Introduce yourself – la lingua di genere

Introduce yourself – la lingua di genere

Lingua di genere

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Introduce yourself – Quando il presentarsi è all’interno di una lingua di genere

È una dura verità: l’italiano è una lingua flessiva che declina per genere maschile o femminile le parti variabili del discorso. Tutto ciò rende molto più difficile parlare in modo neutro rispetto al genere di quello che è l’oggetto di una conversazione. Questa struttura appare quindi sempre meno adeguata a rappresentare la realtà che, sebbene ci siano ancora molte resistenze, riconosce l’esistenza di generi diversi da quelli binari.

Genere, generi e oltre

Il genere di una persona è la percezione che quella persona ha di sé e non dovrebbe essere assunto a priori sulla base del nome, dell’aspetto o del sesso biologico. Per una persona transgender il genere attribuito alla nascita e quello effettivo non coincidono, ovvero esiste una discrepanza tra sesso biologico e identità di genere. Tuttavia, l’aggettivo transgender non si riferisce solo a persone che si rivedono all’interno della dicotomia uomo o donna. Nel termine ombrello di persona transgender rientrano anche le soggettività non binarie, queer o di genere non-conforme che non solo rafforzano questa definizione ma aggiungono un modo profondo di vivere ed esprimere lo spettro del genere non limitandolo ai due ‘principali’. Non tutte le persone transgender intraprendono o completano un percorso medico di affermazione del proprio genere e questo non toglie niente alla loro identità.

La necessità di una lingua inclusiva

In questo complesso scenario di identità in continuo mutamento, l’italiano è sostanzialmente impreparato a rispondere alle esigenze delle persone non binarie di utilizzare un genere neutro per descriversi e qualificarsi. Inoltre la nostra lingua è ancora molto vulnerabile ai bias cognitivi attivati dal binarismo grammaticale che produce effetti semantici e cognitivi anziché puramente linguistici. Ad esempio, nonostante ne sia stata dimostrata la validità dal punto di vista linguistico, il ricorso al femminile per i nomi professionali viene ancora percepito da molte persone come uno svilimento della carica o del ruolo professionale a causa dello stereotipo in base al quale il femminile è considerato più debole rispetto al maschile.

Proposte per un italiano inclusivo

I tentativi di rendere l’italiano più inclusivo vedono l’introduzione di segni grafici (-x, -y -u; *, @, ǝ) la cui permanenza nel paesaggio linguistico emergerà nei prossimi anni e dipenderà dalla loro adozione e diffusione all’interno delle comunità dei parlanti e degli scriventi.

Trattandosi però di proposte che vanno oltre la norma implicano un forte intervento sulla lingua; forse attecchiranno tutte, forse nessuna, forse un’altra ancora ma il punto è un altro: cosa fare nel frattempo per dare voce alle soggettività non binarie, trans e queer?

I pronomi come strategia di comunicazione

Una prima risposta è arrivata da oltre oceano con l’apparizione dei pronomi nelle firme della mail o nelle biografie delle pagine social fino a modificare il modo di presentarsi attraverso la condivisione dei pronomi. Queste forme di comunicazione contribuiscono a creare uno spazio per l’inclusione del genere e consentono agli interlocutori l’esercizio della propria identità. Infatti, per le persone trans, non binarie e queer specificare il pronome in cui ci si riconosce è importante affinché tale riconoscimento venga rispettato e per essere visti come veramente sono.

Nella scelta dei pronomi, per le persone transgender che si rispecchiano nell’interno della dicotomia uomo-donna o semplicemente si sentono a proprio agio nel riconoscimento sociale rispetto a uno dei due generi principali, sebbene la loro identità sia più complessa, il pronome di elezione sarà femminile o maschile in relazione al loro percorso di autodeterminazione. Allo stesso tempo una persona non binaria potrebbe utilizzare entrambi i pronomi oppure modificare con dei segni grafici quelli esistenti per compensare la mancanza del neutro in italiano, fino a persone che combinano uno dei pronomi principali con il neutro o li utilizzano tutti e tre.

Conoscere il pronome che una persona utilizza per definirsi ci prepara a una conversazione più consapevole e ad una scelta più attenta delle parole che verranno utilizzate disinnescando gli effetti della declinazione grammaticale del genere che potrebbero guidarci verso presupposizioni  stereotipicamente associate al genere sociologico. Alla dichiarazione dei pronomi conseguono dialoghi in cui il maschile e il femminile possono mescolarsi, il ricorso a circonlocuzioni consente di non declinare il genere, l’uso del femminile universale prevale sul maschile generalizzato, la u o la ǝ prendono il posto della vocale finale o semplicemente le parole si troncano per simulare l’asterisco. Di formule per esprimersi in modo più inclusivo ne esistono moltissime e sarebbe assurdo indicarne una giusta, l’importante è fare un tentativo non rigettando come inutili stranezze i ‘neologismi’ che riguardano le nuove identità di genere.

Attraverso la cultura e l’esperienza, le parole e il loro significato possono così essere modificate dall’uso che se ne fa ed evolvere nel tempo. Questo continuo esercizio a un uso attento e consapevole delle parole modifica l’atteggiamento di chi parla e di chi ascolta permettendo di  vivere la complessità del presente e lascia agire il linguaggio quale potente strumento di trasformazione della realtà.

I pronomi e le persone cisgender

Quando una persona cisgender, ossia che si riconosce nel genere attribuito alla nascita, esplicita il proprio pronome è un segno di forte alleanza per la comunità transgender perché normalizza le tante identità che ci circondano non relegandole in una minoranza.

Inoltre, questo piccolo gesto potrebbe portare alcune persone a riflettere sui propri lati non conformi aumentando le sfumature del genere e tra i generi.

Conclusioni

Le proposte per rendere l’italiano più inclusivo sono al vaglio della comunità dei parlanti e nell’attesa che l’evoluzione naturale del linguaggio si compia, l’esplicitazione dei pronomi non sembrerebbe una moda passeggera. Si tratta infatti di un modo per definirsi e condividere una parte di sé ben più intima della propria professione o del luogo di provenienza. Una informazione così semplice e allo stesso tempo tanto importante non può non contaminare le parole e il loro significato oltre qualsiasi forma di genere.

 

 

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