Le microaggressioni verso la comunità LGBTQIA+

Le microaggressioni verso la comunità LGBTQIA+

Le microaggressioni verso la comunità LGBTQIA+

Photo by Adrian Swancar on Unsplash

Nell’articolo precedente è stata introdotta la teoria delle microaggressioni per raccontare l’esperienza di discriminazione cronica vissuta dagli individui appartenenti ad un gruppo sociale marginalizzato. Le ricerche inizialmente focalizzate sulle minoranze etniche sono state ampliati ad altri gruppi minoritari tendenzialmente discriminati.

Il prof. Kevin Nadal della City University di New York (Nadal et al, 2010; 2012; 2016; 2019) ha individuato una tassonomia costituita da otto tipologie di microaggressioni subite dalle persone LGBTQ+:

Usare un linguaggio eterosessista o omo/transfobico: Utilizzare termini dispregiativi o insulti per umiliare e denigrare le persone LGBTQ+ oppure usare intenzionalmente o non intenzionalmente i pronomi in modo errato rivolgendosi alle persone trans;

Sostenere la cultura e i comportamenti eteronormativi o genderconforming: contribuire a mantenere e diffondere una cultura in cui l’eterosessualità, il gender conforming e il binarismo di genere sono dati per scontati, sono la normalità.

Disagio o disapprovazione delle esperienze LGBTQ+: mancanza di rispetto, imbarazzo, condanna attraverso espressioni dirette di disapprovazione della sessualità o dell’identità di genere, oppure atteggiamenti di disagio di fronte a manifestazioni pubbliche di affetto di coppie gay/lesbiche/queer.

Presunzione di un’esperienza LGBTQ+ universale: presumere che tutte le persone della comunità LGBTQ+ agiscano allo stesso modo, in conformità con un certo stereotipo o che le loro esperienze siano le medesime, che il gruppo sia omogeneo (ad es: «Tutti i gay sono promiscui», «Tutte le donne trans sono prostitute» «L’orientamento sessuale o l’identità di genere sono la  causa di tutti i problemi»); 

Esotizzazione: le persone sono “disumanizzate”, trattate come oggetti, feticci (ad es. persone eterosessuali/cisgender che fanno amicizia con persone LGBTQ+ esclusivamente per la loro identità gay/lesbo/trans o affermazioni del tipo “ho un amico proprio come te, devo presentartelo!”;

Presupporre la patologia/devianza sessuale: associare le persone a malattie o comportamenti devianti (ad es: «Le persone gay hanno l’HIV/molestano i bambini», «Le persone trans sono malate»);

Negazione dell’eterosessismo/genderismo individuale: si verifica quando qualcuno nega di aver detto/fatto qualcosa di offensivo, nonostante l’altra persona abbia espresso il suo disappunto.

 

Riferimenti

  • Nadal, et al. (2012),“Interpersonal and systemic microaggressions: Psychological impacts on transgender individuals and communities”, Journal of LGBT Issues in Counseling, 6, 55-82
  • Nadal, K. L., et al. (2016), “Microaggressions toward lesbian, gay, bisexual, transgender, queer and genderqueer people: A review of the literature”, Journal of Sex Research, 53, 488–508;
  • Nadal K., (2019), “A Decade of Microaggression Research and LGBTQ Communities: An Introduction to the Special Issue”, Journal of Homosexuality, 66(10), pp.1309-1316

Autore/i dell’articolo

Marco Stefanelli
Psicologo, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Docente presso l’Istituto di Psicoterapia cognitivo- comportamentale A.T.Beck di Roma e di Caserta. Socio Ordinario della SITCC (Società Italiana di Psicoterapia Comportamentale e Cognitiva) e Terapeuta EMDR I livello. Vanta esperienza clinica in ambito adulto e si occupa prevalentemente di tutti i disturbi d’ansia, disturbo ossessivo-compulsivo e omofobia interiorizzata.  

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