Leva maschile e persone trans in guerra

Leva maschile e persone trans in guerra

Leva maschile e persone trans in guerra

Photo by Dennisflarsen on Pixabay

Leva Maschile, Libertà di Movimento e Persone Trans intrappolate nella Guerra

L’Articolo 13 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani recita quanto segue:
“1. Ogni individuo ha diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni Stato.
2. Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio paese”.

 

A seguito dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, è stata introdotta sul territorio ucraino la Legge Marziale, un sistema in cui le leggi ordinariamente in vigore vengono temporaneamente sospese e i militari prendono il controllo della normale amministrazione della giustizia.

Tra le varie conseguenze di ciò, in Ucraina è stato impedito agli uomini di età tra i 18 e i 60 anni di lasciare il Paese, perché potenzialmente eleggibili per la Leva (che però non è stata, al momento in cui scrivo, ancora attivata).

In un periodo storico in cui finalmente il genere non è più qualcosa di definito dai propri genitali bensì dalla propria identificazione personale, una simile divisione basata sul sesso biologico rappresenta un passo indietro, insieme ad un pericolo, oltre ovviamente che per gli uomini cis, anche per le persone transgender ed LGBT+ in generale, che sono particolarmente nel mirino della legislazione russa (ricordiamo la legge federale russa “per lo scopo di proteggere i minori dalle informazioni che promuovono la negazione dei valori tradizionali della famiglia”, nota poi come “legge russa sulla propaganda gay”, approvata nel giugno del 2013).

L’esperienza di un uomo transgender in fuga dall’Ucraina

Al Business Insider (Dawson, 2022), un uomo transgender, rinominato Andriy per mantenere l’anonimato, ha raccontato il suo percorso per uscire dall’Ucraina. Nell’articolo, l’uomo ha dichiarato di aver pensato per numerosi anni che il cambiamento principale della sua vita sarebbe stato il passaggio di genere da femmina a maschio, ma quando le bombe russe hanno iniziato a cadere su Kiev, è stato costretto a intraprendere un altro viaggio: da cittadino ucraino a rifugiato di guerra. Come uomo transgender (assegnato femmina alla nascita) ha letto con preoccupazione la notizia che a tutti gli uomini in Ucraina, di età “da combattimento”, ovvero compresa tra i 18 e i 60 anni, non era permesso lasciare il Paese, nella possibilità di essere eventualmente obbligati a prestare servizio militare.

Il 3 marzo è entrato in contatto tramite Instagram con l’attivista londinese Rain Dove Dubilewski, che sta duramente portando avanti un progetto per portare le persone trans (e altri individui vulnerabili, compresi gli anziani e le persone con disabilità) fuori dall’Ucraina. Dubilewski gli ha fatto capire che, se avesse già completato l’operazione di riassegnazione chirurgica anche relativamente ai genitali, non ci sarebbero state chance di uscire dal Paese. Non essendo questo il caso, gli ha suggerito di fingere di aver perso il proprio documento d’identità, prendere un suo vecchio documento femminile pre-transizione (anche in quel caso, in assenza del quale non avrebbe avuto alcuna possibilità di farcela) e partire.

Andriy ha dichiarato: “Ero così spaventato. Avevo la testa incasinata ed ero così stanco. Per fortuna, mia madre ha detto loro che avevamo perso tutti i documenti e avevamo solo una copia della mia carta d’identità femminile. Il conduttore mi ha guardato da vicino, mi ha chiesto di togliermi il cappello, e poi ci ha fatto salire sul treno”.

In questo duro viaggio, diretto in Polonia, Andriy è dovuto tornare ad essere una persona che non era – un’ombra della persona che era prima – un processo doloroso che induce disforia di genere.
“Abbiamo deciso che dovevo sussurrare in modo che nessuno si accorgesse della mia voce profonda. Mi sono persino dipinto le unghie di viola e ho indossato una maglietta di mia mamma per sembrare più femminile”. Andriy e il treno di sua madre sono strisciati verso la salvezza e ci sono volute 15 ore per percorrere 50 miglia. La carrozza era sempre rumorosa, con tantissime donne che pianevano e molte che si arrabbiavano, oltre ad un’assenza di acqua da bere.

