (Sharpless, 2016).

Essendo un fenomeno abbastanza sconosciuto e di difficile comprensione, le persone spesso riferiscono emozioni di vergogna o pensieri distorti sulle cause degli episodi (p.e., convinzione di “diventare matte” o presenza di eventi paranormali), quindi la prima linea d’intervento è certamente la rassicurazione.

Dal momento che la frequenza della paralisi aumenta con la deprivazione di sonno, è necessario migliorare la qualità e la quantità del sonno, quindi è raccomandata una corretta igiene del sonno, specialmente per i turnisti e per le persone con jet lag (Gangdev, 2004). Vengono poi fornite altre specifiche istruzioni come l’evitare la posizione prona e quella supina o, dal momento che possono scatenare gli episodi di paralisi del sonno, vengono scoraggiati i sonnellini diurni.

Vengono utilizzate anche le tecniche di rilassamento e la meditazione per migliorare la gestione degli episodi di paralisi (Jalal, 2016) e vengono anche previste delle strategie per fronteggiare (mettendole in discussione o modificandole) le allucinazioni spaventanti.

Nel caso in cui si presenti un concomitante problema d’insonnia viene applicato il protocollo di Terapia Cognitivo-Comportamentale per l’Insonnia (TCC-I).

 

Riferimenti bibliografici

  • Gangdev P. (2004). Relevance of sleep paralysis and hypnic hallucinations to psychiatry. Australasian Psychiatry, 12(1): 77-80.
  • Jalal B. (2016). How to make the ghosts in my bedroom disappear? Focused-attention meditation combined with muscle relaxation (MR therapy) – a direct treatment intervention for sleep paralysis. Front Psychol 7: 28.
  • Sharpless B.A. (2016). A clinician’s guide to recurrent isolated sleep paralysis. Neuropsychiatric Disease and Treatment, 12: 1761-1767.

Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Cristina Marzano - Psicologa - Psicoterapeuta - Istituto Beck
Psicologa, Dottore di Ricerca (PhD) in Psicologia Cognitiva, Psicofisiologia e Personalità, e Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. E’ docente interno dell’Istituto A.T. Beck per le sedi di Roma e Caserta. Conduce gruppi di Dialectical Behavior Therapy (DBT). Le principali aree di interesse sono l’insonnia, il disturbo ossessivo-compulsivo, i disturbi associati al Trauma. E’ iscritta all’Associazione Italiana per lo Studio del Trauma e della Dissociazione (AISTED).
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