La rottura dell’alleanza terapeutica

La rottura dell’alleanza terapeutica

La rottura dell’alleanza terapeutica

Photo by Daniel Curran on Unsplash

La rottura dell’alleanza terapeutica: il breakdown tra terapeuta e paziente

La rottura dell’alleanza terapeutica può essere definita un momento di tensione, un breakdown nella collaborazione tra paziente e terapeuta.

Molto spesso i pazienti durante le sedute di psicoterapia, celano i loro stati di disagio verso il clinico, portando il percorso terapeutico di costruzione delle conoscenze ad un vicolo cieco e le competenze autoriflessive del paziente ad una drastica riduzione (Safran & Muran, 2000).

La visione dell’alleanza, come caratteristica statica, è stata sostituita da una concezione più dinamica che si costruisce nel corso del trattamento, attraverso processi di rottura e riparazione (Safran & Muran, 2000).

Quali sono i segnali di contrasto che il terapeuta deve cogliere durante il percorso terapeutico?

I marcatori di frattura dell’alleanza terapeutica possono essere di due tipi:

  1. Da ritiro: il paziente nega, dà risposte minime, intellettualizza, cambia spesso tema, racconta aneddoti, parla di altri.
  2. Da confronto: il paziente riporta in seduta lamentele sul terapeuta, sull’attività della terapia, sull’essere in terapia e sui successi terapeutici.

È importante che il clinico sappia cogliere tali marcatori e trasformali in momenti funzionali e preziosi per il paziente e per la terapia.

Come riparare le fratture dell’alleanza terapeutica?

Le azioni che il terapeuta può compiere per riparare un’alleanza terapeutica, sono principalmente tre: l’ operazione di disciplina interiore (ODI), la validazione e le metacomunicazioni (Safran e Segal, 1992).

L’ODI è una regolazione dello stato mentale che il terapeuta mette in atto per uscire da un Ciclo Interpersonale Problematico. Una volta regolato il suo stato mentale, il terapeuta è pronto per operare una metacomunicazione terapeutica (Safran, Muran, 2000).  Questo processo richiede un’importante competenza metacognitiva ed empatica del terapeuta.

La validazione è una strategia fondata sull’empatia con lo scopo di riconoscere il senso, l’autenticità e la saggezza di un’emozione, un pensiero o un comportamento. Il terapeuta in questo intervento dovrebbe, ad esempio, riflettere in maniera accurata senza giudizio, verbalizzare le emozioni, i pensieri o i pattern di comportamento non espressi, stare sveglio, assumere un atteggiamento gentile ma realistico.

La metacomunicazione (MC) è la capacità del terapeuta di rendere esplicito ciò che è implicito nella relazione terapeutica (McCarthy, P. R., & Betz, N. E. (1978). Attraverso il comportamento, i market espressivi, il riconoscimento esplicito di quanto ha affermato il terapeuta, le domande volte ad approfondire il tema iniziale, si può capire se la MC ha funzionato e quindi l’alleanza è stata riparata.

Conclusioni

In conclusione, la risoluzione della rottura terapeutica rappresenta un importante “processo” per la fase del cambiamento in psicoterapia. Diventa essenziale quindi che il terapeuta riconosca precocemente i segnali inviati consapevolmente o non dal paziente.

L’abilità del terapeuta, oltre a cogliere i segnali, consiste nel trasformare la frattura terapeutica in un’opportunità psicoterapeutica, individuando il proprio contributo nel mantenimento del ciclo interpersonale disfunzionale e utilizzando gli strumenti per salvaguardare il lavoro e l’alleanza terapeutica.

 

Biblografia

  • Safran JD & Muran JC (2003). Teoria e pratica dell’alleanza terapeutica.
  • Laterza ¢ Safran JD & Segal ZV (1990). Il processo interpersonale nella terapia cognitiva. Feltrinelli (1993)
  • Semerari A (1991). I processi cognitivi nella relazione terapeutica. Carocci
  • Di Maggio G, Semerari A (2007) I disturbi di personalità. Modelli e trattamento. Stati mentali, metarappresentazione, cicli interpersonali.

Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Manuela Fiori
Psicologa, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Iscritta all’Ordine degli Psicologi della Regione Lazio dal 25/11/2013 con il N. 20227. Vanta esperienza clinica in ambito adulto, occupandosi prevalentemente di disturbi d’ansia, disturbi dell’umore, disturbo ossessivo compulsivo e disturbi di personalità. Si avvale inoltre della Terapia Metacognitiva Interpersonale (TMI), aggiornando la sua formazione con autorevoli professionisti del settore.

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