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La terapia affermativa per le persone LGBQ: quali caratteristiche la rendono efficace?

La terapia affermativa per le persone LGBQ:

Photo by yoav hornung on Unsplash

Negli ultimi quarant’anni, da quando l’American Psychiatric Association (APA) ha tolto l’omosessualità dall’elenco dei disturbi mentali, sono gradualmente comparse nella letteratura scientifica le ricerche sulla psicoterapia affermativa per le persone gay, lesbiche e bisessuali ed è cresciuto l’interesse per l’utilizzo di pratiche efficaci, evidence-based. Il minority stress, che tipicamente riguarda gli individui appartenenti a minoranze, come le persone LGBQ (lesbiche, gay, bisessuali, queer), rappresenta uno dei fattori che spinge tale popolazione a richiedere un supporto psicologico con una frequenza molto più alta rispetto agli eterosessuali (Bieschke, Paul , Blasko,2007) e rende necessaria una competenza specifica da parte del personale sanitario.

Cosa si intende per terapia affermativa? Integrando i lavori di vari studiosi (Perez, 2007; Johnson,2012; Singh & Dickey, 2016) possiamo definirla come un approccio teorico generale nel lavoro terapeutico, caratterizzato dai seguenti aspetti: è culturalmente informato e sensibile ai bisogni specifici della comunità LGBQ; prende in considerazione il peso e l’influenza delle ingiustizie sociali nelle vite delle persone LGBQ; favorisce l’autonomia; aumenta la resilienza, le strategie di coping e la capacità di formare una rete sociale di appartenenza; contribuisce a ridurre le barriere socio-culturali che limitano il benessere fisico, mentale, sessuale e sociale; stimola e accresce le risorse e i punti di forza delle persone.

Uno articolo scientifico di O’Shaughnessy e Speir del 2018 ha sintetizzato i risultati ottenuti da 49 studi sulla psicoterapia con le persone LGBQ, pubblicati dal 2000 al 2015, al fine di individuare le pratiche più efficaci. Ovviamente sono stati esclusi gli studi sulle terapie riparative, poiché tali trattamenti sono stati ampiamente screditati dall’APA e ritenuti iatrogeni. I dati delle ricerche dimostrano come adattare i protocolli psicoterapeutici pre-esistenti (es: terapie per abuso di sostanze, terapie familiari, approcci ACT/ mindfulness-based, terapie di gruppo, etc ) includendo elementi dell’approccio affermativo, come la riduzione dell’eterosessismo interiorizzato, degli effetti del minority stress e delle esperienze di discriminazione, contribuisca a migliorare gli esiti e a rendere quindi le terapie più efficaci, quando i pazienti sono persone LGBQ.

Analizzando la prospettiva dei clienti, è interessante evidenziare gli aspetti ritenuti più rilevanti da coloro che usufruiscono delle terapie. La conoscenza del terapeuta delle tematiche e della comunità LGBQ sembra essere prioritaria, così come l’atteggiamento positivo e non “patologizzante”. Le capacità del terapeuta di creare una buona relazione (rispetto, calore, non giudizio, empatia, autenticità) e di intervenire su specifici aspetti critici della vita delle persone LGBQ (ad es: facilitare il coming out) sono altre caratteristiche che vengono apprezzate dai pazienti nel valutare il lavoro clinico.

Un’evoluzione degli studi sull’argomento potrebbe riguardare altre tematiche limitrofe, ancora oggi poco studiate. Ad esempio, potrebbe essere interessante conoscere quali sono le strategie più efficaci per facilitare il coming out e l’esplorazione di genere oppure per integrare l’identità sessuale con le convinzioni religiose. In generale, sarebbe utile indirizzare la ricerca all’approfondimento delle conoscenze nell’ambito dell’approccio affermativo ed accrescere una maggior consapevolezza tra i professionisti clinici delle competenze necessarie per lavorare in modo efficace con le persone LGBQ.

Riferimenti

  • Bieschke K., Paul P.L., Blasko K.A., (2007), “Review of empirical research focused on the experience of lesbian, gay, and bisexual clients in counseling and psychotherapy” in Bieschke, Perez, DeBord “Handbook of counseling and psychotherapy with lesbian, gay, bisexual and trasngender clients”, pp.293-315
  • Johnson, S. D., (2012), “Gay affirmative psychotherapy with lesbian, gay and bisexual individuals: Implications for contemporary psychotherapy research”, American Journal of Orthopsychiatry, 82, 516–522
  • Perez, R.M.,(2007), “The “boring” state of research and psychotherapy with lesbian, gay, bisexual, and transgender clients: Revisiting Baron (1991)” in K.J. Bieschke, R.M. Perez, & K.A. DeBord, Handbook of counseling and psychotherapy with lesbian, gay, bisexual and transgender clients (2nd ed.,pp. 399–418). Washington, DC: APA.
  • O’Shaughnessy T., Speir Z., (2018), “The state of LGBQ affirmative therapy clinical research: a mixed-methods systematic synthesis”, Psychology of Sexual Orientarion and Gender Identity, Vol.5 (1), 82-98.
  • Singh, A. A., Dickey, l.M. (2016), “Affirmative counseling and psychological practice with transgender and gender nonconforming clients”. Washington, DC: APA.

Autore/i dell’articolo

Dottor Marco Stefanelli - Psicologa - Psicoterapeuta - Istituto Beck
Psicologo, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Docente presso l’Istituto di Psicoterapia cognitivo- comportamentale A.T.Beck di Roma e di Caserta. Socio Ordinario della SITCC (Società Italiana di Psicoterapia Comportamentale e Cognitiva) e Terapeuta EMDR I livello. Vanta esperienza clinica in ambito adulto e si occupa prevalentemente di tutti i disturbi d’ansia, disturbo ossessivo-compulsivo e omofobia interiorizzata.  
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