Le tre fasi dell’ansia sociale

Le tre fasi dell’ansia sociale

Le tre fasi dell’ansia sociale. Questo tema è affrontato all'interno dell'articolo dell'Istituto Beck.

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La sofferenza provata da chi ha un disturbo di ansia sociale è caratterizzata da vissuti emotivi differenti che si manifestano non solamente quando la persona affronta la situazione sociale temuta. Di seguito vengono descritte le tre fasi.

Prima: fase anticipatoria

Il disagio di chi soffre di ansia sociale comincia già prima di trovarsi nella situazione sociale. La persona infatti inizia a rappresentarsi in anticipo quello che di negativo potrebbe accadere, attraverso pensieri ed immagini ansiogeni. La brutta figura, l’errore non sono ammessi e sono minacce che vanno evitate ad ogni costo; tale visione viene sostenuta da una sovrastima del pericolo, da previsioni catastrofiche che attivano l’ansia anticipatoria, la quale con l’avvicinarsi dell’evento diventa sempre più intensa, tanto da poter far decidere alla persona di sottrarsi ed evitare la situazione temuta. L’evitamento da un lato fornisce sollievo ma dall’altro contribuisce a cronicizzare il problema. Se la persona invece decide di affrontare la situazione si passa alla fase successiva, quella prestazionale.

Durante: fase prestazionale

Si tratta dell’ansia che la persona prova quando affronta la situazione sociale temuta, durante la quale tende ad auto-osservarsi, monitorando le sue risposte fisiologiche, i comportamenti messi in atto e cercando di controllare tali manifestazioni dell’ansia (es: sudorazione, tremori, etc) allo scopo di evitare lo stato tanto temuto: l’umiliazione. Il contenuto dei pensieri che accompagnano l’ansia ruota attorno al possibile giudizio negativo altrui e quindi al rifiuto per la propria inadeguatezza. I pensieri catastrofici generano l’ansia situazionale mentre l’attenzione diventa sempre più focalizzata sulle manifestazioni somatiche dell’ansia, che si vogliono nascondere agli altri poiché potrebbero notarle e considerarle segni di debolezza. A questo punto può verificarsi la paralisi, il temuto fenomeno della “mente vuota” mentre ci si osserva dall’esterno, in balìa delle proprie difficoltà.

Dopo: fase post-evento

La sofferenza non si esaurisce ma persiste dopo la situazione sociale, poiché la persona, seppur sollevata dalla fine della prestazione, inizia a ruminare, ripercorrendo mentalmente quanto successo, trascurando gli aspetti positivi della performance e focalizzandosi solo su quelli negativi (ad es. momenti di impaccio, in cui la voce si incrinava o le mani tremavano), che vengono invece sovrastimati. Tale valutazione post-evento estremamente autocritica va quindi a confermare un’immagine negativa di sé (“sono incompetente, sono inadeguato”) e contribuisce a generare una serie di emozioni diverse, dalla vergogna alla rabbia, frustrazione e depressione.

 

Riferimenti

Autore/i dell’articolo

Dottor Marco Stefanelli - Psicologa - Psicoterapeuta - Istituto Beck
Psicologo, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. Docente presso l’Istituto di Psicoterapia cognitivo- comportamentale A.T.Beck di Roma e di Caserta. Socio Ordinario della SITCC (Società Italiana di Psicoterapia Comportamentale e Cognitiva) e Terapeuta EMDR I livello. Vanta esperienza clinica in ambito adulto e si occupa prevalentemente di tutti i disturbi d’ansia, disturbo ossessivo-compulsivo e omofobia interiorizzata.  

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