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L’illusione della femminilità: uomini eterosessuali e donne transessuali

L’illusione della femminilità: uomini eterosessuali e donne transessuali
L’illusione della femminilità: uomini eterosessuali e donne transessuali

L’illusione della femminilità: uomini eterosessuali e donne transessuali

La teoria del costruzionismo sociale definisce la realtà come il prodotto di come una determinata cultura percepisce il mondo. Secondo questa teoria, il desiderio sessuale non è connesso ad un oggetto reale, bensì ad una fantasia, in quanto collegato a precedenti esperienze di soddisfazione: il desiderio, così, può esprimersi con una declinazione che parte dalla matrice delle nostre esperienze pregresse.

Tutto questo concorre a creare uno script del desiderio che è comunque fortemente influenzato dalla cultura di appartenenza, che indica cosa è appropriato sentire, preferire e come comportarsi. Secondo Garfinkel, la dicotomia sessuale “maschio” e “femmina” definisce gli unici elementi del cosiddetto “approccio naturale al sesso”: tali elementi sono esaustivi, invarianti e determinati genitalmente. Ne consegue che tutto il resto è percepito come deviante, anormale, innaturale. L’eventuale mescolanza o ribaltamento di due generi sessuali, che Garfinkel chiama “transizioni cerimoniali”, è una temporanea messa in scena: solo così può rimanere nei confini degli script sessuali.

In tutto ciò, il concetto di transessualità sfida evidentemente questa dicotomia. La letteratura non ha offerto finora molto spazio a questo argomento, se non, nel passato, mettendola nel reame delle psicopatologie. Uno studio recente (Reback et al., 2016) ha cercato di investigare e capire il significato e la costruzione del desiderio erotico rivolto alle donne transessuali (MtF*). Lo studio è stato realizzato attraverso approfondite interviste qualitative a un campione di uomini eterosessuali che hanno avuto incontri sessuali occasionali con donne trans.

Sono emersi tre temi principali che riflettono come i partecipanti si approcciavano a questi incontri sessuali sia psicologicamente che fisicamente. Prima di tutto, emerge che provavano desiderio solo se la donna trans aveva le caratteristiche fisiche stereotipiche femminili che la facevano sembrare un donna “vera” (cisessuale), grazie anche a procedure chirurgiche (come seno, labbra, zigomi, ecc.): i partecipanti riferiscono che il loro desiderio viene stimolato dal fatto che quell’uomo fa finta di essere una donna, quindi la consapevolezza che la femminilità del partner sessuale era stata costruita.

In secondo luogo, la presenza del pene nella donna trans era esperita in maniera diversa dai partecipanti: alcuni evitavano di toccarlo, guardarlo o anche solo pensarci, in quanto era un elemento di disagio e di rottura dell’illusione; al contrario, per altri non solo era un elemento fondamentale dell’illusione ma, anzi, la intensificava.

Proprio questo elemento porta al terzo tema emerso dalle interviste: la dissonanza dell’essere un uomo eterosessuale che sta facendo sesso con una persona che ha un pene. Alcuni partecipanti sembrano non riuscire a risolvere questo conflitto interiore, sebbene ciò non appare “minacciare” la propria identità eterosessuale. Omofobia interiorizzata? Se la necessaria apparenza femminile della partner è una condizione necessaria all’attivazione del desiderio e a risolvere la dissonanza sessuale, nel caso fossero gay, la presenza del pene può essere o di disturbo alla fantasia, o di sostegno, come elemento che ricorda che di illusione si tratta. Illusione che potrebbe diventare una giustificazione al sesso?

Da questo studio sembra dunque che il desiderio sessuale dei partecipanti non si focalizzasse tanto sul fare sesso con una donna trans, bensì con l’illusione di una donna cisessuale, un’illusione creata tramite una sorta di role-play e la costruzione della femminilità della partner. Secondo la prospettiva di Garfinkel, solo attraverso le “transizioni cerimoniali” possono coesistere fantasie erotiche e il mantenimento dell’approccio naturale al sesso: con la soddisfazione sessuale del partecipante, il role-play finisce.

Nonostante i vissuti riportati dai partecipanti non fossero omogenei, emerge il dato comune dell’illusione che la donna trans sia una donna cisessuale. Il contenuto erotico che stimola l’eccitazione sessuale è dunque di complessa natura. Questo sottolinea l’importanza del significato sociale, della cultura e degli script sessuali, nonché dei tabù e dei valori oppressivi che nascono dalla cultura e ne fanno intimamente parte, nelle fantasie sessuali che spesso violano tali modelli precostituiti.

Benino Argentieri

*MtF: dall’inglese Male to Female (da Maschio a Femmina), indica una persona che effettua una transizione del corpo da maschio a femmina.

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