L’architettura dei sistemi motivazionali

L’architettura dei sistemi motivazionali

L’architettura dei sistemi motivazionali

Photo by Robina Weermeijer on Unsplash

Nella precedente news ho introdotto la prospettiva cognitivo-evoluzionista, in questa illustrerò nello specifico l’architettura dei sistemi motivazionali.

La teoria del cervello trino di MacLean, anche se contestata in alcuni aspetti, resta un valido modo di considerare l’architettura generale delle strutture e dei processi cerebrali e mentali.

Essa, in una prospettiva storica e gerarchica, rileva due fondamentali modificazioni avvenute nell’evoluzione del cervello dei vertebrati. La prima modificazione ha comportato la sovrapposizione del sistema limbico (detto anche archipallio o cervello antico-mammifero) al primitivo cervello dei vertebrati evolutivamente più antichi (detto anche “cervello rettiliano” o “complesso R”). La seconda modificazione risalta soprattutto con la comparsa, sul palcoscenico dell’evoluzione, della nostra specie (Homo sapiens), ed è rappresentata dalla sovrapposizione di una corteccia estremamente sviluppata al sistema limbico e al “complesso R”. Si noti che l’interazione sociale basata sul reciproco riconoscimento (durevole) fra conspecifici è una novità evoluzionistica che coincide con la comparsa del cervello limbico (tale tipologia di interazione è caratteristica di alcuni tipi di uccelli e, soprattutto, dei mammiferi). Il linguaggio e il pensiero simbolico sono novità evoluzionistiche coincidenti con la comparsa della neocorteccia tipicamente umana. E’ bene precisare che, in tale gerarchia motivazionale, più si procede verso l’alto più aumenta la capacità dell’apprendimento di plasmare l’espressione della disposizione innata in funzione dell’esperienza. In altre parole, muovendosi dal primo livello non-sociale (“complesso R”) al terzo, che si apre all’evoluzione culturale (neocorteccia), i sistemi motivazionali divengono sempre più labili alle influenze ambientali (Liotti, 2005).

Come nota Liotti (2008; 2017), il livello di base dell’architettura motivazionale (“rettiliano”) è connesso all’attività di reti neurali localizzate nel cosiddetto “complesso R” del cervello (dal tronco encefalico ai nuclei della base). I sistemi presenti nelle specie di vertebrati dotate del solo “complesso R” (come i rettili) sono: quelli che controllano i comportamenti e le funzioni fisiologiche necessari al mantenimento dell’omeostasi corporea (alimentazione, respirazione, termoregolazione, sonno, eliminazione di urine e feci); quello di attacco/fuga o “di difesa” (finalizzato a proteggere dai pericoli ambientali); quello esploratorio (finalizzato all’esplorazione dell’ambiente circostante); territorialità (finalizzato a definire uno spazio privilegiato dove condurre la vita); quelli finalizzati al procacciamento di cibo, sia nella modalità della predazione sia in quella della raccolta; quello sessuale arcaico e “anonimo” che, dunque, non comporta il riconoscimento durevole del partner sessuale (ad esempio gli anfibi e i rettili basano sulla numerosità della prole la strategia riproduttiva, non formano alcuna coppia sessuale perdurante e non accudiscono la prole, anche se una parziale eccezione potrebbe esser rappresentata dai rettili superiori, come coccodrilli e lucertole, capaci di embrionali relazioni di attaccamento-accudimento tra i piccoli e i genitori).

Il secondo livello dell’architettura motivazionale (“limbico”) è connesso all’attività di reti neurali prevalentemente localizzate nel cosiddetto “cervello antico-mammifero” (di cui l’amigdala e il giro del cingolo formano i centri più importanti). Tale livello è costituito dai sistemi che regolano la comunicazione fra i membri del gruppo sociale in tutte le specie animali (soprattutto uccelli e mammiferi) capaci di riconoscimento durevole tra conspecifici interagenti. Pertanto, i sistemi motivazionali innati che regolano l’interazione sociale sono: quello di richiesta di cura (il cui scopo è la ricerca di vicinanza protettiva); quello, complementare al precedente, di offerta di cura; quello di accoppiamento sessuale (con la formazione di coppie sessuali che durano, in genere, fino alla maturazione della prole); quello di competizione per il rango (finalizzato alla definizione del rango sociale, cioè del potere nella relazione); quello di cooperazione tra pari (presente in specie di mammiferi dotati di una intensa vita di gruppo e presente, soprattutto, nei primati e nell’uomo); quello del gioco sociale e dell’affiliazione al gruppo.

Infine, il terzo livello dell’architettura motivazionale coinvolge le reti neurali della neocorteccia. Secondo Tomasello (1999), nel corso dell’evoluzione, un potenziamento del preesistente sistema cooperativo ha reso l’uomo capace già dal nono mese di vita di percepire l’altro essere umano come simile a sé nell’intenzionalità, al di là delle differenze di età, genere, competenze e dimensioni corporee. Figli di tale capacità e della conseguente condivisione dell’attenzione per gli oggetti e per gli eventi del mondo sarebbero, quindi, l’intersoggettività, il linguaggio, la coscienza e la vasta esplorazione congiunta del mondo e dei significati che genera le culture umane. Dunque, come osserva Liotti (2008; 2017), il livello neocorticale dell’architettura motivazionale emerge dai livelli evoluzionisticamente più antichi grazie al potenziamento della motivazione cooperativa. Pertanto, a questo livello troviamo l’intersoggettività e la costruzione di strutture di significato (specifici dell’uomo).

 

Riferimenti

 

Autore/i dell’articolo

Dott. Gabriele De Gabrielis
Psicologo, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale, psicoterapeuta TMI (Terapia Metacognitiva Interpersonale). Ha conseguito il I livello della formazione in EMDR. Ha svolto la sua attività in diversi contesti: strutture semiresidenziali, centri clinici, U.O.C. Tutela Salute Donna ed Età Evolutiva – ASL Roma 2, U.O.C. Psichiatria – Azienda Ospedaliera Sant’Andrea di Roma. Da anni si dedica allo studio dei sistemi motivazionali nell’ottica cognitivo-evoluzionista contribuendo, attraverso diverse ricerche, allo sviluppo della Teoria Evoluzionistica della Motivazione (TEM). Attualmente collabora in qualità di psicologo e psicoterapeuta presso l’Istituto A.T. Beck di Roma.

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