“Se le forze di frontiera lo avessero visto come un uomo, sarebbe dovuto rimanere in Ucraina e non avrebbe potuto accompagnare sua madre”, ha dichiarato Dubilewski. “È stato molto doloroso per lui vestirsi da donna, truccarsi come sua madre, ma sarebbe stato più doloroso lasciarla in un paese straniero a ricominciare la sua vita senza di lui”.

L’esperienza delle donne trans e delle persone non-binarie assegnate maschi alla nascita

La regola che obbliga gli uomini tra i 18 e i 60 anni a restare e combattere ha lasciato molte donne trans e persone non binarie (assegnate maschi alla nascita) bloccate nel paese.

I principali ostacoli alla fuga di una donna transgender ucraina, Valeria Kolosova – ha dichiarato – sono il suo passaporto e la sua carta d’identità, che identificano la ragazza di 24 anni come un uomo, il che significa che è obbligata a restare per combattere le forze d’invasione russe. Kolosova ha lasciato la sua città natale di Kiev qualche giorno fa per arrivare fino a Leopoli, nella parte occidentale dell’Ucraina, sperando di riuscire ad entrare in Polonia, ma è troppo spaventata per tentare questo viaggio. “Non ho provato perché temo che non mi lasceranno scappare a causa della legge marziale”, ha detto, riferendosi alla regola secondo cui gli uomini di età compresa tra i 18 e i 60 anni devono registrarsi per la leva e non possono lasciare il Paese.

Un’altra ragazza trans, Zi Faámelu, ha dichiarato: “non voglio passare attraverso tutto questo. Tutto ciò è umiliante per il mondo. Ho deciso di tenere il mio vecchio passaporto, di tenere la voce ‘maschio’ nel mio passaporto, e ora non posso lasciare questo paese. E’ una guerra nella guerra, veramente” (Cohen, 2022).

In Germania, la neonata Alliance for Queer Emergency Aid for Ukraine, ha preso contatti con circa 40 donne trans e persone non binarie – che non si identificano, cioè, né come maschi né come femmine – bisognose di evacuazione e ha condiviso i loro nomi con il governo.

“Purtroppo, l’attuale situazione in Ucraina non consente evacuazioni organizzate dal governo federale”, ha affermato un portavoce del Ministero degli Esteri tedesco.

Nella città meridionale di Odessa, il porto più importante dell’Ucraina, soldati e civili sanno che sta per arrivare un attacco. Nick, un residente non-binario di 18 anni il cui passaporto lo indica come maschio, vorrebbe fuggire ma non può.

“Le autorità militari possono costringermi nella zona di combattimento con una pistola in mano. Tutto questo è sbagliato. Tutti i civili vogliono scappare dagli incubi della guerra, non solo le femmine biologiche… Voglio scappare da questo incubo e ricominciare la mia vita da zero” (Anarte, 2022).

Persone di colore e uomini non-ucraini lasciati ad attendere

Gli uomini ucraini di età compresa tra i 18 e i 60 anni non possono più lasciare il Paese, ma questo decreto non si estende agli uomini che sono cittadini stranieri.

A numerose persone di colore però, sia neri che indiani, viene rallentata l’uscita dall’Ucraina, cacciati dai treni diretti verso la Polonia o altri Paesi confinanti, e specialmente gli uomini di altre nazionalità vengono spesso colpiti o impedito loro di andarsene, sebbene la legge, anche marziale, dica un’altra cosa.

Saakshi Ijantkar, una studentessa indiana del quarto anno di medicina, dice di aver visto uomini indiani lasciati in coda per lunghe ore insieme a quelli di altre nazionalità non ucraine.

“Sono stati molto crudeli. Il secondo posto di blocco è stato il peggiore. Quando ti aprono il cancello per attraversare il confine ucraino, rimani tra l’Ucraina e la Polonia, e l’esercito ucraino non permette a uomini e ragazzi indiani di attraversare quando tu ci arrivi. Hanno permesso solo alle ragazze indiane di entrare. Abbiamo dovuto letteralmente piangere e implorare ai loro piedi. Dopo che le ragazze indiane sono entrate, i ragazzi sono stati picchiati. Non c’era motivo per loro di picchiarci con questa crudeltà”. “Ho visto un uomo egiziano stare in piedi con le mani sulle sbarre, e per questo una guardia lo ha spinto con così tanta forza che l’uomo ha colpito la recinzione, che è coperta di chiodi, e ha perso conoscenza” (Busari et al., 2022).

