La Schema Therapy applicata ai disturbi dello spettro autistico

La Schema Therapy applicata ai disturbi dello spettro autistico

Schema Therapy applicata ai disturbi dello spettro autistico

Photo by Eva Bronzini on Pexels

Introduzione alla Schema Therapy

La Schema Therapy (Young, 1990; Young et al., 2003) costituisce un approccio terapeutico integrato, che basa il suo fondamento sul concetto di bisogni emotivi della persona. Tali bisogni premono per essere soddisfatti nel corso delle nostre relazioni primarie. Quando i bisogni fondamentali non vengono soddisfatti in modo adeguato e coerente durante l’infanzia, si formano i cosiddetti “schemi maladattivi precoci” (SMP), ovvero schemi contenenti ricordi, emozioni, sensazioni fisiche che si riattivano in maniera automatica in età adulta, influenzando il comportamento.

Una volta che i primi schemi disadattivi hanno iniziato a svilupparsi, gli individui imparano a mitigare i sentimenti di disagio sviluppando delle risposte di coping: la resa, l’ipercompensazione, l’evitamento. Queste tre risposte di coping risultano disadattive poiché la loro funzione è quella di alleviare il disagio piuttosto che consentire alle esperienze correttive di “aggiornare” gli schemi e soddisfare i bisogni emotivi fondamentali.

La Schema Therapy mira a modificare questi schemi radicati e fornire esperienze emotive correttive per ridurre l’attivazione precoce dello schema soddisfacendo al contempo i bisogni emotivi fondamentali che sono stati frustrati durante l’infanzia.

 

Il modello di Schema Therapy adattato alle condizioni dello spettro dell’autismo (ST-MASC)

Nelle persone con autismo, gli schemi maladattivi possono originarsi, almeno in parte, a seguito della discrepanza percepita tra persona e ambiente, dato che questo è in gran parte modellato per soddisfare i bisogni degli individui neurotipici.

Gli schemi disadattivi precoci più comuni nella popolazione con autismo includono:

  • lo schema di difettosità, vissuto come un senso di essere fondamentalmente imperfetto, rotto, diverso o non amabile;
  • lo schema di isolamento sociale, vissuto come senso pervasivo di non appartenenza a nessun gruppo o comunità;
  • lo schema di sfiducia, vissuto come aspettativa di essere ferito, umiliato, preso di mira o abusato da altri.

Il modello ST-MASC suggerisce due modifiche al modello originale: la prima concerne i bisogni specifici dell’autismo, la seconda riguarda le risposte di coping adottate dalle persone nello spettro.

La prima modifica pone estrema attenzione ai bisogni connessi al funzionamento delle persone nello spettro dell’autismo: ovvero quello di sintonizzazione e co-regolazione nel corso della vita (la necessità di supporto nel riconoscere e rispondere al proprio mondo interno, compresi gli stati emotivi e fisiologici), il bisogno di routine, prevedibilità e uniformità (ovvero la necessità di una base stabile e affidabile da cui l’individuo possa sentirsi sicuro per esplorare e modificare i propri comportamenti),  analisi degli input sensoriali (ovvero il riconoscimento che gli adulti nello spettro autistico hanno spesso differenze di elaborazione sensoriale che possono avere un impatto sull’eccitazione del sistema nervoso centrale), libertà di concentrarsi sugli interessi (ovvero il bisogno di onorare la profondità e la concentrazione della mente autistica e facilitare il benessere), il bisogno di una guida sociale e pratica (ovvero la comprensione che le persone con autismo possono aver bisogno di una guida per navigare in un mondo prevalentemente neurotipico, in particolare nelle aree del funzionamento sociale e pratico).

La seconda modifica vede le persone con autismo sviluppare una combinazione di risposte di coping di resa, ipercompensazione ed evitamento rispetto alle caratteristiche del proprio funzionamento, per riuscire a gestire la propria vita in un mondo neurotipico.

  • L’ ipercompensazione si riferisce alla risposta comportamentale che è in opposizione all’impulso interno. Ha a che fare con il concetto di camuffamento che le persone con autismo sviluppano al fine di mascherare le caratteristiche peculiari di funzionamento, con una notevole discrepanza tra quella che è la presentazione esterna del comportamento e l’esperienza interna.
  • Le risposte evitanti di coping includono strategie messe in atto dalle persone con autismo, per evitare di trovarsi a contatto con determinati stimoli o situazioni sgradevoli, oppure aspetti particolarmente neurotipici del mondo. Tali comportamenti di evitamento si presentano spesso in potenziale comorbidità con condizioni di agorafobia, fobia sociale, abuso di sostanze o sintomatologia della personalità evitante.

In sintesi, il modello ST-MASC mira a ridurre l’attivazione precoce dello schema maladattivo e a modificare le risposte di coping disadattive trasformandole in risposte di coping adattive, accettando, al contempo, le caratteristiche di funzionamento nucleari, ovvero i bisogni relativi al funzionamento nello spettro dell’autismo. Pertanto, risulta essenziale una continua valutazione dell’origine e della funzione della presentazione dei problemi per differenziare i modelli comportamentali guidati dallo schema, dai modelli comportamentali relativi al funzionamento dell’autismo.

In conclusione

La Schema Therapy adattata alla popolazione delle persone nello spettro dell’autismo (ST-MASC) pone particolare attenzione ai bisogni specifici propri dell’autismo, pensati in combinazione con, e non al posto, dei bisogni emotivi fondamentali descritti da Young e colleghi (2003). Tali bisogni vanno analizzati per poter determinare quali comportamenti di coping risultano adattivi e quali disadattivi. Senza una comprensione dei bisogni fondamentali delle persone con autismo, infatti, si corre il rischio di tentare di ridurre la ricorrenza di determinati comportamenti e aumentare quelli che, pur apparendo maggiormente adattivi nei confronti dell’ambiente, non aiutano la persona nello spettro nella direzione del benessere personale.

 

Riferimenti

 

 

Autore/i dell’articolo

Dott.ssa Morena Salvati
Psicologa, psicoterapeuta in formazione. Si occupa da diversi anni di disturbi dell’età evolutiva, e possiede esperienza in particolare nella diagnosi e nel trattamento dei Disturbi dello Spettro autistico e dei disturbi del comportamento. Attualmente esercita la libera professione in collaborazione con l’Istituto Beck for Kids di Roma.

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