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La RO DBT per aumentare l’espressione sociale delle emozioni

La RO DBT per aumentare l’espressione sociale delle emozioni.

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Conseguenze dell’ipercontrollo

Il benessere emotivo si ritiene correlato positivamente all’autocontrollo, e i dati sperimentali hanno generalmente confermato questa ipotesi (p.e., Weise et al., 2018). Tuttavia, un eccesso di autocontrollo, quindi la strategia di coping denominata ipercontrollo, può determinare la presenza di:

  • repertori comportamentali poco flessibili;
  • inibizione emotiva;
  • tendenza al perfezionismo;
  • elevata preoccupazione;
  • attenzione eccessiva ai dettagli;
  • bassa sensibilità alla ricompensa;
  • alta sensibilità alla minaccia.

La strategia di fronteggiamento dell’ipercontrollo risulta problematica in quanto può indurre la persona a mettere in atto comportamenti disfunzionali come:

  • isolamento sociale;
  • marcato evitamento del chiedere aiuto agli specialisti della salute mentale;
  • restrizione alimentare (in molti casi si rintraccia anoressia nervosa);
  • investimento eccessivo nel lavoro.

L’eccesso di autocontrollo risulta spesso associato alla depressione e al disturbo ossessivo-compulsivo di personalità.

Il ruolo dell’espressione emozionale nella RO DBT

La RO DBT (Radically Open Dialectical Behavior Therapy) è stata ideata da Thomas R. Lynch (2018), ed è un trattamento rivolto alle persone caratterizzate da ipercontrollo maladattivo.

Uno degli aspetti più interessanti e originali di questo intervento è l’importanza data all’espressione sociale delle emozioni e alla necessità di potenziarla e aumentarla.

La RO DBT enfatizza il ruolo dell’espressione sociale, poiché rappresenta il principale fattore di cambiamento per questa tipologia di persone. Sottolinea, infatti, l’importanza di focalizzarsi sui comportamenti pubblicamente osservabili per aumentare la connessione con gli altri e l’intimità. Le persone, dunque, vengono aiutate a portare l’attenzione sui propri comportamenti manifesti per osservarne le caratteristiche e le intenzioni alla base.

Si fa comprendere che alcune delle comuni forme di comunicazione non verbale, non orientate alla connessione sociale e che possono indurre nell’altro disagio e desiderio di allontanarsi, sono:

  • sollevare gli occhi al cielo;
  • andare via durante una conversazione;
  • non sorridere quando gli altri stanno raccontando un aneddoto divertente;
  • microespressioni del volto come l’abbassare le sopracciglia.

Per creare connessione sociale vengono implementate delle abilità che possano promuovere maggiori livelli di fiducia e apertura rispetto agli altri, che rappresentano degli elementi necessari per creare e mantenere i legami sociali (funzionali alla nostra sopravvivenza). 

Nonostante questo intervento non sia ancora ampiamente diffuso e applicato, stante la sua recente ideazione, rappresenta un valido trattamento per persone con ipercontrollo maladattivo (Gilbert et al., 2020).

 

Riferimenti bibliografici

  • Gilbert, K., Hall, K. & Codd, T. (2020). Radically Open Dialectical Behavior Therapy: Social Signaling, Transdiagnostic Utility and Current Evidence. Psychology Research and Behavior Management, 13: 19-28.
  • Lynch, T.R. (2018). The Skills Training Manual for Radically Open Dialectical Behavior Therapy: A Clinician’s Guide for Treating Disorders of Overcontrol. Reno, NV: Context Press, an imprint of New Harbinger Publications, Inc.
  • Wiese, C.W., Tay, L., Duckworth, A.L., et al. (2018). Too much of a good thing? Exploring the inverted-U relationship between self-control and happiness. J Pers, 86(3): 380-396

Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Cristina Marzano - Psicologa - Psicoterapeuta - Istituto Beck
Psicologa, Dottore di Ricerca (PhD) in Psicologia Cognitiva, Psicofisiologia e Personalità, e Psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. E’ docente interno dell’Istituto A.T. Beck per le sedi di Roma e Caserta. Conduce gruppi di Dialectical Behavior Therapy (DBT). Le principali aree di interesse sono l’insonnia, il disturbo ossessivo-compulsivo, i disturbi associati al Trauma. E’ iscritta all’Associazione Italiana per lo Studio del Trauma e della Dissociazione (AISTED).
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