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Covid-19: la paura del contagio e di contaminazione

la paura del contagio e di contaminazione

Photo by Brian McGowan on Unsplash

La diffusione della pandemia COVID-19 ha comportato uno stravolgimento degli stili di vita quotidiani e delle dinamiche relazionali, con ripercussioni sul benessere psicosociale dell’intera collettività. L’assistenza psicologica fornita finora riguarda principalmente la gestione di emozioni quali solitudine, rabbia e ansia, in particolare relativa al terrore del contagio o di poter infettare i propri familiari, amici o colleghi (Xiang, Y.T., et al., 2020). Ciascuno, però, reagisce in maniera differente alle situazioni stressanti e tali reazioni possono essere influenzate da esperienze di vita e da caratteristiche di personalità, nonché dal contesto sociale di appartenenza. La reazione allo stress di una stessa persona, inoltre, può variare nel tempo e a seconda delle circostanze (Center for Disease Control and Prevention, 2020c).

L’esperienza psicologica legata alla diffusione del coronavirus è, tuttavia, caratterizzata da specifici fattori di stress quali (IASC, 2020):

  • Il rischio di essere contagiato o contagiare, soprattutto dal momento che le modalità di trasmissione non sono completamente chiare;
  • La presenza di sintomi comuni ad altre patologie come l’influenza;
  • La preoccupazione dei genitori di sapere i propri figli a casa, purtroppo talvolta senza l’appropriato supporto;
  • Il rischio di deterioramento fisico e mentale di individui vulnerabili e con disabilità anche laddove i genitori siano con loro in quarantena e non si disponga di altre figure di supporto solitamente presenti;
  • Il rischio di essere esposti a lutti traumatici in quanto la pandemia stessa costringe a una “morte senza saluto” impedendo di vedere i propri cari defunti, non consentendo l’attuazione di cerimonie e riti funebri che favoriscono la socializzazione del dolore, la narrazione con i propri cari, e che permettono, in generale, una ritualizzazione della morte racchiudendola in una cornice di significato (Goffredo et al., 2019; Onofri et al., 2015).

Ed è proprio in questa condizione che è necessario prendere precauzioni rispetto ad eventuali contagi di coronavirus. Tuttavia ciò potrebbe anche attivare delle forme di psicopatologia. Un chiaro esempio è dato dalla paura di contaminazione. Classicamente per timore di contaminazione si intende la paura di entrare in contatto diretto o indiretto con persone o cose considerate sporche o potenzialmente dannose (Rachman, 2004). Essendo un sottotipo del disturbo ossessivo-compulsivo, il timore di contaminazione è caratterizzato da pensieri ossessivi che sono a loro volta intrusivi, ripetitivi e persistenti e si legano a compulsioni, quali rituali messi in atto in maniera continuativa allo scopo di contrastare la paura del contagio. Una caratteristica molto importante di questi comportamenti patologici è quella di essere estremamente eccessivi e distaccati da un piano di realistico allarme per il rischio temuto. Lavarsi le mani ogni qual volta si entra in contatto in casa con un oggetto domestico – una forchetta, un libro, una maniglia – è palesemente irrazionale.

Un’altra importante caratteristica riguarda il fatto che questi comportamenti sono compulsivi, e quindi difficili da trattenere: non si è mai convinti di essere veramente al sicuro, quindi non si possono fermare i rituali, niente è mai abbastanza pulito e igienizzato.

E’ chiaro che tali comportamenti rappresentano un tentativo di “tenere la situazione sotto-controllo”, e che attualmente si incastra benissimo all’interno del panico da Coronavirus. E’ importante quindi fermarsi a riflettere, seppur con grande sacrificio, che assumere comportamenti eccessivi e chiaramente irrazionali non avrà esiti “protettivi” ma contribuirà ad aumentare l’ansia e il panico individuale trasformandosi in un vero disturbo ossessivo-compulsivo, peraltro aggravato se già preesistente.

 

Bibliografia

  • Center for Disease Control and Prevention (c) Stress and Coping.
  • Goffredo, M. et al.,(2019). Dalla violenza assistita al lutto traumatico. I bambini orfani speciali, Maltrattamento e Abuso all’Infanzia, Vol. 21-1- pp 73-89, Franco Angeli, Milano.
  • IASC Inter Agency Standing Commettee. (2020). Briefing note on addressing mental health and psychosocial aspects of COVID-19outbreak.
  • Onofri, A, La Rosa, C.,Il lutto. Psicoterapia cognitivo-evoluzionista e EMDR (2015). Giovanni Fioriti Editore.
  • Rachman, S. (2004). Fear of contamination. Behaviour Research and Therapy, Volume 42, Issue 11, pp. 1227-1255.
  • Xiang, Y.T., Yang, Y., Li, W., Zhang, L., Zhang, Q., Cheung, T., Ng, C.H. (2020). Timely mental health care for the 2019 novel coronavirus outbreak is urgently needed. The Lancet Psychiatry, Volume 7, Issue 3, pp. 228-229.

Autore/i dell’articolo

Roberta Borzì
Psicologa, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Vanta esperienza clinica in ambito adulto, e si occupa prevalentemente di tutti i disturbi d’ansia, disturbo ossessivo-compulsivo, problematiche sessuali, disturbi di personalità con la Schema Therapy, in cui è formata attraverso training specifici e supervisione con esperti del settore. Ha anche conseguito entrambi i livelli della formazione in EMDR. Socio AIAMC (Associazione Italiana di analisi e modificazione del comportamento e Terapia Comportamentale e Cognitiva.) e membro ISST (International Society of Schema Therapy).
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