La stessa Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) si è detta “allarmata” dalle “notizie verificate e credibili di discriminazione, violenza e xenofobia contro cittadini di Paesi terzi che tentano di fuggire dal conflitto in Ucraina”, e ritiene “necessario che gli Stati confinanti con l’Ucraina si assicurino che il libero accesso al territorio sia garantito a tutti coloro che fuggono dall’Ucraina, indipendentemente dallo status e in conformità con il diritto internazionale umanitario” (OIM, 2022).

Contro le discriminazioni verso soprattutto africani e neri, specialmente uomini, a cui è impedito di uscire dall’Ucraina, si sono diffusi su Twitter gli hashtag #BlacksInUkraine e #AfricansInUkraine (Casolaro, 2022).

La Leva Maschile come insulto alle donne combattenti dell’esercito ucraino

Questa politica è sorprendente, dato che l’Ucraina è in realtà tra le nazioni più progressiste dell’Europa orientale su questo punto. Il quindici per cento delle sue forze armate è già composto da donne. Oltre ad aver aperto 62 posizioni di combattimento alle donne nel 2016, ha reso le donne ammissibili alla leva (sebbene, come stiamo vedendo, non lo si stia applicando nella pratica) nel dicembre 2021. Ciò offre all’Ucraina un modo per rafforzare il suo esercito in termini numerici rispetto alla Russia, la quale invece limita la sua percentuale – più piccola – di donne nel ruoli militari in ruoli non combattenti. Le donne ucraine si sono già dimostrate combattenti capaci e abili dal 2014 nella guerra del Donbass. Inoltre, la presenza delle donne nelle forze armate crea un vantaggio psicologico nella guerra contro le forze armate che non sono integrate di genere, perché i soldati maschi avversari a volte rimangono disarmati incontrando donne in battaglia, e l’immagine delle donne che si uniscono ai ranghi sottolinea la determinazione e il coraggio del popolo ucraino. Scegliendo di non arruolare donne “in età da combattimento” alla pari dei loro coetanei uomini e di addestrarli in numero più uguale, l’Ucraina diluisce parte di questo vantaggio (SecurityWomen, 2022; Britzky, 2022; Olmstead, 2022; Chesnut, 2022).

Stupri di guerra e genocidi di genere contro gli uomini: c’è il rischio di una nuova Srebrenica?

Coloro che si oppongono ad un approccio neutro per il genere relativo alla leva a volte sottolineano la vulnerabilità delle donne alla violenza sessuale. Ma, come spiega la professoressa di diritto Valorie Vojdik, la realtà della guerra è che sia uomini che donne sono entrambi vulnerabili allo stupro e alla tortura sessuale se catturati (Vojdik, 2014). È facile applicare questa logica alle donne e non agli uomini, e usarla come motivazione per incoraggiare le donne a fuggire piuttosto che dare loro in mano una pistola. Questo punto di vista si adatta però più al simbolismo patriarcale antiquato che accomuna le donne ai bambini (“prima donne e bambini”) di una nazione che avrebbe bisogno della protezione maschile contro un invasore violento che non alla realtà della guerra, e va in netto contrasto con l’immagine di nazione progressista a cui Zelensky ha lavorato per anni.

