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Levatrici nella foresta: l’alleanza femminile tra i bonobo durante il parto

Levatrici nella foresta

Levatrici, mammane, ostetriche. Comunque la si chiami, questa figura ha sempre rivestito particolare importanza nella storia dell’umanità, tanto che persino Platone ne fu ispirato per il suo metodo della maieutica (in greco, arte della levatrice), ovvero quello di aiutare il discente a tirare fuori le qualità e le opinioni insite in se stesso.

La rilevanza dell’assistenza al parto nella nostra specie è data in particolare dai cambiamenti anatomici a cui l’essere umano è andato incontro nel corso della sua evoluzione: abbiamo sviluppato una scatola cranica più grande e, contemporaneamente, il passaggio a un’andatura bipede ha ristretto lo spazio nelle ossa pelviche, rendendo il passaggio nel canale del parto più difficoltoso. Questa coppia di fattori si è meritata persino un nome, il dilemma ostetrico, un’ipotesi sviluppata dal biologo antropologo S.L. Washburn negli anni ’60: negli altri animali, la grandezza della testa dei neonati e di quella del canale del parto sarebbero simili, dunque la nascita avverrebbe senza grandi difficoltà; al contrario, durante il parto il bambino effettua delle rotazioni per passare attraverso gli spazi pelvici e le femmine umane avrebbero bisogno di assistenza durante il parto per scongiurare l’elevato tasso di mortalità infantile dovuto a queste complicanze.

L’Università di Pisa ha presentato la prima analisi quantitativa sulle dinamiche sociali del parto di alcuni primati. Il gruppo di studio ha osservato per molti mesi alcuni bonobo in cattività in due bioparchi europei: Apenheul Primate Park (Paesi Bassi) e La Vallée des Singes (Francia). L’obiettivo era quello di verificare se esistesse, in qualche modo, la figura della levatrice anche in primati non umani.

Assieme agli scimpanzé, i bonobo sono i nostri cugini evolutivi, formano grandi comunità suddivise in sottogruppi. Inoltre, nei bonobo si è osservata una particolarità: un livello di coesione, alleanza e supporto più alto nelle femmine che nei maschi. Questo, assieme a un più tranquillo comportamento durante i pasti, fa dei bonobo una specie meno aggressiva e più tollerante degli scimpanzé.

I risultati delle osservazioni mostrano che l’assistenza al parto non è una esclusiva della nostra specie legata alle difficoltà anatomiche del parto. Le bonobo, infatti, rimangono vicine alla partoriente con lo scopo di supportarla e proteggerla, anche se in questa specie la femmina potrebbe facilmente partorire da sola. Sarebbe proprio l’alto livello di coesione di gruppo femminile riscontrato nei bonobo a spiegare questo fenomeno, non osservato negli scimpanzé. Gli studiosi ipotizzano che la ragione sia nella più alta probabilità di sopravvivenza delle femmine appresa da un antenato comune o da necessità socio-evolutive. In molte specie, i maschi dominanti uccidono la prole degli altri maschi per assicurarsi il predominio sociale nel gruppo: le bonobo si coalizzano contro le aggressioni dei maschi ai danni dei propri piccoli e, durante il parto, le “levatrici” tengono lontani proprio i maschi. Ciò spiegherebbe la relativa bassa aggressività di questi ultimi e l’assenza di infanticidio nella loro specie.

 

Riferimenti:

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