Inoltre, vi è un ulteriore problema tattico con la coscrizione selettiva per il sesso nella guerra d’assedio: getta le basi affinché un esercito avversario commetta e giustifichi massacri selettivi per il sesso (detti anche genocidi di genere, o “gendercides”) contro uomini e ragazzi non combattenti lungo la linea. Come documenta il politologo Adam Jones, questo è avvenuto durante la disgregazione della Jugoslavia, con l’esempio più famigerato del massacro di Srebrenica di 7.000 uomini e ragazzi disarmati quando la città cadde. Sebbene molti uomini e ragazzi non avessero impugnato le armi in quel conflitto e avrebbero dovuto essere protetti dalle regole di immunità civile, l’esercito serbo-bosniaco ha utilizzato la percezione che qualsiasi maschio in “età da combattimento” fosse un probabile combattente e quindi un legittimo obiettivo militare come giustificazione per prendere di mira uomini e ragazzi in un terribile massacro (Jones, 1994). E come mostra un’ulteriore ricerca (Carpenter, 2003), questa stessa percezione ha reso difficile alle organizzazioni umanitarie aiutare gli uomini a fuggire. Al contrario, un esercito integrato di genere smentisce l’idea che la distinzione tra civile e combattente sia basata sul genere, e impedisce di prendere di mira i civili con massacri selettivi per il sesso.

Diritti umani negati: obiezione di coscienza, protezione dei civili e libertà di movimento

Il Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici garantisce la libertà di pensiero, di coscienza e di religione o credo. Sebbene non garantisca specificamente un diritto all’obiezione di coscienza al servizio militare, il Comitato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite ha confermato che tale diritto deriva dalle protezioni previste dal Patto. Ciò significa che se la coscienza, la religione o le convinzioni di un individuo sono in conflitto con l’obbligo di usare la forza letale contro altre persone, il suo diritto all’obiezione di coscienza al servizio militare deve essere protetto (OHCHR; United Nations Human Rights Committee, 1993).

Alcuni diritti umani possono essere sospesi o limitati durante un’emergenza pubblica (McGaughey et al., 2021). Ma il diritto alla libertà di coscienza è espressamente escluso da questa categoria (Australian Government).

Ricordiamo che il governo ucraino ha impedito agli uomini di uscire dal Paese in virtù di un servizio militare a cui invece avrebbe dovuto concedere la possibilità di obiettare. L’Ucraina dovrebbe quindi annullare il divieto agli uomini di lasciare il Paese. Mantenerlo viola la libertà di coscienza di qualsiasi uomo che desideri fuggire a causa di un’obiezione di coscienza all’uccisione degli altri.

Più in generale, inoltre, l’abrogazione del divieto di partenza proteggerebbe l’Ucraina dalle accuse di non essere in grado di proteggere i civili, come viene invece richiesto dal diritto umanitario internazionale (ICRC, 2010).

In aggiunta, una cosa è arruolare uomini nel servizio militare, fornendo addestramento e equipaggiamento adeguato (sebbene, anche in quel caso, debba essere rispettato il diritto all’obiezione di coscienza). Un’altra cosa è impedire ai civili di fuggire da una zona di guerra.

Infatti, come già anticipato all’inizio di questo articolo, il divieto di partenza è una violazione alla libertà di movimento, garantita dall’Articolo 13 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, secondo cui “ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi paese, incluso il proprio” (UNGA, 1948).

Il divieto per gli uomini di lasciare l’Ucraina dovrebbe essere dunque revocato, perché è legalmente ed eticamente sbagliato costringere i civili a rimanere in pericolo quando hanno l’opportunità e il desiderio di scappare (Maguire, 2022; Carpenter, 2022).

Per quanto riguarda il lato russo, fortunatamente anche per loro si sta parlando molto della Leva Maschile, ad esempio di come la Russia abbia mandato dei coscritti, ragazzini giovanissimi ingannati con la scusa di fare delle esercitazioni militari, a morire in guerra nell’invasione dell’Ucraina (Aiello, 2022). Inoltre, nei luoghi occupati dai russi, i soldati vanno di casa in casa a snidare e scovare gli uomini, costringendoli alla leva militare e a combattere dunque in prima linea contro i propri stessi connazionali, pena la morte (Semenova, 2022; Sivtsova 2022).

È però fiato sprecato cercare di convincere un dittatura che non rispetta la sovranità nazionale e l’integrità territoriale di un intero Paese a rispettare i diritti umani, chiediamo però che almeno una democrazia come l’Ucraina lo faccia e abolisca queste obsolete distinzioni di genere.

 

Riferimenti

Autore/i dell’articolo

Dott. Alberto Infante
  • Dottore in Psicologia
  • Redattore Volontario per la ONLUS Il Vaso di Pandora - La Speranza dopo il Trauma
  • Content Creator per l'Istituto Beck

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